Il servizio sanitario è in difficoltà: è responsabilità di tutti proteggerlo
Tra liste d’attesa, carenza di personale e risorse limitate, il sistema resta universalistico e accessibile ma richiede comportamenti più consapevoli da parte degli utenti
Il Servizio sanitario nazionale è in difficoltà, ma resta uno dei pilastri del nostro welfare. Universale, accessibile a tutti, finanziato dalla fiscalità generale e con una compartecipazione limitata attraverso il ticket, garantisce cure indipendentemente dal reddito. Un modello che, pur con le sue criticità, continua a rappresentare un patrimonio da tutelare.
A fare il punto è Luca Croci, esperto in ambito socio-sanitario, iscritto all’albo degli esperti di Agenas e con esperienza anche in ATS Insubria e nella Fondazione Gimbe. «Prima di parlare male del Servizio sanitario nazionale – spiega Luca Croci, esperto in ambito socio-sanitario – ricordiamo che è un sistema che cura tutti, dal ricco al povero, e non lascia indietro nessuno».
Un sistema da aggiornare
Il Ssn nasce oltre quarant’anni fa, in un contesto demografico molto diverso dall’attuale. Oggi la popolazione è più anziana, le cronicità sono aumentate e la carenza di personale sanitario pesa su medici di base e ospedali. Le liste d’attesa sono una delle criticità più evidenti.
Ma non tutte le difficoltà dipendono solo dalle risorse o dall’organizzazione. «Non è solo colpa del sistema – sottolinea Croci – c’è anche una corresponsabilità dei cittadini».
Uso improprio e sprechi
Tra i comportamenti che incidono maggiormente ci sono le prescrizioni duplicate per aggirare le liste d’attesa, l’uso improprio del pronto soccorso per prestazioni non urgenti e il fenomeno del cosiddetto “no show”, cioè la mancata presentazione a visite o esami prenotati senza disdire l’appuntamento.
Ogni prestazione non disdetta rappresenta uno spreco: la quota pagata dal cittadino copre solo una parte del costo, il resto è a carico della collettività. Inoltre, quello spazio sottratto non può essere assegnato ad altri pazienti in attesa.
Anche l’accesso inappropriato al pronto soccorso contribuisce ad appesantire il sistema. L’arrivo in ambulanza non garantisce alcuna priorità: l’accesso è regolato dai codici di gravità. Utilizzare il pronto soccorso per saltare le liste o per esigenze non urgenti significa congestionare un servizio dedicato alle emergenze reali.
Prevenzione e responsabilità
Un altro nodo riguarda la prevenzione. Gli screening oncologici messi a disposizione gratuitamente hanno un costo inferiore rispetto alla gestione di una patologia in fase avanzata. Eppure l’adesione resta sotto il 50%. Non partecipare agli screening significa perdere un’opportunità di diagnosi precoce e, al tempo stesso, aumentare in prospettiva i costi per il sistema.
Anche l’utilizzo degli strumenti digitali, come il fascicolo sanitario elettronico, può contribuire a ridurre accessi inutili agli sportelli e alleggerire il carico amministrativo sui medici di medicina generale, restituendo loro più tempo per l’attività clinica.
Un patrimonio da difendere
Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di investimenti, riforme e aggiornamenti organizzativi. Ma ha anche bisogno di cittadini consapevoli. «Quando qualcosa è di tutti – osserva Croci – spesso si pensa che non sia di nessuno. In realtà è un patrimonio comune e va tutelato».
Utilizzarlo in modo corretto, disdire gli appuntamenti quando non si può andare, partecipare agli screening, evitare accessi impropri al pronto soccorso e rispettare il personale sanitario sono azioni concrete che contribuiscono a mantenerlo sostenibile.
In un contesto europeo e internazionale in cui l’accesso alle cure è spesso legato a sistemi assicurativi costosi, il modello universalistico italiano resta un valore. Preservarlo dipende anche dai comportamenti quotidiani di ciascuno.
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