A Luino la commemorazione di don Piero Folli, prete coraggioso che salvò centinaia di persone
Presenti Ester De Tomasi, presidente di Anpi provinciale e il sindaco di Luino Enrico Bianchi insieme a diversi cittadini. Don Folli salvò centinaia di persone aiutandole a scappare da fascisti e nazisti. Venne arrestato e torturato. Detenuto a San Vittore, morì nel 1948
Commemorazione di don Piero Folli al cimitero di Voldomino, frazione di Luino, nella mattinata di domenica 9 marzo. Presenti Ester De Tomasi, presidente di Anpi provinciale e il sindaco di Luino Enrico Bianchi insieme a diversi cittadini.
Chi era don Folli? Nato a Premeno il 17 settembre 1881, riceve l’ordinazione nel 1904. Accusato di Modernismo, come del resto l’arcivescovo di Milano, cardinal Andrea Ferrari, subisce una sorta di immeritato esilio: coadiutore a Cislago, a Tradate ed in seguito a Caldana, questa volta come parroco. Approda a Voldomino, paese di millesettecento anime, a pochi passi dal confine svizzero, nel 1923. Coraggioso ed audace, non esita a denunciare le violenze e le prevaricazioni della dittatura fascista. Dopo l’8 settembre ’43, arrivano a Voldomino perseguitati politici, ebrei ricercati, prigionieri alleati, fuggiti dai campi di concentramento, giovani renitenti alla leva. Don Folli spalanca le porte della casa parrocchiale, il vecchio oratorio di S. Liberata è invaso da centinaia di persone, accolte, rifocillate aiutate ad espatriare. Più di un migliaio le persone salvate grazie all’intercessione di don Piero Folli. Tra queste, personalità di spicco quali Guido Miglioli, Piero Malvestiti, Mauro Scoccimarro, Dino Segre.
Il 3 dicembre 1943 don Piero Folli fu arrestato dai fascisti e dai tedeschi nella casa parrocchiale di Voldomino, dove era stata offerta ospitalità a quindici ebrei, in maggioranza donne e bambini che si apprestavano a varcare il confine per sfuggire alle persecuzioni razziali. Legato all’inferriata del cortiletto, venne percosso a sangue perché riveli i nomi dei collaboratori. Un ciuffo di capelli gli viene strappato, ma non parla e non parlerà neppure in seguito. I quindici ebrei vengono trovati e, mani sulla nuca, costretti a marciare sotto la pioggia.
Dopo l’arresto Don Folli è incarcerato a San Vittore per tre mesi. Subisce torture e violenze senza mai rivelare i nomi dei suoi collaboratori. Viene liberato grazie all’intervento del Cardinale Schuster e quindi confinato a Cesano Boscone. Terminata la guerra torna a Voldomino e lì muore il 9 marzo 1948.
3 dicembre 1943: i fascisti arrestano don Piero Folli, il parroco che aiutava gli ebrei a scappare
“La tonaca e il fucile”, la Resistenza dei preti in provincia di Varese
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