Estate nel Varesotto

Montegrino Valtravaglia paese di incisioni rupestri, dipinti e panorami

Paese di circa 1500 abitanti offre un ventaglio di proposte artistiche, culturali ma anche itinerari in mezzo alla natura. Sorge a metà costa del monte Sette Termini chiamato così perchè era condiviso daa sette paesi

Montegrino Valtravaglia tour 2022 luoghi

Montegrino Valtravaglia è un comune di circa 1500 abitanti. Situato sul versante meridionale del monte Sette Termini a circa 525 metri sul livello del mare, si raggiunge percorrendo la Strada Statale 394 poi all’altezza di Grantola si sale lungo la via del Bosco.

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LE VIUZZE STRETTE ATTORNO A PIAZZA DANTE GIRANI

Il paese si sviluppa attorno alla piazza Dante Girani (dedicata ad un giovane partigiano assassinato dai nazifascisti durante la Resistenza) dove troviamo la chiesa di San Rocco, il protettore degli appestati, davanti alla quale si innalza la “Crocetta”, monumento ex voto, eretta dagli abitanti del paese dopo la fine di una spaventosa epidemia di peste (probabilmente dovrebbe trattarsi di quella del 1630). Da notare le pregevoli cancellate in ferro battuto.

Caratteristica del centro sono le strette viuzze, che si aprono tra case addossate l’una all’altra. A una delle estremità del paese sorge il Teatro Sociale, già proprietà dei conti Biandrà di Reaglie, ricordato da Piero Chiara nel romanzo “Il Pretore di Cuvio”. A poca distanza dall’abitato si trova la chiesa di S. Ambrogio, edificio medioevale di un certo interesse.

A Montegrino Valtravaglia nacque, agli inizi del XIX secolo, l’insigne pittore Giovanni Carnovali detto il “Piccio”.

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Le incisioni rupestri

Lungo la strada provinciale 23 che conduce ai Sette Termini, in prossimità del laghetto, si trova il masso-altare, un banco di roccia di notevoli dimensioni, dalla forma che ricorda quella di una piramide tronca.

Sulla parte culminante, che guarda verso valle, c’è la prima incisione, una figura d’uomo dalle grandi mani aperte; verso di lei sembrano protendersi altre due figure. Sulla superficie quasi piana del masso-altare, spostate sulla destra, si trovano le coppelle, poste a gruppi di quattro sovrapposti; nella parte posteriore, collocate in posizione parallela, vi sono altre due coppelle, ai lati di due incisioni a forma di croce con piedi biforcuti.

La figura a forma di uomo ha notevoli dimensioni (52 x 68 cm); ha le mani aperte, unite tra loro da una linea continua, il corpo è appena accennato.

Le coppelle sono indubbiamente un indice di sacralità; i molteplici significati sono comunque connessi alla procreazione e alla fertilità; la loro forma ricorda quella del sole, al quale è legata la vita.

Le caratteristiche delle incisioni, in cui i simboli sono ordinati scenicamente, fanno propendere per una loro collocazione alla seconda metà del I millennio a.C.; in ultima analisi, le incisioni del masso altare dovrebbero risalire all’ultima età del ferro.
Per la visita del masso altare, contattare la Pro-Loco di Montegrino

Dipinti nelle vie di Montegrino

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Il dipinto è situato a Bonera, in P.zza Marco Formentini, sopra uno stupendo arco di un’abitazione, e si sviluppa fino alla banchina della gronda. Le dimensioni sono di m 2,60 per 2,40. L’affresco, in discreto stato di conservazione, raffigura una straordinaria crocifissione, con Cristo, S. Pietro e la Giustizia. Sulla sinistra è presente una scritta ancora leggibile, anche se con difficoltà; parte integrante del dipinto è la cornice architettonica, rappresentante due colonne con arcata. Si nota anche la presenza dello stemma della famiglia Formentini.

Sulla facciata est di un’abitazione di Bosco Valtravaglia, sopra il portone, ad un’altezza di m 2,40 è posto un affresco dalle dimensioni di m 1,50 per 2,20; è raffigurata l’adorazione dei Re Magi, che recano doni al Bambino e alla Madonna, attorniati da 13 figure umane. È da notare che il piede destro di Maria è stato dipinto come se fosse il sinistro. Il dipinto risale probabilmente al ‘700; a differenza di altri affreschi, le figure non sono statiche, ma si ha l’impressione del movimento, suggerito dall’agitarsi delle mani in primo piano. È riscontrabile la tecnica «a graffito».

