Rinviata a giudizio l’ex Presidente della Camera Irene Pivetti. A Busto Arsizio il processo sulla truffa delle mascherine
Il processo per l'ex leghista prenderà il via in autunno. Insieme ad altre sette persone dovrà rispondere ipotesi di reato legati all'importazione di mascherine scadenti dalla Cina. Un'affare da 35 milioni di euro in piena pandemia

Saranno i giudici del dibattimento del Tribunale di Busto Arsizio a decidere se l’ex presidente della Camera Irene Pivetti, la figlia, il genero, l’imprenditore Luciano Mega e i collaboratori sono da giudicare colpevoli o innocenti.
Il giudice per l’udienza preliminare Anna Giorgetti ha disposto il rinvio a giudizio per tutti e otto i protagonisti dell’inchiesta della Procura di Busto Arsizio che ipotizza una maxi truffa allo Stato per l’affare delle mascherine importate dalla Cina durante la pandemia.
I reati contestati dal pm Ciro Caramore vanno dalla frode in forniture pubbliche, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio, contrabbando aggravato e bancarotta fraudolenta per un valore complessivo di 35 milioni di euro ricevuti a seguito di una procedura d’emergenza della Protezione Civile. La Pivetti, insieme all’imprenditore, avrebbe importato mascherine per 10 milioni di euro di qualità scadente, praticamente inutilizzabili, con falso marchio CE. Novantadue i capi di imputazione individuati nella richiesta di rinvio a giudizio.
I legali degli imputati hanno sostenuto, nelle varie udienze, la competenza territoriale che però il giudice ha rigettato, accogliendo anche le 13 parti civili costituite tra le quali lo Stato e una lunga serie di enti territoriali sanitari e privati. Il processo prenderà il via il 21 novembre.
Due giorni fa, per lei, è arrivata anche la richiesta di condanna a 4 anni dalla Procura di Milano per per evasione fiscale e autoriciclaggio nell’ambito di operazioni commerciali nel settore delle auto di lusso, risalenti al 2016 e del valore di circa 10 milioni di euro.
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