Quando i robot diventano colleghi

Dalla fabbrica ai servizi, gli umanoidi crescono a doppia cifra e spingono un mercato destinato a valere 18 miliardi di dollari entro il 2031

Generico 12 Feb 2024

Cosa significa oggi parlare di robot umanoidi? Significa andare ben oltre la fase della sperimentazione. Non è più una curiosità confinata alle linee produttive tradizionali, ma parliamo di sistemi mobili e collaborativi, in grado di operare negli stessi spazi delle persone. Il mercato di questi “collaboratori tecnologici” sta così entrando in una fase di maturità.
Secondo Mordor intelligence, il mercato dei robot umanoidi è avviato verso una crescita molto rapida. Dai quasi 4 miliardi di dollari stimati nel 2026 potrebbe arrivare a circa 18 miliardi entro il 2031, con tassi di sviluppo superiori al 35% annuo.
Dietro questa  accelerazione, ci sarebbero diverse ragioni. A cominciare dalla riduzione dei costi dell’hardware per l’intelligenza artificiale fino all’invecchiamento della popolazione nelle principali economie avanzate, passando per la crescente carenza di manodopera, soprattutto nei settori sanitario, manifatturiero e logistico.

IL POSIZIONAMENTO DELL’ITALIA

In questo scenario, l’Italia parte da una buona base. Il piano Industria 4.0 ha favorito la diffusione dell’automazione, mentre la robotica umanoide rappresenta oggi un passaggio evolutivo, con applicazioni che spaziano dall’industria alla sicurezza, fino all’hospitality.
Nel 2024 sono stati installati 8.783 nuovi robot industriali e la densità ha raggiunto 228 unità ogni 10.000 addetti manifatturieri, collocando il Paese al secondo posto in Europa secondo il World Robotics Report 2025 della International Federation of Robotics. (fonte automazione news)

IL PRIMATO DELLA CINA

In un articolo di McKinsey & Company   dal titolo “Robot umanoidi: attraversare il divario tra concetto e realtà commerciale“, curato da Eileen Hannigan, si evidenzia che è la Cina ad aver dato vita a un ecosistema in rapida evoluzione per la robotica umanoide. Sotto la spinta di una forte direzione statale e da una base di fornitura agile, solo nel 2024 sono stati lanciati oltre 35 nuovi modelli umanoidi, superando di gran lunga qualsiasi altra regione.

LAVORARE SU QUATTRO FRONTI

Gli autori dell’articolo sottolineano che per superare la distanza che ancora separa i progetti pilota da un’adozione su larga scala, i fornitori di tecnologia sono chiamati a lavorare su più fronti in modo integrato. Servono innanzitutto soluzioni di sicurezza che permettano ai robot di operare senza recinzioni, condividendo gli spazi con le persone in modo affidabile. È poi fondamentale garantire un tempo di attività elevato e continuo, condizione necessaria per l’utilizzo industriale. A questo si affianca la necessità di una maggiore destrezza e mobilità, affinché i sistemi possano adattarsi a contesti operativi complessi e variabili. Infine, solo una riduzione significativa dei costi potrà rendere queste tecnologie accessibili e sostenibili, aprendo la strada a una diffusione realmente su larga scala. L’articolo conclude in questo modo: «Le aziende che si preparano per tempo, si concentrano su aspetti specifici e scalano consapevolmente definiranno la prossima era della collaborazione uomo-macchina. Ora è il momento di scegliere dove e come farlo».

DOBBIAMO PREOCCUPARCI?

Nel 2020 l’economista Marco Magnani pubblicò sull’argomento un libro molto interessante intitolato “Fatti non foste per vivere come robot” (Utet) che anticipava questi temi. In un’intervista rilasciata a Varesenews, l’autore, rispondendo alla domanda se la natura trasversale della minaccia rappresentata da robot e intelligenza artificiale la renda più pericolosa, ha chiarito che si tratta piuttosto di una trasformazione diversa. «Quando il cambiamento coinvolge la classe media – ha spiegato – la gestione diventa più complessa dal punto di vista della politica economica: reinserire nel mercato del lavoro professionisti come consulenti bancari, giornalisti o trader, caratterizzati da redditi elevati, implica infatti costi di formazione e riqualificazione significativamente più alti per l’intero sistema».

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

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Pubblicato il 03 Febbraio 2026
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