Varese, ruba mentre è in trance: 32 sentenze per incapacità. “Serve una banca dati per malati psichici”
La signora soffre di una schizofrenia paranoide conclamata a seguito di perizie psichiatriche chieste nell’oramai lontano 2011 dal suo legale. “Vede la sorella morta che le chiede di prendere un bicchiere“

Ruba, sì, questo alla fine è acclarato, anche se non in termini processuali. Ma il perché, risiede in una patologia: in quel momento la donna è totalmente incapace di intendere e di volere: ragionamenti scollegati dalla realtà, convinzione di essere in un sogno. Una sorta di sonnambulismo che non va interrotto poiché se questo accade può scatenare atteggiamenti violenti.
È quello che succede a una varesina cinquantenne che ha totalizzato decine e decine di procedimenti penali per furto: vede la sorella morta che le chiede di acquistare un bicchiere per andare con la madre al mare a fare picnic sulla spiaggia.
Realtà che supera la fantasia ed esce dalle aule di giustizia sotto forma di una delle tante storie che si incontrano fra toghe e scranni, e che riveste ruolo di pubblico interesse non solo per il fatto in sé, ma per alcune particolarità dell’intero sistema. Ci sono 32 sentenze passate in giudicato che certificano l’incapacità di intendere e di volere di questa donna, che risulta imputata in altri 10 procedimenti penali analoghi.
La signora soffre di una schizofrenia paranoide conclamata a seguito di perizie psichiatriche chieste nell’oramai lontano 2011 dal suo legale, l’avvocato Nicola Giannantoni che ha spiegato in pubblica udienza più volte la situazione, che ha peraltro già prodotto due patteggiamenti risalenti oramai a diversi anni fa, quando non era ancora stata certificata la malattia congenita di cui soffre la signora. Sta di fatto che il copione dei fatti è sempre lo stesso e scatta quando la donna arriva nei pressi di determinate catene commerciali dove entra come in trance, ruba oggetti da pochi euro, cioè i bicchieri per poi uscire dal negozio.
Un problema che potrebbe venir aggirato qualora venisse realizzata una sorta di banca dati dei conclamati malati psichici, ufficio che ancor non esiste, a differenza per esempio della banca dati del DNA. Un fatto, questo, che eviterebbe un enorme dispendio di forze processuali, e di danaro, dal momento che la valutazione dell’incapacità deve di volta in volta venir certificata da perizie disposte d’ufficio dal giudice che hanno un costo di volta in volta di diverse migliaia di euro a carico dello Stato.
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