Lanzillotta: “L’acqua resta un bene pubblico”
Il Ministro agli amministratori locali: unitevi e fate investimenti per dare servizi migliori. I dubbi sull'Ato
L’acqua resta pubblica e il disegno di legge sui servizi pubblici locali, in discussione in parlamento, non tratterà dei beni idrici. Si apre con l’ennesima rassicurazione a chi teme una privatizzazione delle acque la visita a Varese del Ministro per gli affari regionali Linda Lanzillotta. E continua con una critica alla regione Lombardia, che proprio in materia di servizi pubblici ha elaborato una legge che contrasta con la disciplina nazionale.
Il Ministro ha parlato nella sala consiliare del municipio di Varese di fronte a una attenta platea di amministratori locali, in un incontro promosso dalla Margherita e moderato dal segretario provinciale Alessandro Alfieri, presente il senatore Paolo Rossi. La materia delle multiutility è davvero complessa, e ai cittadini non arriva in genere il carico di interesse che in realtà ha questo tema, sia per il valore del servizio in ballo che per la quantità di soldi pubblici da gestire, con ripercussioni sulla vita di tutti. Linda Lanzillotta ha tracciato un quadro di quello che sta accadendo e del “tormento legislativo” che ha accompagnato finora tutto questo settore.
Aspettando l’esito del contrasto che ha opposto il Governo alla Regione Lombardia, l’attenzione è tutta sul disegno di legge Lanzillotta. L’idea alla base del ddl che il governo sta trattando in parlamento è semplice: bisogna far fare ai privati tutto quello che si può fare fuori dal pubblico. Per gli enti locali inizia poi un operazione trasparenza che deve portare ad avere tariffe chiare, servizi di qualità, gestione trasparente. Che significa? Innanzitutto uno stop all’uso improprio dei bilanci delle aziende. “Uno dei punti critici di questo processo di novità – ha sottolineato il ministro – è che le aziende pubbliche non potranno più finanziare i bilanci dei comuni”. Il rifinanziamento dei buchi comunali è in realtà una redistribuzione opaca di risorse comuni a scapito della qualità del servizio, mentre sarebbe opportuno legare strettamente la tariffa pagata al valore delle prestazioni offerte. Ma chi controlla sulla qualità? Lanzillota ha illustrato un altro dei concetti fondanti della legge. Ogni volta che un servizio è affidato a un terzo ci deve essere una gara, anche se alle gare può partecipare chi vuole, pubblico, privato o misto che sia. Ci vuole tuttavia invece più attenzione ai contratti di servizio, che devono essere maggiormente severi per garantire che chi vince le gare di appalto rispetti i contratti e faccia un buon lavoro con i cittadini. Lanzillotta ha ribadito ancora la forte tutela verso l’acqua, e ha invitato gli amministratori locali a non perdere tempo nell’unire le risorse per fare investimenti: un appello che a Varese tocca un nervo scoperto, dato che l’ambito territoriale, l’Ato, che raccoglie tutti i comuni, non è ancora operativo per una serie di contrasti, impedendo di fatto la realizzazione di un piano di investimenti per ammodernare la rete.
Diverse le personalità locali presenti. Il discorso del ministro è stato molto apprezzato dal sindaco Attilio Fontana, convinto sostenitore della pubblicità di alcune risorse come l’acqua. (Il sindaco ha riservato anche un passaggio di affetto verso la multiutility varesina Aspem ribattezzandola “il nostro piccolo gioiello”). Sono intervenuti, tra gli altri, il responsabile della segreteria tecnica dell’Ato Franco Taddei, il presidente di Sogeiva (depurazione) Riccardo Broggini , il presidente di Amsc (la multiutility di Gallarate) Nino Caianiello, tutti attori di una interessante partita di ridefinizione degli equilibri industriali e politici delle nostre aziende dei servizi. Sullo sfondo, un bivio. “Abbiamo aziende troppo frammentate – ha ammonito il consigliere regionale Stefano Tosi – che non sono nemmeno in grado di competere a livello regionale”.
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