Morselli non c’entra con i pettegolezzi della provincia
Villa Recalcati gremita di pubblico per il primo dei quattro convegni dedicati allo scrittore morto suicida nel 1973
Fin dalle prime battute, l’incontro “Guido Morselli, il genio segreto”, che si è tenuto in una Villa Recalcati gremita di pubblico, ha spezzato l’incantesimo che durava da tanti anni, anche a Varese. Anche nella città con cui Guido Morselli ha condiviso molti anni della sua vita, sul “genio segreto” è scesa una cappa di silenzio ed imbarazzo. Troppo eccentrico e diverso, come scrittore e come uomo, per essere “catalogato” uno di noi. In proposito è diretto, senza sotterfugi furbetti, il poeta e critico Silvio Raffo, promotore, insieme al Comitato Guido Morselli, di questa riscoperta. «E’ uno scrittore che non ha nulla a che fare con i pettegolezzi della provincia, non è uno scrittore varesino: ricorda piuttosto certi grandi narratori europei. Semplicemente si è trovato a vivere qui».
A vivere e a morire qui, con un colpo di pistola, sparatosi il 31 luglio 1973.
Lo scrittore geniale dimenticato, rifiutato dalle case editrici, morto suicida. E così, subito dopo la morte, anzi già in vita, accanto all’oblio che riguarda scrittore e opere, inizia a formarsi la leggenda-Morselli. Una leggenda, forse, alimentata da lui stesso, consapevolmente, fatta anche di quella mitica Lancia Ardea targata VA, grigio metallizzata, protagonista di viaggi e fughe del sempre insoddisfatto scrittore, che attendeva il pubblico nel cortile di Villa Recalcati. E di motivi che possono alimentare la leggenda, se ne possono trovare nella dotta relazione di Valentina Fortichiari, la più grande studiosa dello scrittore. Morselli si presentava con biglietti da visita in cui si definiva “agricoltore”. Era riuscito, nel corso della vita, a cimentarsi con romanzo, racconto, corrispondenza giornalistica (per “Il Mondo” di Pannunzio), saggio critico, testo radiofonico, commedia, soggetto cinematografico. E poi, soprattutto, lo scrittore, pubblicato postumo dall’Adelphi di Renzo Foa, non viene sottoposto ad alcun intervento di editing, fatto assolutamente eccezionale in un momento in cui si vocifera che alcuni maestri del Novecento debbano parte del loro successo, addirittura del loro stile, a geniali “editor” (Raymond Carver, un esempio per tutti).
«Siamo tutti morselliani convinti», dice provocatoriamente Silvio Raffo nell’introdurre il convegno, che ha ricevuto il patrocinio della Provincia di Varese e ha lanciato il concorso che consentirà ad uno scrittore inedito di vedere pubblicato il suo romanzo. A chiusura del convegno, una lettura di pagine dell’ultima opera di Morselli (“Dissipatio H.G.”) e la riscoperta di “Un dramma borghese”, pellicola di Florestano Vancini tratta dall’omonimo romanzo di Morselli, e commentata da Linda Terziroli. Un appuntamento ricco di spunti, che mette una pietra sulle sterili polemiche (è più bravo Chiara o Morselli?), ma che registra passi concreti verso una conoscenza più approfondita di questo “genio segreto”.
È il caso delle giornate che seguiranno, due a Lugano (il 14 dicembre e il 15 febbraio) e una, finale, al Chiostro di Voltorre (il 22 marzo). E’ il caso dell’imminente riproposta, da parte della Nuova Editrice Magenta di Dino Azzalin, e con la cura della stessa Fortichiari, dell’introvabile “Realismo e fantasia”, uno dei due volumi pubblicati in vita. Un’opera di cui la Fortichiari parla come di un misterioso “laboratorio” morselliano, che custodisce in nuce i motivi delle opere successive, oltre ad alcune inquietanti premonizioni sul futuro dello scrittore. Ed infine, è il caso della pubblicazione, sempre da parte della NEM, dell’epistolario contenuto nel Fondo Morselli del Comune di Varese, curato dalla giovane Terziroli.
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