Da Cunardo un progetto di gioco di ruolo per le comunità psichiatriche Dedalus e Belenos
Un progetto che nasce dalla volontà di favorire lo sviluppo di abilità sociali interagendo con il territorio utilizzando lo strumento del gioco di ruolo inserendo degli spazi ludico-didattici
Le comunità psichiatriche per adulti “Dedalus” e “Belenos” di Cunardo aprono le loro porte ad un nuovo progetto di inserimento del gioco di ruolo all’interno del ventaglio di attività riabilitative. Un’idea nata dalla collaborazione tra le educatrici Sara Scattini e Verena Piaia, dall’Antropologa fisica Alessandra Mazzucchi di “ArcheOs Tec” e il proprietario di “Games Academy” di Varese Fabio Zanovello, questi ultimi due rappresentanti del progetto “Games & Bones”.
Il progetto nasce dalla volontà di favorire lo sviluppo di abilità sociali interagendo con il territorio utilizzando lo strumento del gioco di ruolo inserendo degli spazi ludico-didattici. La scelta è ricaduta sul gioco di ruolo in quanto prevede che i giocatori assumano l’identità di personaggi facenti parte di una storia raccontata da un Game Master, o narratore, che viene di volta in volta modificata in base alle scelte degli stessi, ed i cui esiti delle azioni vengono decise da un lancio di dadi o in altra maniera aleatoria. Nonostante si parli di gioco, che sia di ruolo o in generale, questo è uno strumento facilitatore per la creazione di rapporti interpersonali, l’espressione di sé, la maturazione del pensiero critico e del problem solving.
“L’esperienza ludica diventa dunque un mezzo per permettere ai giocatori di sperimentarsi nell’interazione con l’altro – raccontano – Nel nostro caso permette al paziente psichiatrico di cimentarsi con un’attività estranea alla sua realtà abituale, ponendo come fine ultimo la spendibilità delle competenze apprese nella quotidianità. La proposta è stata accolta da sei pazienti adulti, ospiti delle comunità, i quali si sono approcciati per la prima volta al gioco di ruolo grazie a questa esperienza. Hanno accettato di sperimentarsi in questo progetto incuriositi dalla possibilità di divertirsi, imparando nozioni storico-scientifiche legate al territorio e mettendo in campo le proprie peculiarità e risorse”.

Il progetto si è articolato in incontri mensili, della durata complessiva di un anno, giocando fisicamente nei luoghi scelti sul territorio di Varese: “Vi sono stati degli incontri preparatori tra i promotori riguardo la scelta delle caratteristiche del gioco e come coniugarle con le singole diagnosi e caratteristiche proprie di ogni partecipante. Si sono creati dei personaggi ad hoc che potessero valorizzare i punti di forza degli ospiti favorendo la creazione di un clima disteso che permettesse una piena partecipazione e allo stesso tempo la separazione dello spazio reale da quello fantastico”.
L’ideazione dell’intero progetto ha attraversato numerosi step preparatori, partendo dai confronti multidisciplinari sulle tematiche e modalità tra gli operatori, la stesura dei punti focali della storia da parte del Game Master, l’ideazione dei punti da affrontare in ogni sessione, la creazione delle schede personaggio e degli enigmi, la progettazione/Preparazione di eventuali articoli per aumentare la partecipazione alle sessioni di gioco e di scoperta dei luoghi e dei reperti, oltre a incontri di revisione tra gli operatori per verificare l’appropriatezza del progetto e alcuni incontri di restituzione con i partecipanti al gioco.
In conclusione i partecipanti hanno vissuto un’avventura storico-fantastica da protagonisti, risolvendo enigmi, scoprendo reperti archeologici dal vero e superando insidie di ogni sorta mettendo in campo tutte le proprie abilità comunicative e cognitive.
A: “ho fatto fatica all’inizio, in quanto sono dovuta subentrare ad un’altra persona ma poi la curiosità e la voglia di partecipare era tanta e gli incontri sono diventati un appuntamento fisso che mi è servito per divertirmi e distrarmi”.
T: “Questi incontri mi hanno aiutato a distrarmi dai soliti pensieri, è stato divertente ed è stata un’occasione per sentirmi apprezzato dagli altri e competente, in particolare rispetto alle mie conoscenze storiche”.
I partecipanti si sono messi pienamente in gioco, identificandosi con personaggi dalle caratteristiche assai diverse dalle proprie mostrando capacità prima di allora non manifestate, migliorando la propria disponibilità al confronto, all’ascolto e all’interazione.
“Sebbene le difficoltà non siano mancate, il gruppo è stato sempre caratterizzato da un grande entusiasmo, curiosità e collaborazione dimostrando sempre più affezione per il proprio personaggio e l’ambiente creatosi desiderando la prosecuzione dei contatti – concludono –
Il successo della proposta dell’attività è stato nel riconoscere un sempre maggior entusiasmo e coinvolgimento da parte dei partecipanti espresso con la ricerca di un maggior contatto di relazione con i conduttori, una corretta preparazione e gestione del materiale”.
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