La mafia inizia dall’omertà: Fiammetta Borsellino a colloquio con gli studenti di Gallarate e Ferno
La figlia del magistrato ucciso da cosa nostra ha incontrato ragazze e ragazzi dei Licei dei Tigli e delle medie Ferno e San Macario. Una testimonianza che ha guardato proprio al ruolo dei giovani nel contrasto alle mafie

L’auditorium della sede di Licei di Viale dei Tigli è gremito di studenti del 4° e 5° anno. Le classi terze sono collegate da remoto e anche gli studenti delle scuole superiori di primo grado delle vicine Ferno e San Macario sono sintonizzati e pronti a seguire l’incontro in streaming. Tra le prime file dell’atrio presenti anche il primo cittadino di Gallarate Andrea Cassani, accompagnato dall’assessora alla cultura Claudia Mazzetti, insieme ad alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine. Tutti stanno aspettando la dottoressa Fiammetta Borsellino, figlia del noto magistrato ucciso dalla mafia.
L’evento, che si colloca all’interno del progetto di educazione alla cittadinanza e alla Costituzione “Testimone di legalità”, è introdotto dai liceali Emma D’Amore, Margherita Gavina, Valentina Grosset e Benedetto Palmieri. Accompagnati da Rebecca Caputo al piano, con le loro parole portano il pubblico tra le pagine di “Paolo sono. Il taccuino immaginario di Paolo Borsellino” di Alex Corlazzoli. Un inizio ricco di emozioni precede l’intervento della dirigente scolastica, Nicoletta Danese, che augura ai suoi studenti di perseguire i valori a cui ogni istituto aspira, pur riconoscendo la sfida di mantenerli saldi. Ricorda ai suoi ragazzi la storia dell’ospite, sottolineando che «nascere come figlia di un uomo che ha fatto la storia è un onere e un onore», evidenziando così la responsabilità di continuare a vivere i valori trasmessi dai genitori.
È poi la volta di Fiammetta Borsellino: sottolinea che l’importanza dell’incontro non risiede tanto nell’evento in sé, quanto nel fatto che il percorso degli studenti venga arricchito da testimonianze significative. Questo momento non è finale, ma rappresenta un anello in un percorso di vita che prosegue anche dopo. Coltivare sentimenti di amore e legalità per costruire una società migliore richiede costanza; non si può risolvere tutto in un solo incontro. Inoltre, l’ospite ringrazia per la condivisione e la coerenza tra scuola e famiglia. La funzione educativa non risiede solo nella scuola, ma richiede il necessario contributo delle agenzie educative, delle risorse del territorio, dell’amministrazione e delle famiglie.La dottoressa Borsellino afferma che non si può delegare tutto alla giustizia; ognuno di noi deve fare la propria parte.

Dove c’è droga c’è mafia
La dottoressa dà inizio al suo intervento disegnando il volto della cosiddetta mafia. «Prima di tutto c’è una mentalità sbagliata che vede in azione violenza, prepotenza e prevaricazione. Questi atteggiamenti sono l’anticamera della cultura mafiosa. Basta avere un comportamento omissivo, farsi i fatti propri, non denunciare quando si è testimoni di qualcosa. O anche far finta che non esista il fenomeno mafioso. Oggi c’è chi dice che la mafia non esiste più perché non ci sono più le bombe. Ma dove c’è droga c’è mafia». così esordisce Fiammetta.
Segue il racconto della Sicilia come industria raffinatrice di eroina tra gli anni Settanta-Ottanta, il periodo durante il quale Cosa nostra assume la connotazione di impresa, abbandonando l’organizzazione da mafia rurale. Così lo smercio di eroina provoca morti tra i giovani, per l’ospite anch’essi morti di mafia. La dottoressa Borsellino spiega che la droga ancora oggi è il principale provente delle organizzazioni mafiose: crea dipendenza e la dipendenza determina un guadagno sicuro. Dire no alle droghe significa quindi dire no alla mafia. Fiammetta spiega che la criminalità organizzata necessita di continuità e complicità dove può fare affari e, data la presenza di comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e beni confiscati alla mafia anche nelle zone limitrofe, non è più possibile circoscrivere il fenomeno mafioso alle regioni del sud.

Per combattere l’organizzazione radicata in ogni nazione, l’ospite sostiene l’idea di Rocco Chinnici: è fondamentale coinvolgere i giovani, poiché le mafie cercano in loro consenso e manodopera, i cosiddetti soldati. È dal magistrato che il padre Paolo apprende che è importante spiegare ai ragazzi che la criminalità organizzata, come la droga, offre illusioni e poi chiede un prezzo. Per entrambi i giudici, l’istruzione è la chiave per sconfiggere le mafie: la lotta non si basa su contatti privilegiati, ma sulla conoscenza fornita dalla scuola. Una conoscenza che include diritti e doveri, e regole da rispettare non solo per evitare conseguenze negative, ma per garantire a tutti una buona vita.
«Paolo l’ha fatto pensando alle generazioni future, sapeva che non avrebbe visto nell’immediato i risultati del suo lavoro, aveva la prospettiva di cambiare la sua terra, non solo quella di Sicilia, ma anche altre regioni d’Italia».
I magistrati lasciati soli
Per l’ospite, che ripete le parole del padre, i magistrati sono morti perché lasciati soli: è mancato il sostegno delle istituzioni. «La mafia mi ucciderà quando i miei colleghi glielo permetteranno» affermò Paolo Borsellino. Antiteticamente, Fiammetta testimonia che la famiglia ha sempre appoggiato il padre, insieme hanno condiviso l’impegno accettando ciò che ne sarebbe derivato. La precarietà di quella Sicilia volenterosa di riscattarsi però non ha privato lei e i suoi fratelli di una vita da ragazzi; le rinunce sono state per la maggiore da parte dei genitori. La dottoressa ricorda le lettere di condomini che volevano allontanare la famiglia dai palazzi, ma anche grandi movimenti di solidarietà nei confronti dei magistrati e il motorino e la bicicletta che le permettevano di girare sola.
Le cento domande degli studenti
Gli studenti dei Licei di Viale dei Tigli hanno accolto con interesse la testimone tanto da avanzare più di cento domande all’ospite. Dopo una selezione da parte delle insegnanti, durante la mattinata sono stati presentati quesiti alla dottoressa Borsellino in merito alla sua vita privata e alla struttura e alla funzione della magistratura italiana, anche a seguito di recenti interventi normativi.

Fiammetta non è entrata nel merito delle questioni tecniche, in quanto le risposte trovano spazio presso i professionisti, tuttavia ha rimarcato il ruolo dell’Italia e del metodo Falcone-Borsellino come modelli ed esempi in tutti il mondo. L’ospite ha dichiarato di non aver mai considerato di lasciare quella strada, poiché ha vissuto il suo impegno come una missione di responsabilità. Non ha mai preso in considerazione alternative, vedendo in essa principalmente il bene.
Nel 2017, al termine del processo Borsellino quater, la terribile verità emersa dall’esito del procedimento ha alimentato la volontà di denuncia della figlia del magistrato, un impegno civile che si è manifestato in un momento di grande disattenzione. Della Sicilia di oggi dice: «le cose sono molte cambiate, ma mai abbassare la guardia».
Per la dottoressa nel momento in cui si smette di lavorare per la costruzione della pace tornano quelle guerre che pensavamo finite. Inoltre, le mafie sono bravissime a cambiare volto e ad adeguarsi al cambiamento sociale ed economico. «La mafia va conosciuta per poterla combattere. Questa la formula vincente del pool antimafia».
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