Don Alberto uomo di cultura e carità: l’omaggio di Gallarate all’animatore del Teatro delle Arti
Svelato il "totem" che, attraverso due pannelli, riporta la storia del sacerdote e quella del teatro
Un uomo, un sacerdote che sapeva unire «la bellezza e la carità», la cultura concepita come attenzione al prossimo: la figura di don Alberto Dell’Orto è da oggi ricordata in via don Minzoni, davanti al Teatro delle Arti, che ha animato per anni.
L’omaggio, curato dall’amministrazione comunale con il Centro culturale Teatro delle Arti, ha preso la forma di un “totem”: non un monumento, ma un elemento informativo, un manufatto che riporta due pannelli che raccontano la storia di don Alberto e del teatro (qui i testi dei due pannelli). Lo ha svelato il sindaco Andrea Cassani.
«Ringrazio l’amministrazione per questa iniziativa, una stele in ricordo di don Alberto ma che riporta anche la storia del teatro» ha detto monsignor Riccardo Festa, prevosto della città e parroco di Santa Maria Assunta, la parrocchia del centro che è proprietaria del teatro, costruito a fine anni Cinquanta insieme al Centro della Gioventù, sede dell’oratorio. «Voglio ricordare qui anche Ludovico Gianazza, che volle un teatro con una struttura in grado di accogliere rappresentazioni importanti, una scelta culturale significativa».

La figura di don Alberto è stata tracciata dal fratello e anche da monsignor Flavio Pace, segretario del dicastero all’unità dei cristiani. È stato proprio il prelato a ricordare che «Don Alberto aveva questa singolare unicità, tenere insieme la bellezza e la carità, vivendo nel profondo la propria fede». Un passaggio che riecheggia la frase che conclude il piccolo pannello in ricordo del sacerdote scomparso nell’estate 2020: “la Carità e la Cultura sono due sorelle che si tengono per mano”.
Nei giorni si è discusso in città dell’omaggio al sacerdote, a partire dalla curiosità di chi non capiva la definizione insolita di “totem” (una definizione che richiama la funzione di “totem informativo”). Tra le forze politiche ha fatto storcere il naso – pur senza polemiche esplicite – il fatto che la definizione di questo omaggio non sia stata decisa in modo più collegiale – ad esempio in commissione Cultura – ma dalla sola giunta. Altri cittadini invece hanno considerato poco significativa la modalità decisa.
Tiene a rispondere alle ccritiche l’assessore Sandro Rech, che ha seguito il percorso di posa del totem: «A tutti coloro che hanno criticato il totem come fosse poca cosa, rispondo con le parole del saggio: i nostri cari muoiono veramente solo quando in noi muore il ricordo. Questa sarà poca cosa, ma è il ricordo di don Alberto che rimane nella nostra città». Rech poi fa riferimento al fatto che «ogni intitolazione richiede un tempo di attesa di dieci anni», spiegando così la scelta di un omaggio non in forma di dedicazione o monumento.
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