Acqua, i sindaci non decidono nulla. Proteste
La bozza di riforma del servizio idrico licenziata ieri dalla giunta lombarda non trova soddisfatti i sindaci della regione. La nota di Attilio Fontana (presidente Anci Lombardia)
La bozza di riforma del servizio idrico licenziata ieri dalla giunta lombarda non trova soddisfatti i sindaci della regione. Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia, commenta così: “Rispetto al testo di partenza riscontriamo alcuni elementi parzialmente migliorativi, che testimoniano quantomeno la volontà di confronto con gli enti locali. Restano però delle forti criticità”.
Tra i problemi riscontrati spicca il ruolo assegnato ai Comuni, proprietari delle reti idriche ma confinati, dall’attuale proposta, a un ruolo solo consultivo e secondario: “E’ inaccettabile che i sindaci vengano esclusi, così come indicherebbe la legge regionale, da ogni tavolo decisionale su
investimenti, tariffe e modalità di gestione. Già la Corte costituzionale in passato ha assicurato ai Comuni un ruolo di primo piano su questi temi cruciali. Anche perché, se ci sono problemi di acqua, i cittadini protestano dal sindaco, non certo dai presidenti di Regioni e Province”.
“Non possiamo permettere che i Comuni si trovino a dover conferire il loro patrimonio e a trovare fondi per investimenti su cui non avranno voce in capitolo perché decisi da altri – conclude Fontana – Pretendiamo che la consulta dei Comuni debba poter esprimere un parere vincolante sulla definizione del piano d’ambito, sugli investimenti, sulle tariffe e sulle modalità di gestione del servizio. Faremo di tutto affinché questo testo venga modificato dal Consiglio regionale e affinché i Comuni non si trovino spogliati della gestione del loro patrimonio di reti e insieme del diritto di decidere su un servizio fondamentale per i loro cittadini”.
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