La crisi della famiglia in un libro

Guido Conti ha presentato "La Palla contro il muro" (Guanda) ad Amor di libro

Guido Conti aveva già vinto il Premio Chiara nel 1998 con il libro di racconti “Il coccodrillo sull’altare”. Un premio che segnò il suo ingresso ufficiale nel mondo della letteratura. Conti però c’era già entrato da tempo ufficiosamente, fin dal suo primo incontro con Pier Vittorio Tondelli, avvenuto nel 1988. «Mi insegnò il senso dello scrivere e soprattutto l’importanza delle proprie radici nella narrazione. Era ciò che lui cercava. Mi disse anche che ero uno scrittore di racconti».

Conti ha seguito quell’insegnamento, trasportando nei suoi libri il sapore, i colori, le atmosfere e soprattutto le storie fantastiche che animano i paesi della Pianura padana. «Dalle nostre parti accadono cose stranissime, un po’ magiche. Tempo fa ho visto una festa paesana al centro di un prato. Tutt’intorno infuriava il maltempo. Un solo cono di luce illuminava l’orizzonte ed era proprio nel luogo dove si svolgeva la festa. Un vecchietto si è avvicinato agli organizzatori e in dialetto gli ha detto: "Avete lavorato bene"».

Nel suo ultimo libro, “La palla contro il muro” (Guanda), l’autore  si stacca da questo mondo per affrontare il tema della famiglia e della sua “crisi”. «Oggi tutti difendono la  famiglia e  mi chiedo perché. È diventato un luogo infernale. Avete visto il marito che ha ucciso la moglie incinta?»

La storia raccontata da Conti narra le vicende di due genitori, regolarmente sposati, e del loro figlioletto. Il matrimonio entra in crisi. Il casus belli è rappresentato da un paio di mutande introvabili. Dalle ripicche si passa al silenzio e alla incomunicabilità. In mezzo c’è il piccolo Luca che subisce le tensioni, testimone invisibile di una battaglia che diventa guerra senza confini. Una guerra come quella dei Roses, raccontata nel film di Danny De Vito, che non si placa nemmeno quando i due genitori trovano nuovi compagni di vita. «Questa storia – spiega Conti – è un po’ autobiografica. Io ho convissuto per molti anni con una donna separata che aveva un figlio e vedevo tutte le tensioni e contraddizioni che viveva». Unico elemento positivo la presenza della nonna Vaniglia

Lo scrittore ha parlato dell’arte dello scrivere, sollecitato dai presenti intervenuti ad Amor di libro. «Io ho sempre scritto, ma ho imparato con il tempo l’arte dello scrivere, grazie anche ai consigli di Tondelli. Per scrivere e pubblicare il mio primo romanzo ci ho messo vent’anni. Non riesco a farlo di getto. Dopo la prima stesura, occorre una continua rivisitazione di ciò che si scrive. Pensate a Manzoni, prima del capolavoro della sua vita "I promessi sposi" ha scritto il "Fermo e Lucia" che non era proprio il massimo».

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Pubblicato il 01 Giugno 2007
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