“Chiudiamo per colpa della pista ciclabile”. Una delle ultime macellerie di Busto Arsizio abbassa la claire
La macelleria Rossi di via Ferrini ha chiuso definitivamente dopo sette mesi in perdita a causa della mancanza di parcheggi: "Avevamo chiesto di lasciarne due davanti al negozio ma non ci hanno ascoltati"

«La macelleria Rossi, dopo 25 anni di attività, è costretta a chiudere e cessa di esistere. Per questo si ringrazia l’amministrazione comunale e in particolare il responsabile della viabilità. Un grazie vero e sentito a tutta la clientela».
Nessuno ci ha ascoltati mentre realizzavano la pista ciclabile
Con questo messaggio affisso sulla claire abbassata Fabrizio Rossi, titolare dell’unico negozio di alimentari di via Ferrini che è una delle ultime macellerie di Busto Arsizio, saluta tutti e definisce il responsabile di quanto accaduto: «La pista ciclabile e l’incapacità di ascolto da parte di chi l’ha realizzata. Chiedevo solo un parcheggio, non mi è stato concesso. Addio».
Ventimila euro di fatturato persi in 7 mesi
Tra rabbia e rassegnazione insieme al fratello ci racconta di come il fatturato sia calato del 50%, mentre svuota e smonta il riusultato delle fatiche di una vita: «Da novembre ad oggi abbiamo perso 20 mila euro di fatturato. Non voglio rimetterci altri soldi e ho deciso di lasciar perdere. Ho provato a chiedere all’assessore alla Viabilità di spostare il parcheggio, è anche venuto qui di persona, ho tirato in ballo l’associazione commercianti con Francesco Dallo ma non c’è stato niente da fare».
Erano sopravvissuti all’avvento dei supermercati
Fabrizio, insieme al fratello Alberto, aveva aperto l’attività nel 1999 ed erano riusciti a far fronte anche all’apertura dell’Esselunga di Castellanza che aveva portato via un po’ di clienti: «Ho investito 25 mila euro in macchine per offrire anche una parte di gastronomia ed eravamo riusciti a sopravvivere. Sono bastate 4 righe colorate per terra per farci chiudere definitivamente» – commenta amaramente Fabrizio.
Una vita dedicata alla macelleria
La loro è una storia lavorativa legata a doppio filo all’arte delle macelleria: «Abbiamo iniziato a lavorare entrambi al macello comunale di via Pepe quando a Busto c’erano ancora 80 negozi, poi abbiamo lavorato per le macellerie e infine abbiamo coronato il nostro sogno di aprirne una nostra. Gli affari andavano bene e il nostro banco era sempre super fornito».
Con tre anni di anticipo, poichè l’intenzione era di arrivare al 2028 e cioè alla scadenza del contratto di locazione, hanno deciso di chiudere definitivamente: «Brutto che la nostra storia finisca così. Sarebbe bastato ascoltare le nostre esigenze, molto semplici, ma qualcuno ha preferito tapparsi le orecchie».
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