«L’assenza dei clinici? Non capisco cosa vogliano ancora…»
Il primario di gatroenterologia Segato non si spiega le ragioni della protesta universitaria. Anche per il collega Marnini la polemica non è grave
La sala era gremita. Molte le personalità politiche ed amministrative, tanti i lavoratori dell’ospedale e i volontari che impiegano il proprio tempo in favore dei pazienti.
Gli unici assenti erano i clinici, la componente universitaria legata all’azienda ospedaliera da una convenzione. Il mancato coinvolgimento nelle fasi dell’organizzazione della festa e l’invito inviato via fax al Preside Paolo Cherubino sono stati letti come uno sgarbo offensivo che non poteva essere dimenticato.
La scelta degli universitari, però, è stata minimizzata dai colleghi “ospedalieri” ( seconda anima di quest’azienda): « Non ho capito il motivo di questo gesto – dichiara Sergio Segato, primario di gastroenterologia – In tutte le fasi di ricostruzione sono sempre state tenute in considerazione le richieste e le esigenze degli universitari. Nel reparto diretto dal dottor Dionigi è stata realizzata un’aula convegni da 50 posti. Ed è solo un esempio. Non comprendo cosa possano imputare all’azienda che li ospita…»
Anche il primario di geriatria Patrizio Marnini preferisce non sottolineare il gesto: «Qualche collega universitario, invero, c’era. Non mi sembra che le polemiche siano gravi».
Sul fronte del trasloco, intanto, si procede secondo copione. I primi due giorni degli oltre centosettanta pazienti nelle nuove camere sono trascorse senza intoppi, a parte qualche problemino con l’aria condizionata da “regolare”. Nel reparto di geriatria sono stati anche ricoverati nella notte due pazienti in arrivo dal pronto Soccorso: «In questi giorni i ritmi di lavoro sono più sostenuti – ha affermato il primario di Pronto soccorso Francesco Perlasca – ma è naturale. Niente di grave. Il nostro trasloco è in programma per il 15 aprile. Sarà una grande occasione, lasciamo un ambiente degli anni ’30 per entrare in un posto moderno, più spazioso. Problemi ce ne saranno sempre, ma è la colpa è del sistema: sul territorio e nella struttura».
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