Amsc, nuovi mutui o soldi dal Comune?
Questa la prospettiva indicata nelle relazioni consegnate dall'azienda in vista della supercommissione. Il Pd: "Non parteciperemo, valutiamo se rivolgerci alla corte dei conti"
«A quella domanda deve rispondere il sindaco, non noi». Il Pd si smarca dalla “supercommissione Amsc” e chiede un intervento diretto del primo cittadino a tutela della società di proprietà dei gallaratesi. Che oggi – è scritto nero su bianco sui documenti presentati in vista della riunione fiume prevista mercoledì e venerdì sera – si trova di fronte due alternative per far fronte al deficit: accendere nuovi mutui oppure chiedere al socio di maggioranza (il Comune) un “supporto finanziario”, cioè una ricapitalizzazione. I democratici chiedono al sindaco un’immediata, drastica correzione di rotta e valutano «di presentare un esposto alla corte dei conti»
«Decidere di non partecipare ad una commissione, per noi, è una scelta difficile» spiega il segretario dei democratici Giovanni Pignataro. «Abbiamo rinunciato a malincuore ad un dibattito in sede istituzionale, ma non sarebbe comunque un momento di dibattito vero. Alle domande sulle scelte dell’azienda non possiamo rispondere noi». Secondo i dati che emergono dal preconsuntivo 2009 e dal budget di previsione 2010, la situazione delle società del gruppo si sarebbe aggravata. «Emerge con chiarezza e senza necessità di ulteriori spiegazioni – dicono i democratici – la dimensione del disastro gestionale» delle società del “gruppo”. Dal documento preliminare relativo al 2009 emergerebbe una perdita di esercizio per le tre società di 3,7 milioni di euro, che porterebbero il risultato complessivo del triennio 2007/2009 ad un passivo di 11 milioni. La posizione finanziaria netta di Impianti&Servizi scende a -9.164.000 euro, rispetto a -8,8 milioni del 2008.
Fin qui i numeri, che dicono molto, ma che rischiano di disorientare i non addetti ai lavori. Più significativo però, secondo i democratici, è un passaggio che si ritrova in tutte e tre le relazioni consegnate dalle società di Amsc in vista della commissione, dove si mette nero su bianco la necessità, per coprire le perdite del triennio, di «un ulteriore significativo supporto finanziario da parte del Comune di Gallarate, oppure l’accensione di mutui». E questo è appunto il dilemma che ha di fronte il socio (il Comune di Gallarate): chi deve imboccare una delle due strade, dice il Pd, è il sindaco. «Si ammette – sintetizza Marco Casillo – che la situazione non è più controllabile autonomamente. E infatti si chiede aiuto ai soci». O ci si fa prestare altri soldi dalle banche, oppure li devono mettere i cittadini. Una situazione anomala, secondo i democratici, in cui l’amministratore chiede lumi al socio, al contrario di quanto dovrebbe avvenire.
Niente supercommissione per il Pd dunque. Se a questo aggiungiamo il no della Lega Nord – ufficializzato nel pomeriggio di ieri dal capogruppo Matteo Ciampoli – e le perplessità della componente ex-An del PdL (che aveva definito sostanzialmente inutile una seduta senza le opposizioni), pare proprio che la supercommissione sia destinata a fallire. Il Pd, però, non se ne lava le mani, ma propone al sindaco una cura drastica: la revoca integrale dei Consigli di Amministrazione delle società e la nomina di nuovi CdA con l’indicazione di un credibile piano di risanamento. In caso contrario, di fronte all’esplicita richiesta delle società di immettere capitali pubblici o di accendere nuovi mutui, il Pd «si riserva di valutare la proposizione di un esposto alla Corte dei Conti».
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