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Voci che rompono il silenzio: a Materia il racconto delle donne è un’onda che non si ferma

Grande partecipazione a Castronno per il terzo appuntamento con lo spettacolo di Al Borde. Tra sogni di volo negati e gabbie domestiche, la "radio" di Ale Macha ha dato voce a nuove storie nate dai laboratori nelle aziende

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“Pronto, c’è qualcuno là fuori?”. La domanda di Ale Macha, il conduttore radiofonico immaginario dello spettacolo “Quello che le donne non dicono” della compagnia Al Borde, è tornata a interrogare il pubblico di Materia sabato 7 marzo. Non una semplice replica, ma un’evoluzione del format che ha portato sul palco nuove testimonianze, frammenti di vita raccolti durante i laboratori realizzati nelle aziende del territorio.

La scena è quella di una trasmissione radiofonica notturna. Il centralino si apre e dall’altra parte della “linea” arrivano voci femminili che raccontano frammenti di vita quotidiana: esperienze, frustrazioni, sogni e contraddizioni che spesso rimangono taciuti. Un dispositivo teatrale semplice, che permette di alternare ironia e momenti più duri, portando sul palco storie che partono da esperienze reali.

Tra le telefonate della serata c’è quella di una tassista che lavora sulla tratta aeroporto-città. Il suo racconto parte da un episodio apparentemente banale: un cliente che, a fine corsa, le fa i complimenti per come guida «oltre a essere bella». Una frase che diventa il punto di partenza per parlare di stereotipi ancora radicati e dello stupore che accompagna spesso le donne quando occupano spazi considerati maschili. Nel suo racconto affiora anche un sogno lasciato a metà: diventare pilota di linea. Un percorso interrotto tra costi altissimi della formazione e un settore in cui le donne sono ancora pochissime.

Un’altra voce racconta invece la vita di una donna che cerca di tenere insieme tutto: lavoro, figli, casa e una quotidianità fatta anche di attese. Il marito viaggia spesso per le sue gare sportive e lei resta a gestire la famiglia, tra compiti dei bambini, lavoro e piccoli gesti domestici diventati quasi rituali. In quella normalità si intravede però un equilibrio fragile, fatto di ruoli dati per scontati e di abitudini difficili da mettere in discussione.

La serata ha attraversato anche territori più dolorosi. In una delle telefonate emerge la storia di una relazione segnata da violenza psicologica e fisica, in cui la difficoltà non è solo riconoscere il problema, ma trovare la forza di uscirne. Un racconto che mostra come il controllo, le umiliazioni e il ricatto emotivo possano isolare chi li subisce, fino a rendere difficile persino immaginare una via di fuga.

Come nelle precedenti serate, uno dei momenti più intensi è stato quello dedicato ai messaggi anonimi lasciati dal pubblico, invitato a completare la frase “Quello che non dico è…”. Ne è uscito un mosaico di confessioni: paure, desideri, dubbi, ricordi. Piccoli frammenti che restituiscono la complessità delle esperienze femminili, ma anche il bisogno di trovare uno spazio in cui poterle condividere.

Le storie portate sul palco nascono da laboratori e momenti di confronto realizzati nelle aziende del territorio. I racconti sono rielaborati per la scena, ma il loro nucleo resta reale. Ed è proprio questo il senso del progetto: trasformare il teatro in un luogo di ascolto, dove il non detto può diventare racconto.

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Pubblicato il 09 Marzo 2026
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