Il primario di chirurgia Benevento lascia l’ospedale di Gallarate: “Non rientro nei piani di questa direzione”

Dal primo luglio, il primario lascia il reparto che ha diretto per 15 anni. Parla con rammarico del declino del Sant'Antonio e delle potenzialità legaTe all'ospedale unico

angelo benevento

Ultimi giorni di lavoro all’ospedale di Gallarate per il professor Angelo Benevento. Direttore del Dipartimento di chirurgia da 12 anni e di struttura complessa da 15 ha deciso di anticipare di un anno il suo ritiro: « Avevo chiesto la proroga fino ai 70 anni ma questa direzione, appena insediata a gennaio, mi ha comunicato che non mi avrebbe rinnovato la direzione del Dipartimento. Un messaggio preciso: hanno altri piani in mente e io non ne faccio parte. Non me lo aspettavo dopo tanti anni di risultati raggiunti, ma ho capito che devo lasciare».

CARENZA DI CHIRURGHI

Dal primo luglio il primario sarà in pensione e l’ospedale perderà parte della squadra: « Attualmente lavorano in equipe due specializzandi molto bravi grazie alla convenzione stipulata con l’Università di Milano. Quell’accordo verrà meno con il mio pensionamento. Un chirurgo ha vinto il concorso alla Sette Laghi e lascerà in settembre, un altro andrà in pensione. Il mio aiuto è anche lui in età pensionabile. La situazione dei chirurghi in azienda non  è ottimale: a Busto ne mancano 5, a Saronno 7. Sono stati fatti dei concorsi, ma hanno portato a tre innesti di specialisti mentre gli altri sono specializzandi, che non si sa mai se accettano. Il problema all’ospedale di Gallarate è che i chirurgi, così come gli internisti e i neurologi, devono coprire anche i turni di pronto soccorso: circa 20 notti al mese. È una situazione che penalizza l’attività di reparto: le prestazioni di PS sono pagate extra ma vengono realizzate fuori dal proprio orario di lavoro. Se uno fa 12 ore in pronto soccorso non può operare la mattina successiva…».

LA FUGA DEI MEDICI

Lo svuotamento dell’ospedale di Gallarate è un problema che il professo Benevento vive con rammarico: « Io sono il quinto direttore di Struttura Complessa che se ne va da Gallarate negli ultimi mesi – riflette il chirurgo – Ha lasciato per raggiunti limiti di età il primario di neurologia, quello di ginecologia. Il pediatra e il gastroenterologo hanno invece trovato altre opportunità.  La cardiologia, dopo che il primario Caico è andato in pensione, ha perso tutto il  personale: credo che oggi lavori solo uno strutturato. Buona parte del lavoro è affidato alle cooperative che ancora sono presenti grazie a residui di contratti precedenti al divieto deciso dall’assessore Bertolaso. Ciò avviene in cardiologia, in pediatria, in pronto soccorso. La Radiologia ha personale medico molto ridotto e questo si riflette pesantemente sull’attività della Breast Unit aziendale presente in Chirurgia a Gallarate».

DOPO IL COVID LA CHIRURGIA DI GALLARATE NON SI È PIÙ RIPRESA

Da dopo il covid la chirurgia dell’ospedale di Gallarate non si è più ripresa: « Il mio dipartimento nel 2019, quindi l’ultimo anno normale prima della pandemia, fatturava circa 50 milioni di euro che erano circa il 10 per cento di tutto il fatturato dell’azienda, attorno ai 480 milioni di euro. Dopo il covid il fatturato è sceso a 20/23 milioni. Purtroppo la carenza di anestesisti in azienda, con l’ospedale di Saronno in grossa difficoltà e la decisione di far ruotare tutti gli specialisti su Saronno, ha indotto molti medici ad andarsene. Poi il progressivo impoverimento del Sant’Antonio: via i radiologi, via gli endoscopisti, a poco a poco si è persa la casistica. In questo periodo la gastroenterologia è coperta con un turno alla settimana da uno strutturato che viene da Busto e da uno rientrato dalla pensione  che fa un altro turno settimanale: non c’è la normale collaborazione multidisciplinare e l’attività chirurgica è diventata  di basso medio livello o in urgenza proveniente dal PS».

