Ho visto che faccia ha la morte
Un lettore è stato testimone dell'incidente in moto di Malnate costato alla vita ad un uomo di 38 anni. E dice: ho capito il valore della vita
Eravamo tutti felici, i ragazzini avevano vinto la partita contro l’oratorio "avversario" per 4 a 1, non si faceva altro che ridere e scherzare…quando sulla via del ritorno, a pochi passi dall’Iper di Varese vedo una moto sfrecciare accanto al nostro pulmino.
Era troppo veloce per quella curva, era troppo vicino il guard-rail…lo schianto era inevitabile. Ho visto nello specchietto la moto impazzita, poi un forte tonfo, cupo. Fermo il pulmino e corro a cercare di soccorrere il poveretto ma già altre persone erano intorno a lui, che non muoveva le pupille, respirava affannato e non aveva il casco in testa. Il casco letteralmente disintegrato e la moto 50 metri più avanti…l’unica cosa da fare era aspettare i soccorsi e sperare per lui.
Torniamo verso casa cercando di non pensarci.
Sui giornali di oggi (7/07) solo poche righe sulle sue condizioni "gravissime", ma ora apprendo che si era già spento in ospedale.
Correre per cosa?
Perchè l’uomo deve per forza cercare il demone della velocità?
Perchè anch’io sento appagamento quando la velocità scorrere nelle vene?
Ho paura…e sono sconvolto, ho visto la morte di un uomo per un sorpasso e un’angoscia mi attanaglia lo stomaco quasi da non respirare, PERCHE’?!
Non conoscevo quell’uomo, ma sento che vorrei stringermi attorno al dolore della sua famiglia. Una morte così stupida che fa morire dentro tutte le persone che ti erano attorno…perchè quel sorpasso andato male, perchè proprio lui, perchè proprio noi dovevamo vedere…
A volte mi chiedo se anche questo entra nel progetto che Dio ha su di ognuno di noi, se doveva finire così, oppure se è solo colpa dell’uomo che si inventa tanti modi per poter morire…
A me è servito. Mi fa riflettere sulla nostra fragilità e sull’immenso rispetto che dobbiamo avere per questo immenso dono di Dio che è la vita.
Spero che anche voi 4 o 5 lettori, come me da questo momento, prima di fare un sorpasso azzardato o una curva a tutta ci pensiate 2 o 3 volte, ricordiamoci che ci stiamo solo spostando da un luogo all’altro, niente di più…
PS. con la presente mi unisco all’appello di Paolo Tartari (4/07). Roberto Micci
Era troppo veloce per quella curva, era troppo vicino il guard-rail…lo schianto era inevitabile. Ho visto nello specchietto la moto impazzita, poi un forte tonfo, cupo. Fermo il pulmino e corro a cercare di soccorrere il poveretto ma già altre persone erano intorno a lui, che non muoveva le pupille, respirava affannato e non aveva il casco in testa. Il casco letteralmente disintegrato e la moto 50 metri più avanti…l’unica cosa da fare era aspettare i soccorsi e sperare per lui.
Torniamo verso casa cercando di non pensarci.
Sui giornali di oggi (7/07) solo poche righe sulle sue condizioni "gravissime", ma ora apprendo che si era già spento in ospedale.
Correre per cosa?
Perchè l’uomo deve per forza cercare il demone della velocità?
Perchè anch’io sento appagamento quando la velocità scorrere nelle vene?
Ho paura…e sono sconvolto, ho visto la morte di un uomo per un sorpasso e un’angoscia mi attanaglia lo stomaco quasi da non respirare, PERCHE’?!
Non conoscevo quell’uomo, ma sento che vorrei stringermi attorno al dolore della sua famiglia. Una morte così stupida che fa morire dentro tutte le persone che ti erano attorno…perchè quel sorpasso andato male, perchè proprio lui, perchè proprio noi dovevamo vedere…
A volte mi chiedo se anche questo entra nel progetto che Dio ha su di ognuno di noi, se doveva finire così, oppure se è solo colpa dell’uomo che si inventa tanti modi per poter morire…
A me è servito. Mi fa riflettere sulla nostra fragilità e sull’immenso rispetto che dobbiamo avere per questo immenso dono di Dio che è la vita.
Spero che anche voi 4 o 5 lettori, come me da questo momento, prima di fare un sorpasso azzardato o una curva a tutta ci pensiate 2 o 3 volte, ricordiamoci che ci stiamo solo spostando da un luogo all’altro, niente di più…
PS. con la presente mi unisco all’appello di Paolo Tartari (4/07). Roberto Micci
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