Luis Bacalov: “Insieme per una serata tra cinema e musica”

Il compositore e musicista argentino guiderà l'Orchestra classica di Alessandria sabato 16 luglio, dando il via al "Festival Città di Cernobbio". Ecco come si racconta

Luis BacalovIn occasione della terza edizione del Festival Città di Cernobbio, la città si tingerà d’oro, lo stesso oro dela statuetta dell’ Oscar vinto dall’ospite d’eccezione Luis Bacalov. La serata di apertura, prevista per sabato 16 luglio infatti, sarà inaugurata proprio dal grande musicista e compositore, che vedremo nei panni di direttore d’orchestra accanto al maestro Luciano Girardengo.
Nato a Buenos Aires nel 1933, viene a contatto sin dall’età di cinque anni con grandi maestri come Baremboim e Berta Sujovolsky, fondamentali per la sua formazione in campo musicale e per l’inizio della sua carriera, che comincia giovanissimo. Carriera che si evolve sempre di più, fino ad arrivare agli anni ’60 quando giungerà in Italia e comincerà a entrare a contatto con il cinema e a lavorare al fianco dei più importanti registi italiani (Fellini, Pasolini, i fratelli Frazzi e molti altri) e lo porterà alla conquista dell’Oscar nel 1995 per la colonna sonora de’ "Il postino". Una serata di grande musica quindi, quella che ci aspetta sulle rive del lago.

Buongiorno maestro, parliamo innanzitutto del Festival di Cernobbio, di cui lei sarà ospite. Quale spettacolo ha in programma per il pubblico?
«Lo spettacolo prevede una serata dedicata alla musica, in particolar modo alle colonne sonore composte da me e da altri artisti, come per esempio il brano "Indagine" di Ennio Morricone. Il tutto sarà raccontato attraverso spezzoni dei film e fotografie, sfruttando anche una componente più visiva. Lo scopo è quello di riunire la passione per la musica e per il cinema in un unico spettacolo.»

Ha altri appuntamenti in programma per la stagione estiva?
«Sì, questa stagione sarà molto intensa per me, soprattutto per quanto riguarda il mese di agosto. Ho in programma vari concerti in tutta Italia, tra cui un’altra collaborazione con l’Orchestra classica di Alessandria che, per l’unione tra cinema e musica, sarà molto simile a quella realizzata per il festival di Cernobbio.»

Quando è nata la sua passione per la musica e, in particolare, per le colonne sonore?
«Beh, la mia famiglia era già vincolata alla musica, e questo probabilmente ha esercitato un ruolo nella scelta della mia futura carriera. Fin da quando ero piccolo mi interessava suonare e scrivere, ma all’inizio la musica rappresentava per me soltanto un piano di studi. E’ stato solo in seguito che ho capito che era ciò che avrei voluto fare. Per quanto riguarda le colonne sonore, invece, mi ci sono imbattuto per caso. E’ capitato che un giorno qualcuno mi abbia chiesto di comporre quello che sarebbe stato il mio primo incontro professionale con il cinema e che mi avrebbe aperto le porte con altre collaborazioni, alcune di queste molto importanti.»

La cultura italiana, particolarmente diversa da quella argentina, ha influito sul suo modo di concepire la musica?
«Se devo essere sincero, la cultura italiana e quella argentina non sono così diverse. Io sono cresciuto a Buenos Aires e posso assicurare che è una città molto europea per quanto riguarda i fatti culturali. Molti poi sono gli italiani che vivono lì, e non parlo solo di carpentieri e lavoratori, ma anche di grandi musicisti. L’argentina mi ha anche aiutato per il contatto con il tango, genere che poi mi sarebbe servito una volta giunto qui in Italia.»

Durante la sua carriera ha lavorato non soltanto come compositore di colonne sonore, ma anche come pianista e direttore d’orchestra. Quale tra queste tre attività la fa sentire più a suo agio con lei stesso?
«Non ho una preferenza in particolare. Tutte e tre le attività sono importanti per me perchè fanno parte del mio lavoro.»

E la sua colonna sonora preferita?
«Come ho già detto altre volte, non ne ho di preferite. Potrei dire indicativamente di aver composto una ventina di brani che secondo me sono più efficaci di altri, ma non saprei dare un nome ben preciso.»

Negli ultimi anni la Cina sta facendo passi da gigante non soltanto dal punto di vista economico, ma anche musicale. Cosa ne pensa? Dovremo aspettarci la concorrenza anche sotto questo aspetto?

«Sì, sicuramente dobbiamo aspettarcela, come già d’altra parte quella koreana che si sta sviluppando negli ultimi tempi, vista l’apertura del popolo cinese alla cultura occidentale. Non bisogna però vederla come una sfida con un’accezione negativa, perchè come i cinesi stanno prendendo spunto da noi, anche l’Europa deve essere aperta al confronto e allo scambio per far nascere grandi collaborazioni.»

Si parla molto del fatto che il 2000 sia diventato un secolo in cui gli artisti puntano molto sull’aspetto estetico, trasformando la musica in spettacolo. Secondo lei la musica va soltanto ascoltata, o è giusto che ci sia anche una componente visiva?
«Secondo me la musica è spettacolo, e in fondo lo è sempre stata. Pensiamo per esempio a quante volte si è intrecciata con la danza, oppure con la letteratura. Per la musica strumentale soprattutto, questo è indispensabile.»

Cosa consiglia ai giovani che decidano di intraprendere la sua carriera? E’ più difficile al giorno d’oggi?
«Penso che al giorno d’oggi sia difficile per tutti. Neanche un lavoro come il mio, che è più a contatto con l’arte, sfuge alla regola generale di quello che sta succedendo in Europa. Il mercato non riesce, come in tutte le categorie del resto, ad assorbire nuovi musicisti. Anche se la situazione non è delle migliori, questo non significa però che i giovani talenti non ce la possano fare. Bisogna innanzitutto avere passione, perchè non basta certo un diploma per avere la strada spianata. E poi bisogna considerare altre componenti, come quella psicologica e psicofisica, che non sono da trascurare. Capita che ragazzi con ottime doti musicali non riescono a sfondare per via dei tanti viaggi e dello stress che questi portano. Ci vuole tanta determinazione, quello sì.»

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Pubblicato il 16 Luglio 2011
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