L’OPPORTUNITÀ DELL’OSPEDALE UNICO

« Io lascio un reparto che è un vero gioiello. Ristrutturato poco prima del covid, ha personale infermieristico molto qualificato. Abbiamo 20 letti e ne ho dovuti chiudere 6 per carenza di personale. Non tutti sono occupati da pazienti chirurgici: accogliamo anche degenti provenienti dal PS. Chi verrà dopo di me avrà il compito di rilanciare la chirurgia di Gallarate. Secondo me è un’ottima scelta quella del presidio unico. Oggi questo ospedale così come quello di Busto è superato, vecchio come concezione e come servizi alberghieri. Ben venga un polo unico, moderno e dotato delle migliori tecnologie. Forse, si sarebbe potuto portare avanti il progetto senza penalizzare l’attività esistente: sappiamo che i tempi di questi progetti sono lunghi e, forse, l’errore di iniziare subito ad accorpare reparti e personale ha nuociuto alla tenuta del sistema. D’altra parte, dal 2016 è il terzo direttore generale che arriva: i tempi sono troppo stretti per permettere di avviare progetti di lungo respiro. I manager non hanno nemmeno il tempo di conoscere bene l’ambiente che già devono andarsene».

LA TECNOLOGIA HA CAMBIATO LA CHIRURGIA

La storia chirurgica del professor Benevento è iniziata al Policlinico per proseguire a Varese dal 1988: « Facevo parte della squadra chirurgica del professor Renzo Dionigi, una delle migliori in Italia e anche in Europa. Avevamo creato una scuola di specialità di altissimo livello. Tra i miei allievi ricordo il professor Luigi Boni, che oggi dirige la chirurgia del Policlinico ed è uno dei massimi esperti di chirurgia laparoscopica. Anche il dottor Stefano Rausei è cresciuto in quella scuola. Poi, scelte particolari del reparto mi hanno indotto ad andarmene e sono arrivato a Gallarate nel 2010. Al mio arrivo, c’era qualche tensione dovuta all’accorpamento di due reparti: nel giro di un paio d’anni, però,  questa chirurgia ha  raggiunto livelli elevati anche perchè c’erano professionisti di altre specialità molto capaci e si lavorava di squadra in modo multidisciplinare. Sono stato tra i primi a operare in laparoscopia, una tecnica che ha rivoluzionato il modo di lavorare dei chirurghi ma, soprattutto, la qualità di convalescenza e di ripresa dei pazienti. La tecnologia ha profondamente innovato la chirurgia migliorandola, sia nei risultati, sia nella precisione, sia nella sicurezza. Permette enormi vantaggi anche dal punto di vista della formazione perchè gli specializzandi in sala vedono nello schermo tutte le fasi mentre, mentre, ai miei tempi, si doveva allungare il collo per sbirciare il tavolo operatorio. Ora c’è la chirurgia robotica con la precisione millimetrica e una visuale dettagliatissima. In verità, oggi la radiologia, l’endoscopia sono destinate a togliere almeno il 50% del lavoro ai chirurghi. La stessa Oncologia Medica, per fortuna,  ci “ruba”  pazienti grazie alle terapie monoclonali che sostituiscono le chemioterapie. La terapia diventa precoce e più mirata: questa è la strada».

Il professor Angelo Benevento si appresta ad appender  il camice al chiodo”: « Non sarei così sicuro. Ora mi prendo una pausa. A settembre vedrò cosa fare. Sono un chirurgo, però, ho bisogno della sala operatoria. Mi guarderò in giro…».

L’Asst Valle Olona ha già emesso il bando per trovare il suo successore. Il futuro si sta per scrivere.

Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it

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Pubblicato il 23 Giugno 2024
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