“Il viaggio lento è alla portata di tutti. Non bisogna essere eroi per camminare”
"La Via Francigena è un cammino che cambia le persone". Monica Nanetti è tra le voci più attente e appassionate del mondo dei cammini italiani. Autrice e narratrice del viaggio lento con il nickname Se ce l'ho fatta io
Monica Nanetti è tra le voci più attente e appassionate del mondo dei cammini italiani. Autrice e narratrice del viaggio lento, ha raccontato la Via Francigena quando ancora se ne parlava poco. Con lei abbiamo ripercorso la sua prima esperienza sul cammino, il nuovo podcast dedicato alla Francigena e il futuro delle reti di cammini in Italia.
Hai iniziato a raccontare la Via Francigena quando ancora era poco conosciuta. Come è nata la tua esperienza su questo cammino?
«La prima volta sulla Via Francigena è stata una delle esperienze più sorprendenti ed emozionanti della mia vita. Era il 2017, sembra poco tempo fa, ma per lo sviluppo di questo cammino sono passate vere e proprie ere geologiche. Sono partita quasi per caso. Avevo voglia di fare qualcosa di diverso, di lanciarmi in una nuova esperienza. Sentivo parlare molto del Cammino di Santiago, ma stava già diventando un po’ troppo di moda per i miei gusti un po’ snob. Così ho pensato: faccio la Via Francigena. Mi sono avventurata con una certa incoscienza. Quando mi sono resa conto di non avere abbastanza giorni per percorrerla tutta a piedi, invece di fare meno strada – come farebbero le persone normali – ho deciso di farla in bicicletta. Una bicicletta su cui non salivo da anni. E così ho percorso tutto il tratto da Aosta a Roma. Mi sono innamorata della Francigena. E da allora ci sono tornata molte altre volte. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo».
Tra pochi giorni uscirà un podcast dedicato proprio alle voci della Via Francigena. Ci puoi anticipare qualcosa?
«È un progetto a cui tengo molto. Il podcast sulla Francigena fa parte di un progetto più ampio che si chiama Buon Cammino Italia, che racconta quattro grandi cammini del nostro Paese. Ho avuto la fortuna di poter raccontare la Via Francigena in quattro episodi lungo tutto il suo percorso. Nel frattempo il cammino è cresciuto molto: oggi infatti arriva fino in Puglia a Santa Maria di Leuca. Quello che ho scoperto realizzando il podcast – e che ho cercato di raccontare – è che la Via Francigena non è fatta solo di camminatori e pellegrini. È fatta soprattutto da una straordinaria varietà di persone che su questo cammino vivono e si impegnano. Ci sono coloro che progettano e promuovono il percorso, i volontari che assistono i pellegrini, gli ospitalieri degli ostelli. Ma anche figure imprevedibili: l’autore di una graphic novel dedicata alla Francigena, oppure un signore di novant’anni che gira con una bicicletta Graziella nella Lomellina per intercettare i pellegrini e portarli nella canonica del paese per aiutarli. È davvero un fuoco d’artificio di storie e di umanità».
Dopo aver ascoltato così tante persone, cosa ti ha colpito di più?
«Non vorrei essere retorica, ma direi la passione. Ho incontrato moltissime persone – spesso volontari – che parlavano del cammino con un entusiasmo e un coinvolgimento autentici. Non è qualcosa di scontato. Alcuni arrivano persino a commuoversi mentre raccontano certi incontri o certi momenti vissuti lungo la strada. La Via Francigena è anche straordinariamente bella: sia al Nord che al Sud attraversa paesaggi diversissimi tra loro. Ma è proprio questa bellezza a generare un legame profondo con chi la vive ogni giorno. È un coinvolgimento che va oltre l’interesse professionale o culturale: è qualcosa di molto più personale».
Si parla spesso del confronto con il Cammino di Santiago. Secondo te la Francigena ha ancora bisogno di una visione più forte?
«Sì, probabilmente una visione più chiara servirebbe. Ma io sono anche piuttosto cauta nei confronti del modello di Santiago. Il Cammino di Santiago è una macchina straordinaria e offre a chi lo percorre un’esperienza ricca. Però è diventato un fenomeno talmente grande da aver perso in parte alcuni aspetti originari. Quando ne ho percorso un tratto piuttosto lungo, ho avuto la sensazione – forse provocatoria – di una sorta di Disneyland del cammino: negozi per pellegrini, ristoranti per pellegrini, servizi pensati esclusivamente per chi cammina. Da un lato è positivo perché permette di spendere poco e di trovare tutto ciò che serve. Dall’altro però rischia di trasformare il percorso in qualcosa di un po’ artificiale. La Via Francigena, invece, può restare più radicata nei territori. Dormire in una piccola pensione, incontrare le realtà locali, spendere magari qualcosa in più ma vivere un’esperienza autentica: forse è proprio questo il suo valore».
A Materia una serata da tutto esaurito con Monica Nanetti e i “Cammini d’Italia”
Un anno fa hai pubblicato il libro “100 cammini” per Terre di mezzo. Dopo dodici mesi credi che andrebbe aggiornato?
«Direi di sì. Non perché il libro sia superato, ma perché il mondo dei cammini è in continuo fermento. Continuano a nascere nuovi percorsi, mentre quelli già esistenti si arricchiscono: si allungano, migliorano i servizi, si creano varianti e nuove connessioni. Molte persone stanno riscoprendo i territori in cui vivono e stanno lavorando per valorizzare antiche vie o crearne di nuove. È un movimento molto dinamico».
Negli ultimi anni molti cammini stanno diventando vere e proprie reti, con la Francigena come dorsale principale. Quanto è importante questa connessione tra percorsi?
«È importantissima. Un conto è avere un cammino che va da A a B. Un altro è avere una rete che collega tanti territori e offre molte possibilità di movimento. Queste connessioni arricchiscono sia il singolo cammino sia l’esperienza del viaggiatore. Permettono di partire da luoghi diversi, scoprire nuovi territori e costruire percorsi personali. Il nickname che mi ero scelta tempo fa – Se ce l’ho fatta io – nasce proprio da questo: il viaggio lento è alla portata di moltissime persone. Non bisogna essere eroi per camminare. Ma per permettere a più persone possibili di farlo serve un’offerta ampia e diversificata: percorsi brevi, accessibili, varianti, itinerari adatti anche a persone con diverse abilità. In questo senso la Via Francigena, come dorsale di una rete più ampia, è fondamentale. Pensa a quante vie si innestano su di essa: è davvero una grande infrastruttura del viaggio lento. Ed è forse proprio da qui che può nascere il futuro dei cammini: non solo singoli itinerari, ma una vera cultura del viaggiare lentamente».
“La Via Francigena è in salute e cresce, ma serve più visione”
L’INCONTRO
Monica Nanetti, Se ce l’ho fatta io, con Luca Bruschi, direttore della Via Francigena, saranno a Materia lunedì 9 marzo alle ore 20.45.
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