Rifugi e bivacchi, l’essenziale della montagna
Camilla Maria Anselmi se n'è andata in giro per le Alpi a mappare le strutture dedicate a donne, partigiane, rifugiste, scalatrici. La serata a Busto con Boragno e Cai diventa una riflessione sull'essenziale in montagna
È di questi giorni l’installazione di Greenpeace davanti al Duomo di Milano: il simbolo della città, futura sede delle Olimpiadi invernali, fa da sfondo ai cinque cerchi olimpici colorati che colano petrolio sopra la scritta nera “Sponsored by Eni”. È di oggi, invece, il “via” alle Utopiadi, mentre molto più lontana nel tempo è l’origine del Comitato Insostenibili Olimpiadi 2026. In questo scenario, parlare di montagna può apparire rischioso. Eppure, Camilla Maria Anselmi, insieme a Monterosa Edizioni, alla Sezione CAI di Busto Arsizio e alla Galleria Boragno, accetta la sfida (foto Edoardo Mazzoni, Bivacco Musatti).
«Le montagne non sono solo di sassi, vivono grazie alla memoria delle persone» esordisce Anselmi, storica dell’arte e autrice, aprendo il dibattito, portando subito l’attenzione sul tema della memoria dei luoghi. Il suo libro, costruito come un viaggio biografico tra rifugi e bivacchi intitolati a donne, si rivolge a chi ama la montagna ma non ne conosce ancora la storia e le vicende umane che l’hanno attraversata. Allo stesso tempo, il libro si propone come un possibile punto di partenza per avvicinarsi all’escursionismo e agli sport alpini attraverso la lettura.
Da qui il discorso vira naturalmente su rifugi e bivacchi, intesi come «limite simbolo di frontiera e confine». Il bivacco, invenzione italiana nata come spazio essenziale e gratuito, vede oggi spesso snaturata la propria funzione all’interno di un alpinismo che ha accelerato ritmi e ambizioni, spinto da infrastrutture sempre più invasive: strade che salgono in quota, funivie che cancellano l’attesa. Pensato come supporto per ascensioni della durata di più giorni, nel contesto del turismo sportivo contemporaneo il bivacco diventa sempre più spesso una meta in sé, anziché un luogo funzionale al completamento del percorso.

Mario Lualdi, ex presidente della sezione Cai di Busto, richiama l’attenzione sulle condizioni degradanti in cui, non di rado, chi ne ha reale necessità trova questi ricoveri incustoditi, soprattutto in situazioni di emergenza o durante la notte. Anselmi interviene sottolineando come non sia opportuno proibire l’accesso, ma ribadendo al pubblico presente – intervenuto per la presentazione del romanzo Dove è il mio cuore, inserita nella rassegna Appigli, rassegna culturale per indagare la quotidianità dal punto di vista alpinistico e montanaro – l’importanza di «frequentarli con il dovuto rispetto; rispetto del luogo e dei prossimi che verranno».

In questo quadro, il rifugio conserva un ruolo differente: non semplice punto d’appoggio, ma luogo della sosta e di ciò che chi ama la montagna realmente cerca. Pamela Lainati, moderatrice dell’incontro, evidenzia la differenza tra un’esperienza essenziale – che prevede la sveglia all’alba, la salita in vetta e il ritorno – e le proposte più abbondanti che, sotto il nome di rifugio, offrono oggi forme di lusso. «Non servono divieti, come ha ricordato il presidente nazionale del CAI, ma la capacità di rimettere le parole al loro posto e, con esse, il significato autentico dell’esperienza in quota».
Dove è il mio cuore, edito da Monterosa Edizioni, racconta le storie di famosissime regine, principesse, figlie di presidenti del CAI e protagoniste di grandi storie d’amore. I testi dell’autrice sono accompagnati dalle illustrazioni di Luca Pettarelli, nate da fotografie in bianco e nero fornite dalle fonti. Tra le pagine compare anche il Rifugio Maria Luisa, intitolato a Maria Luisa Milani e particolarmente caro alla città di Busto. Nella “scalata” del libro si incontrano non solo le donne cui sono intitolati bivacchi e rifugi, ma anche figure come Charlotte Perriand, architetta e designer, allieva di Le Corbusier e autrice di progetti e prototipi di bivacchi d’alta quota.
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