A Castendallo, sopra il portale d’ingresso di un’abitazione in Via Nuova, ad un’altezza di m 3,10, si trova in nicchia un affresco che raffigura la Madonna del Rosario, con a destra S. Antonio e a sinistra un angelo. Il dipinto, in buono stato di conservazione, è caratterizzato da uno stile figurativo pregevole e ha le dimensioni di m 1,20 per 1. È, purtroppo, attraversato da una crepa.

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Le Frazioni

Bonera e Ostino

Sono due piccole frazioni che si trovano sulle pendici del monte Sette Termini. Sono raggiungibili da Montegrino prendendo la S.P. 23 dir che conduce a Bosco; giunti davanti alla chiesa di S. Ambrogio, svoltare a sinistra e al bivio successivo prendere nuovamente a sinistra.

Il primo centro che si raggiunge è Ostino, chiamata anche Bonera Inferiore; proseguendo si giunge a Bonera, nella quale si trova la chiesa di S. Antonio. Sempre nello stesso centro abitato si trovava la residenza dei conti Biandrà di Reaglie, già proprietari del Teatro di Montegrino Valtravaglia. La nobile famiglia Formentini, alla quale appartenne lo storico ed economista ottocentesco Marco Formentini, si stabilì a Bonera nella seconda metà del XVI sec., dopo aver abbandonato il Friuli.

Bosco Valtravaglia

Bosco sorge a 430 m s.l.m., a 2 km da Montegrino ed è raggiungibile grazie alla SP 23 dir, che conduce a Grantola; frazione più popolosa ed importante, fu comune autonomo e, dopo la costituzione in epoca fascista del comune di Montegrino Valtravaglia, ha ospitato la sede comunale fino agli anni Cinquanta; la casa comunale si trovava nella “Casa del Popolo”.
Fino al XVI secolo si chiamava Bosco Visconti, come testimoniato da una lettera di Gerolamo Politi indirizzata all’arcivescovo Carlo Borromeo, del resto, proprio a Bosco un affresco raffigurante la Madonna che si trova all’esterno di un’abitazione tra via Roma e via Zenoni è sormontato da uno stemma col biscione visconteo.

Nei primi giorni di agosto di ogni anno vi si svolge la Festa Paesana. Soprattutto nelle vie del centro, le abitazioni conservano caratteristiche della tecnica costruttiva tradizionale.

Un’interessante testimonianza della genuina e sincera religiosità popolare è la presenza di cappelline ed affreschi nel centro abitato e nelle immediate vicinanze; particolarmente suggestiva la processione, che si snoda attraverso le strette vie del centro abitato. La chiesa di S. Maria Annunciata merita una visita, ospitando lo straordinario ed unico presepe di radici, vera e propria opera d’arte di Fermo Formentini. Gli affreschi all’esterno dell’edificio sacro, che hanno per soggetto la Via Crucis, versano purtroppo in cattivo stato di conservazione.

Bosco ha dato i natali allo storico ed economista ottocentesco Marco Formentini e al pittore Massimo “Antime” Parietti, ancora in attività. Nelle vicinanze del centro abitato, all’inizio del XIX secolo, furono rinvenute delle sepolture d’epoca romana, unitamente ad una moneta bizantina dell’imperatore Anastasio I

Castendallo e Sciorbagno

sorgono lungo la strada che si diparte dalla S.P. 23 davanti alla chiesa di S. Ambrogio e che conduce a Bosco e a Cugliate-Fabiasco. Il primo centro che si raggiunge è Sciorbagno, dalle minuscole dimensioni, ma che conserva qualche angolo suggestivo.

Il nome di Castendallo non ha alcun rapporto con “castello”, ma sembra derivare da “castanea”, cioè dal nome del castagno, la cui presenza nel territorio è tuttora notevole e che nei secoli scorsi forniva il prezioso frutto per l’alimentazione umana (tra l’altro, la farina di castagne era alla base del mac, il piatto tipico della zona). La prima menzione del paese si ha nel 1350. Castendallo beneficia di una posizione straordinariamente favorevole, lungo il dolce pendio del monte Sette Termini e gode di molte ore di sole. Il piccolo centro abitato presenta le caratteristiche tipiche di ogni paese di montagna, con vie strette e abitazioni addossate l’une alle altre.

Nel centro abitato si trova la piccola ma suggestiva chiesa di San Gallo, risalente al periodo medioevale e comunque già esistente nel XIII secolo, in quanto espressamente menzionata nel Liber Notitiae di Goffredo da Bussero, nel quale l’autore elenca tutti gli edifici sacri allora presenti nel territorio della diocesi di Milano.

