In pensione Nadia Bianchi, per 31 anni “prof” e vicepreside del liceo Ferraris di Varese
Le ultime immagini la ritraggono tra i campioni della Varese School Cup a Mestre. Arrivata in via Sorrisole nel 1993, racconta i momenti belli e quelli difficili di un'esperienza che rifarebbe a occhi chiusi

Sta completando gli scrutini e si prepara a seguire come membro interno l’esame di maturità. Sono, però, gli ultimi scrutini e sarà l’ultimo esame di stato per Nadia Bianchi, docente di educazione fisica del liceo Ferraris di Varese, per nove anni vicepreside. La scorsa settimana, colleghi e alunni le hanno fatto una sorpresa, una festa in palestra, l’ambiente dove ha trascorso “42 anni, 10 mesi e 29 giorni della sua vita”.
« Son arrivata al liceo scientifico per caso – ricorda la prof.ssa Bianchi – ero perdente posto e questa scuola era tra le ultime delle mie preferenze. Invece sono rimasta. 31 anni in via Sorrisole negli spazi della palestra dove ho visto passare diverse generazione di ragazzi e ragazze».
Se potesse tornare indietro rifarebbe la stessa scelta lavorativa?
Senza alcun dubbio. È un lavoro che ti mette a contato con i ragazzi, che ti imprime un’energia unica. È un’esperienza che si rinnova ogni giorno con mille stimoli diversi. Credo di essere anche stata fortunata: non ho mai avuto problemi con gli studenti. Sempre ragazzi bravi, rispettosi, educati e questo vuol dire tanto quando devi costruire una relazione e un rapporto reciproco di stima.
Ma oggi i ragazzi sono davvero diversi rispetto al passato?
Si. Penso che i ragazzi oggi pretendano tutto e subito. Hanno fretta, vogliono risultati immediati possibilmente senza troppa fatica. Questo comporta un approccio diverso anche da parte dei docenti. Poi c’è la dipendenza dalla tecnologia che è quasi totale. Fanno fatica a fare gruppo, a relazionarsi tra loro. I rapporti sono sempre mediati dal cellulare. I professori escogitano mille soluzioni per evitare questo isolamento: ogni settimana cambiano i posti in aula, i compagni di banco. Ma sono tutti tentativi che si scontrano con il loro modo di essere.
Anche il lavoro di insegnante è cambiato?
Si, ci sono così tante attività collaterali da svolgere: l’orientamento, il PCTO, l’educazione civica… Tutto sempre nelle 27 o 30 ore settimanali. Ma non ci può stare e qualcosa inevitabilmente salta. Ti ritrovi a fine anno che nella tua disciplina hai inevitabilmente dei buchi. La quantità di compiti da svolgere è tale che l’insegnamento diventa una parte del tuo monte ore. Quando ero vicepreside, andare in palestra era occasionale. Io mi preparavo la lezione sempre e comunque perchè lo ritenevo il mio dovere. Anche se poi il programma, all’ultimo, saltava spesso per mille motivi, nel mio caso soprattutto a causa degli spazi. Oggi il problema della palestra è difficile. Con il liceo sportivo siamo sempre alla ricerca di situazioni per dare ai nostri ragazzi l’offerta migliore. Nel corso dell’anno abbiamo anche usato la palestra della vicina scuola Violetti e anche quella della primaria Locatelli, abbastanza distante dal Ferraris.

La conclusione di questo ultimo anno è stata esaltante
Si ho vissuto emozioni uniche. Credo che solo lo sport ti permetta di vivere sentimenti così profondi. La finale a Varese della School Cup di basket e poi la vittoria a Mestre sono stati momenti unici. I ragazzi sono stati bravissimi, il merito va tutto a loro. Ma è stato bello condividere l’esperienza. Nell’ultima partita quella a Mestre, abbiamo anche sperimentato quintetti inediti: prima tutti i più giovani, quelli che continueranno l’avventura, e nell’ultimo quarto i ragazzi di quinta, per la conclusione di un percorso. È stato emozionante.
Ma anche la settimana di soggiorno studio con la mia terza dello sportivo a Riva del Garda è indimenticabile, ho trascorso con i ragazzi giornate bellissime.
Ora la maturità e poi?
E poi non so. Vorrei continuare a dare una mano in ambito sportivo, ma devo ancora capire in che modo. Sono arrivata a fine carriera e inizio una nuova fase della mia vita. Voglio anche impegnarmi in qualche attività di volontariato…

Cosa le mancherà?
I ragazzi. Il rapporto con loro, ciò che costruisci e che rimane nel tempo è un riconoscimento che gratifica tantissimo. Ho visto tanti giovani ritornare al loro ex liceo, anche da professionisti affermati, perchè hanno voglia di salutarti, di scambiare ancora due chiacchiere. Ed è bellissimo.
I momenti difficili?
Ce ne sono stati parecchi. Molte perdite dolorose tra colleghi e studenti scomparsi prematuramente o tragicamente. Esperienze difficili da accettare. Poi un anno molto duro a causa di una direzione davvero problematica ma che ha avuto il merito di unirci come colleghi.
Cosa le hanno detto i suoi studenti?
Sono stati davvero carini. Mi hanno fatto un enorme cartellone con i loro volti e tutte le frasi che io continuo a ripetere, che fanno parte del mio repertorio. E in grande la parola grazie.
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