Gallarate ricorda la primavera 1946 e il valore della democrazia

Una bella partecipazione popolare all’evento in vista del 2 giugno, nel ricordo delle prime elezioni democratiche, del primo voto alle donne, del pieno ritorno alla democrazia, del varo della Costituzione

Gallarate celebra la primavera 1946 e il valore della democrazia

Gallarate ricorda la primavera 1946 e il valore della democrazia: in preparazione alla festa del 2 giugno, ottantesimo della Repubblica, un gruppo di cittadini – coordinati dalla sezione locale dell’Associazione Mazziniana Italiana – ha promosso un sabato di omaggio al ritorno alla democrazia.

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“Oggi festeggiamo l’80° anniversario di una primavera, quella del 1946, che è stata per molti versi esaltante. Allo scadere del primo anno dopo la Liberazione – un anno che era stato ancora di fame e disoccupazione per molti anche nella nostra città – la ricostruzione era ormai avviata, ricominciavano ad arrivare le materie prime e nelle fabbriche riprendeva il lavoro. Si guardava al futuro con grande fiducia” si è detto in apertura dell’evento.

“In questo clima di ripartenza generale, anche le nuove istituzioni democratiche trovavano un nuovo assetto partendo dal basso, dalla elezione democratica dei Consigli Comunali. Era il mese di marzo e per la prima volta a Gallarate le donne potevano votare. Più di nove donne su dieci, quella mattina di domenica 24 marzo 1946, si sono messe il vestito della festa e sono andate, per la prima volta, a esercitare questo diritto che a loro era sempre stato negato. E due donne a Gallarate sono state elette per la prima volta in Consiglio Comunale: Olga Tonini Gasco e Piera Mirata”.

Nel ricordare quel giorno che fu “tappa basilare in una lunga marcia (faticosa e non certo conclusa) verso la parità dei Doveri e dei Diritti”, Angelo Protasoni ha evocato l’immagine di “una bambina di nove anni, ottanta anni fa, che aveva accompagnato a quel primo voto a Cassano la sua mamma, moglie di un comandante partigiano”.

Già nei mesi scorsi il voto alle donne era stato commemorato in diversi incontri (alla sala Impero, al Melo) in cui si erano ricordate varie figure legate al protagonismo femminile anche a Gallarate.
“Fra di loro, ricordo qui solo la madre del sindacalismo gallaratese, Ines Oddone Bitelli, di cui ricorre proprio oggi, 23 maggio, l’anniversario della scomparsa, 115 anni fa. Un anniversario dimenticato dalla città”.

”Il secondo compleanno che festeggiamo è quello della prima elezione democratica del Sindaco, da parte del nuovo Consiglio Comunale. A Gallarate veniva eletto Francesco Buffoni che già era stato Deputato e Sindaco a Crenna negli anni ’20, prima del fascismo, e che era ritornato dell’esilio in Francia dopo vent’anni durante i quali la città era stata governata da un Podestà nominato dal regime”.

”Il terzo anniversario è ovviamente quello del Referendum Istituzionale che decretava la fine della Monarchia, quella che aveva consegnato l’Italia a fascismo e che poi aveva portato gli italiani in una guerra disastrosa. La vittoria è stata netta nella nostra città, con due gallaratesi su tre che hanno votato per la Repubblica: su 17.000 voto validi, più di 11.000 nostri concittadini si sono espressi, il 2 giugno 1946, per una Italia repubblicana”.

“Ma l’ultimo, il quarto compleanno – quello che conclude questa Primavera – è sicuramente il più importante. E’ quello della elezione della Assemblea Costituente. Si votava, per la prima volta dopo la Liberazione, tutti insieme in tutta Italia”.
A Gallarate la Democrazia Cristiana otteneva il 43% dei voti, seguita dai socialisti con il 37%, dai comunisti con il 14%, mentre il 6% andava ai partiti minori (un dato vicino a quello nazionale.

L’area dell’Alto Milanese (di cui Gallarate faceva parte) espresse alla Assemblea Costituente il gallaratese Francesco Buffoni per i socialisti e Giancarlo Pajetta per i comunisti (la famiglia era radicata a Taino, basso Verbano). Il democristiano Giovanni Gasparoli, terzo in provincia, restò invece fuori, mentre entrò grazie ai voti del Collegio Unico Nazionale il repubblicano Cipriano Facchinetti, che fu anche promotore dell’aeroporto civile di Malpensa, dal 1948.

L’Assemblea Costituente è stata eletta con il sistema proporzionale, senza “premi di maggioranza”, in modo da garantire una rappresentanza a tutte le idee diverse e a tutti i territori della nazione. “La Carta Costituzionale Repubblicana, scritta dai Padri e dalle Madri costituenti, sancisce il principio della rappresentanza democratica, non il ‘valore’ della stabilità. Bisogna sempre avere ben presente la differenza fra princìpi e valori, perché i princìpi sono di tutti, mentre i valori possono essere di parte. E il valore della stabilità non è, da solo, necessariamente positivo, se ricordiamo che il nostro Governo più stabile è stato quello ventennale del Cavalier Benito Mussolini”.

“La Carta Costituzionale è frutto di un confronto e di un compromesso, nel senso vero e alto di questo termine, fra idee diverse. Ogni parola, ogni frase della Costituzione, nasce da una discussione, da un confronto, da un approfondimento. Senza scorciatoie o ‘premi di maggioranza’. Per questo la Costituzione è di tutti”.

“La Costituzione affida al Parlamento di tutti e non al Governo di una parte – qualunque essa sia – l’attività legislativa. La disaffezione al voto nasce anche da una eccessiva ‘semplificazione’ che vuole farci scegliere il meno peggio anziché chi meglio può rappresentare i nostri ideali.

E la Costituzione nomina garante del rispetto delle regole, accanto alla Magistratura, il Presidente della Repubblica, non a caso da eleggere con una maggioranza larga, molto larga, che si vuole ben al di là di quella di Governo”.

La giornata comprendeva l’omaggio a Giacomo Matteotti nella via a lui dedicata dopo la Liberazione (già via del Gasometro) e poi il pranzo popolare tricolore al ristorante dell’istituto Falcone, andato esaurito.

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Pubblicato il 24 Maggio 2026
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