Sotto il banco roccioso che ospita la chiesa di S. Martino e lungo il torrente Margorabbia, si trovano Sorti, Cucco, Molino d’Anna e Riviera. Sono raggiungibili prendendo la strada per Luino e girando a sinistra appena prima di giungere a Voldomino. Riviera ospita la piccola ma graziosa chiesa di S. Provino, recentemente abbellita da affreschi.

Molino d’Anna conserva in buone condizioni la bella stazione della tramvia che collegava Luino con Varese, soppressa, purtroppo, negli anni Cinquanta.

Le Cappelline

Camminando per le strade dei paesi è facile imbattersi in una di esse, meritevole in ogni caso di una sosta e di una visita per apprezzarne la bellezza.

Cappella Madonna col Bambino

La cappella, con tetto a due falde, sorge all’incrocio tra la strada comunale di Fabiasco e quella di Castendallo; è affrescata con l’immagine della Madonna col Bambino. Il dipinto, restaurato negli anni Ottanta, permette di ammirare la raffinatezza dei parte dei volti e delle mani, a testimonianza dell’originale buona fattura dell’esecuzione.

È interessante notare come lo sguardo della Madonna sembri seguire il viandante in qualsiasi direzione esso si diriga; sui sostegni laterali della cappella, probabilmente in epoca posteriore, sono stati raffigurati due angeli. Nel passato la cappella era meta delle tradizionali processioni rogatorie.

Cappella Madonna di Caravaggio

Nella località “Paradis di Can” (chiamata anche “Ca di Can”), presso la mulattiera che conduce a Riviera, si trova una cappella che si differenzia dalle altre per la presenza di un porticato sulla facciata. I muri sono in pietra, come pure i pilastri del porticato; il tetto è invece coperto a coppi, posti su un’armatura di legno. La parte interna è pavimentata con mattonelle, mentre sotto il portico si trovano delle grosse beole. Sopra l’altare principale è collocata l’effige della Madonna di Caravaggio. Sulla parete a destra è ben conservata la figura di un sacerdote davanti all’altare, rappresentante S. Carlo, opera del pittore F. Parietti e datato 1860; anche il soffitto a volta è affrescato con le immagini del Padre e di Cristo.

Sette Termini

La montagna deve la propria denominazione alla presenza, in passato, di sette macigni che segnavano i limiti delle aree spettanti a sette comunità dell’Alto Varesotto: Cugliate, Fabiasco, Arbizzo, Viconago, Montegrino, Bosco e Cremenaga. Le pietre che segnavano i confini (“termini”) si trovavano nel Piano della Nave e delimitavano le aree su cui ogni comunità esercitava il diritto di pascolo e di sfruttamento del legname

Solo i Montegrinesi chiamano il monte “I Bedrun” (da “bederoni”, ovvero “grandi bedere”, in altre parole grandi betulle), perché in seguito alla divisione della montagna avvenuta nella seconda metà del Settecento ad opera di un non meglio specificato duca Litta, al loro paese era toccata la sommità, sulla quale si trovano, oggi come allora, dei grandi esemplari di betulle.

Il monte Sette Termini si eleva fino a 972 m s.l.m. e sulle sue pendici meridionali sorge Montegrino Valtravaglia. E’ raggiungibile dal paese prendendo la S.P. 23, che conduce appunto alla sommità del monte; una salita più agevole è possibile dal vicino centro di Cugliate-Fabiasco.

Un motivo di interesse è la presenza del complesso delle fortificazioni facenti parte della linea Cadorna, costruita durante la Prima Guerra Mondiale. Estremamente piacevoli e rilassanti sono le escursioni con partenza dal paese, possibili grazie alla strada militare, ora in gran parte asfaltata e chiamata Via Cadorna, e ai Sentieri degli Alpini, tutti segnalati; da ricordare anche il Percorso Vita, che si snoda nel verde dei boschi.

Il laghetto Montegrino Valtravaglia

A breve distanza dal paese si trova il laghetto,  un piccolo specchio d’acqua che ospita germani e diverse specie di fiori acquatici, tra le quali le ninfee. Particolarmente interessante, in prossimità del laghetto, è la presenza delle incisioni rupestri del masso-altare, risalenti all’ultima età del ferro.

(fonte : Comune di Montegrino Valtravaglia)

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Pubblicato il 23 Luglio 2024
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