Giovani, è il vostro momento
Diciotto ore dopo il trionfo nella cronometro Under 23, Adriano Malori era già pronto a risalire in bici per l’allenamento quotidiano: non in maglia iridata, ma indossando la divisa dell’Italia. Certo, all’uscita dall’albergo Le Robinie, il quartier generale dell’Italia, la sua espressione in volto era naturalmente il ritratto della felicità. E i festeggiamenti per la grande vittoria, ci sono stati? «Soltanto una birra, niente di più», risponde il giovane campione del mondo. La mentalità del corridore è questa, è tutto normale.
Di questi tempi i media ci bombardano di altri messaggi e, forse, ci si è convinti che, per festeggiare una vittoria, si debba per forza finire in un night club di Milano per ubriacarsi e sollazzarsi con la velina di turno. Ma il ciclismo non è il calcio, la vita quotidiana di un corridore vero non può permettersi eccessi.
I Mondiali di Varese si sono aperti con il messaggio migliore, quello di un volto nuovo, di un ragazzo con gli occhi lucidi, ma con le idee molto chiare: «In futuro, il ciclismo sarà più bello di questo», ha detto Malori in conferenza stampa. Anche stavolta, chi ama il ciclismo è pronto a credere alla sue parole e aspetta. Tutto è nelle sue mani e in quelle dei suoi preparatori.
Intanto, al Cycling stadium fa discutere soprattutto Lance Armstrong, vincitore di sette Tour de France, che a New York ha annunciato il suo ritorno alle gare. Tornerà in gruppo in Australia, alla fine di gennaio 2009. Personaggio immenso, il texano, ma simbolo di un passato non immune da pesanti sospetti: il ciclismo ha veramente bisogno di un suo ritorno?
La risposta più convincente non può che venire dai giovani come Malori, un ragazzo che tifava Armstrong, ma che oggi non cerca miti da scimmiottare. Dal ciclismo non pretendiamo più eccessi: soltanto umanità.
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