Gray è il re degli “airball”, Sykes a quota zero
Si salvano Librizzi e, in parte, Alviti. Il resto è deprimente: l'ala per tre volte tira senza prendere il ferro, Hands affianca errori a mancanza di leadership

AKOBUNDU-EHIOGU 4,5 – Comincia la partita dando le spalle all’attaccante nel cuore dell’area; la finisce pigliandosi una stoppata da Owens con Tariq che neppure salta. Più in difficoltà di Cassano all’esame di filologia. In omaggio, per lui, una manciata di minuti quando si è deciso che era inutile spremere Tyus.
ALVITI 5,5 – Come Librizzi – vedi sotto – dà l’impressione di capire il momento tragico e di provare una reazione, per quanto limitata. Va in doppia cifra, trova qualche dardo da lontano, ci mette un po’ di corpo in difesa. Un gigante, rispetto ad alcuni compagni, che però non sono il miglior paragone possibile.
GRAY 4 – In tanti anni non abbiamo mai visto un giocatore di Serie A chiudere una partita con tre airball (tiri che non toccano nemmeno in ferro). Gray c’è riuscito: ha segnato solo il primo tiro della partita e poi stop, basta, nulla, niente. 1/7 complessivo in 18′ per il giocatore che Mandole ha scelto come pretoriano, sacrificando Gabe Brown senza indugi. Che occhio.
TYUS 4,5 – Sarà un caso, ma nelle 2-3 volte in cui Tyus viene usato per quello che è – un pivot di stazza che conosce il gioco – Varese disegna azioni che portano a un tiro vincente. Ma, appunto, ci si ferma a quelle giocate. Regala un paio di sprazzi da giocatore vero (un anticipo-e-contropiede, una stoppatona) ma è ancora troppo in difficoltà dal punto di vista atletico, non per i chili ma per il fiato.
SYKES 4 – Zero punti, zero accelerazioni, zero idee. Al netto di una forma ampiamente da sistemare – eppure un po’ di tempo è trascorso dal suo arrivo – il nuovo playmaker gioca una partita deprimente, inconcepibile anche visti gli sprazzi positivi mostrati con Venezia.
LIBRIZZI 6 – Ancora una volta, le poche scosse all’encefalogramma piatto di Varese arrivano dal giovane capitano. Che disputa una partita comunque con alcuni pasticci, ma allo stesso tempo è il miglior marcatore e uno dei pochi con un’anima. Biancorossa, per di più.
HANDS 4 – Sbaglia spesso da lontano, sbaglia dalla media distanza, sbaglia anche uno o due appoggi da zero metri. Doveva essere il “nuovo Hanlan” o qualcosa di simile, ma non dà un briciolo di leadership alla squadra, non regala sicurezze e, ancora una volta, gestisce più lui la palla dei due playmaker. Perseverare è diabolico: vale per Hands e per chi lo dirige dalla panchina.
JOHNSON 4,5 – Un po’ di voglia in più di qualche compagno annegato nell’apatia. Sbaglia tanto ma, almeno, qualche volta all’inizio fa canestro e prova a sbattersi, Poca roba, chiaro: questa Varese talvolta fa sembrare un brocco anche lui.
Le domande dure fanno arrabbiare Mandole. “Dimissioni? Non decido a caldo”
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