Lugano, due murales simbolo dell’arte urbana destinati a scomparire
Un servizio di RSI Cultura realizzato a Lugano ha riportato l’attenzione su due opere di arte urbana che da oltre un decennio caratterizzano il paesaggio cittadino: “Open God” di MP5 e “Microcosmo e Macrocosmo” di DEM
Un servizio di RSI Cultura realizzato a Lugano ha riportato l’attenzione su due opere di arte urbana che da oltre un decennio caratterizzano il paesaggio cittadino: “Open God” di MP5 e “Microcosmo e Macrocosmo” di DEM. I murales, visibili da circa 12-13 anni, sono diventati un punto di riferimento per residenti e visitatori.
Le opere sono state progettate da Egogallery in collaborazione con Arte Urbana Lugano e con il coinvolgimento diretto della città, in un periodo in cui la galleria aveva sede nelle immediate vicinanze. Il quartiere interessato, situato alle spalle del Parco Ciani, era in passato un’area con una forte presenza artistica, caratterizzata da atelier e spazi creativi. L’intervento di arte urbana mirava a riattivare la zona, un obiettivo che nel tempo è stato raggiunto: l’area ha conosciuto una nuova vitalità, con l’apertura di spazi espositivi e un flusso crescente di turisti attratti da opere diventate note anche grazie alla diffusione online.
Secondo quanto raccontato nel servizio, a partire da gennaio i murales sono destinati a scomparire. L’edificio che li ospita verrà infatti demolito per fare spazio a un nuovo complesso residenziale. La loro rimozione riapre il dibattito sulla conservazione dell’arte urbana, spesso sospesa tra interessi privati e pubblici che rendono difficile una tutela formale.
Tra i temi evidenziati c’è l’importanza della documentazione come forma di conservazione: fotografie, materiali e tecniche utilizzate possono permettere in futuro studi, restauri o la trasmissione di queste opere come patrimonio condiviso. Viene inoltre sottolineato come lo spostamento fisico dei murales ne snaturerebbe il significato, essendo stati pensati per quel luogo preciso.
Il servizio di RSI Cultura richiama infine la filosofia dell’arte urbana, secondo cui la possibile fine di un’opera non deve impedirne la creazione. L’atto artistico risiede nel gesto, nell’occupazione dello spazio e nel dialogo con il pubblico. Come uno spettacolo teatrale all’aperto, anche se destinato a concludersi, l’arte urbana lascia un segno duraturo nella memoria collettiva e nella storia dei luoghi che ha attraversato.
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