Terra di leggende il regno delle bocce – L’idolatra

Un racconto di fantasia sulla storia di Lino, il suo talento per le bocce e sul segreto che custodiva nel ripostiglio

Generico 25 Mar 2024

Aveva iniziato abbastanza presto a giocare alle bocce, intorno ai 15 anni o giù di lì, prima guardando con curiosità i “grandi”, poi, attratto dalle dinamiche delle contese, facendo crescere il desiderio di cimentarsi, infine attendendo che i campi si liberassero per tentare d’imitare i gesti e le movenze degli interpreti quotidiani.

Era nato così, gradualmente, l’interesse per le bocce, in seguito trasformatosi in passione, in Lino, ragazzone di un piccolo paese del Lago Maggiore, sponda lombarda, impegnato soprattutto nello studio, dato che in famiglia erano stati categorici: “Se studi e vai bene prosegui, altrimenti a tirare la lima!”.

Prima la licenza liceale, quindi l’Università, facoltà d’ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, corso di laurea difficile con la pletora di esami, scritti e orali sovente insieme, da sostenere: non era per niente semplice alzarsi all’alba, arrivare a Laveno, prendere il treno alle Ferrovie Nord e, a conclusione del peregrinare, i mezzi pubblici milanesi, sempre gremiti all’inverosimile nelle ore di punta. Perciò non è che ci fosse tanto tempo da dedicare al suo amore sportivo, tuttavia con un briciolo di organizzazione gli spazi riusciva a scovarli e, siccome aveva talento, cominciò a conseguire alcuni risultati positivi che lo invogliarono ulteriormente a proseguire in attesa del sospirato dottorato. Ma, una volta laureato e trovato subito l’impiego, le speranze di poter disporre di qualche ora in più per allenarsi dovevano essere subito deluse, visto che la sua ditta lo destinò a eseguire sistematici controlli negli stabilimenti di produzione, talvolta anche all’estero.

Era sicuramente dotato per il suo amato sport, specialmente le bocciate, sia di raffa che di volo, gli uscivano quasi senza doversi concentrare eccessivamente, i gesti erano naturali, la coordinazione perfetta, eseguita con eleganza senza alcuna sbavatura nell’armonia dell’esecuzione, e l’accosto, parimenti, sgorgava come acqua di sorgente, senza turbolenze, la boccia era quasi accarezzata, in movenze calibrate che la portavano ad avvicinarsi alla meta anelata con costanza quasi inattesa. Chi assisteva alle sue imprese e conosceva un poco il suo vissuto, gli domandava come facesse, al che Lino sorrideva con atteggiamento enigmatico senza rispondere, glissava semplicemente.

Aveva un segreto che custodiva tenacemente. Durante una breve vacanza a Parigi non mancò di visitare il museo del Louvre e lì s’imbatté nella scultura Nike di Samotracia, dalla quale rimase affascinato, tanto da acquistarne una copia in legno alta una trentina di centimetri, come ricordo della visita al celebre museo. Al ritorno nella sua casa, volle approfondire ogni dettaglio inerente alla scultura, attribuita a Pitocrito alla fine del secondo secolo avanti Cristo, la sua adorazione come dea della vittoria presso il popolo greco e la sua identificazione presso i romani con la dea Victoria.

L’opera d’arte e il suo apparentamento con il successo ebbe facile presa su Lino che creò una specie di altarino in un piccolo locale adibito a ripostiglio, con una minuscola piattaforma sulla quale non mancavano mai un paio di lumini celebrativi. Ormai era invalsa l’abitudine di soffermarsi davanti all’effige di Nike – la chiamava ostinatamente Victoria poiché non amava la sua identificazione con la nota azienda di articoli sportivi –, di trascorrere qualche minuto in assoluta concentrazione, prima di avviarsi verso qualsiasi competizione di bocce lo attendesse, fosse una semplice gara regionale oppure una gara elite, nella quale doveva misurarsi con i fuoriclasse di rito. E spesso la vittoria gli arrideva e Lino l’attribuiva alla sua preziosa Nike/Victoria celata nello sgabuzzino.

Un giorno c’era in programma una gara nazionale elite presso l’Arcos di Castel Mella in provincia di Brescia e Lino si trovò, nel tardo pomeriggio, brillantemente in semifinale. Dopo le prime schermaglie che lo vedevano in vantaggio, seppure di poco, fu necessario eseguire una bocciata di volo, essendo la boccia dell’avversaria nascosta dietro il pallino: breve rincorsa, solita armonica gestualità e… incredibile inciampo di piede contro gamba con sgraziato ruzzolone in mezzo al campo. Stupore collettivo, profondo disagio del Lino che non connetteva più e rapida sconfitta.

Mestamente raccolse le bocce, svestì la divisa riponendola con cura nella sacca e… squillo del cellulare. Lino meccanicamente rispose alla chiamata della moglie: “Lino è successo un disastro, la villetta ha preso fuoco, ci sono i pompieri, per fortuna sembra sia andato distrutto solo un angolo della casa, sai la zona dove c’è il ripostiglio …”.

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Pubblicato il 30 Marzo 2024
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