Milano raccontata con i sensi: a Castronno la presentazione del libro di Marco Dell’Acqua
Un viaggio tra storia, aneddoti e personaggi che hanno costruito il volto della città: a Materia la presentazione del libro “Milano in tutti i sensi”
La città raccontata attraverso i sensi, le storie e i personaggi che l’hanno attraversata. È stato questo il filo conduttore della presentazione del libro Milano in tutti i sensi di Marco Dell’Acqua, ospitata a Materia davanti a un pubblico numeroso per una serata di dialogo e curiosità dedicata al capoluogo lombardo.
L’incontro, nato quasi per caso – come raccontato in apertura dal direttore di VareseNews Marco Giovannelli – è diventato un viaggio dentro Milano tra aneddoti, memoria e riflessioni sul presente. «Non è una guida, non è un romanzo e non è nemmeno un saggio – è stato spiegato – ma un libro che mescola tanti elementi per raccontare la città da prospettive diverse».
Milano raccontata attraverso i sensi
Il libro prende spunto dai cinque sensi, a cui Dell’Acqua aggiunge due elementi che considera tipicamente milanesi: l’umorismo e la solidarietà. Un modo per descrivere una città complessa, fatta di storie diverse che convivono.
«Io dico sempre che non amo Milano, perché in milanese la parola “ti amo” non esiste – ha raccontato Dell’Acqua –. Si dice “ti voeuri ben”, ti voglio bene. E io a Milano voglio bene». Da qui nasce il libro: dal desiderio di raccontare anche le cose positive di una città spesso descritta solo nei suoi aspetti problematici.
Per spiegare l’anima di Milano, l’autore usa due immagini gastronomiche: il minestrone e la crème brûlée. Il minestrone perché Milano è un insieme di identità diverse che mantengono ciascuna il proprio sapore; la crème brûlée perché sotto una superficie apparentemente dura si trova un interno caldo e accogliente.
Una città costruita da chi arriva da fuori
Uno dei temi centrali della serata è stato il rapporto tra Milano e chi la sceglie. Secondo Dell’Acqua, la città è diventata grande soprattutto grazie a persone arrivate da altrove.
«Io sono convinto che milanesi si diventa – ha spiegato –. Leonardo non era milanese, Verdi non era milanese, Armani non è milanese. Milano è una città che cresce grazie a chi arriva e porta qualcosa».
Un’idea che attraversa anche molte delle storie raccontate nel libro, tra personaggi celebri e figure meno note.
I personaggi e le storie della città
Durante l’incontro sono emersi diversi aneddoti presenti nel volume. Tra questi quello su Caravaggio, oggi considerato il milanese più famoso al mondo secondo alcune ricerche online, oppure la figura di Ernesto Teodoro Moneta, unico milanese ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1907.
Spazio anche alla musica e al teatro, con ricordi dedicati a Dario Fo, al suo teatro sociale e alla Milano degli anni più difficili, tra tensioni politiche e terrorismo.
E ancora Giuseppe Verdi, protagonista di uno dei capitoli dedicati al gusto: il compositore, appassionato di cucina, contribuì persino alla diffusione dei cachi in Italia, dopo averli scoperti a Parigi.
Tra le storie più curiose anche quella di Ernest Hemingway, che a Milano arrivò nel 1918 come volontario della Croce Rossa e visse in città durante la convalescenza dopo essere stato ferito al fronte.
La Milano delle contraddizioni
Nel dialogo non sono mancate riflessioni sul presente. Milano è una città capace di reinventarsi continuamente: dalla grande stagione industriale alla moda, dal design alla comunicazione.
Ma oggi vive anche una tensione evidente tra sviluppo e accessibilità. «Milano è diventata molto attrattiva – ha spiegato Dell’Acqua – ma questo ha fatto salire i prezzi delle case e rende più difficile viverci per chi arriva».
Allo stesso tempo resta una città piena di contrasti: accanto ai quartieri più ricchi e alle grandi università, esistono realtà di solidarietà e volontariato che ogni giorno aiutano chi è in difficoltà.
Lo stile milanese
La serata si è chiusa con una citazione di Giorgio Armani che, secondo Dell’Acqua, riassume bene l’identità della città:
«Lo stile milanese è discreto ma libero, sobrio ma capace di sottili eccentricità».
Un dualismo che si riflette anche nei simboli architettonici: il Duomo, imponente e spettacolare, e Sant’Ambrogio, semplice e austera.
Due anime diverse che, insieme, raccontano Milano.
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