La Consulta provinciale chiede una sanità a dimensione di donna
Autorità e istituzioni si sono trovati a Villa Recalcati ospiti della Consulta provinciale femminile. Tra gli ospiti il direttore regionale Lucchina

Da venticinque anni la Consulta femminile provinciale di Varese si occupa della vita delle donne. Ne individuano le necessità, i problemi, le debolezze per segnalarle alla comunità.
Ultimo in ordine di tempo sollevato è il tema "Donne e salute", un punto critico che si ricollega alla questione sollevata lo scorso anno e che riguardava "i tempi della città": « Non è possibile che le donne debbano perdere ore e giornate di lavoro per chiedere una visita medica, per accompagnare un congiunto in ospedale, per far fare le analisi del sangue al proprio bambino – spiega la presidente Tiziana Gentilin, rappresentante di AN all’interno della Consulta ( nella foto sopra) – dobbiamo chiederci perchè se è possibile rendere flessibile la grande distribuzione per venire incontro alle esigenze dei cittadini, uno sforzo simile non possa pensarsi nel comparto sanitario».
Per discuetere della miglior organizzazione dell’offerta sanitaria sono intervenuti il Sindaco di Varese Attlio Fontana, l’assessore regionale Massimo Buscemi, il Direttore generale della sanità lombarda Carlo Lucchina, i direttori dell’azienda ospedaliera Carlo Pampari e dell’Asl Pierluigi Zeli, oltre all’assessore provinciale Graziella Giacon.
Tutti hanno sottolineato il grande ruolo sostenuto dalle donne nella nostra società: madri, mogli, lavoratrici, assistenti e altro ancora.
Per il direttore Lucchina, però, non si deve limitare lo sguardo alla funzionalità dell’ospedale: «La sanità deve essere considerata
nella sua dimensione territoriale. L’ospedale è e rimane il luogo centrale ove rivolgersi quando si sta male. Ecco perchè è difficile accettare file e attese in altri contesti e non all’ospedale dove si arriva in condizioni psicologiche provate. Sono convinto che l’attenzione e la solidarietà siano fondamentali e in questo campo il volontariato svolge un lavoro fondamentale. Cambiamenti e miglioramenti sono sempre possibili ma in un ottica sostenibile: si deve iniziare a condividere responsabilità delle scelte, rendersi consapevoli della necessità che cure e prestazioni vengano erogate in modo appropriato, altrimenti mettiamo in crisi il sistema provando chi effettivamente ha necessità di avere assistenza».
Sforzi di apertura al territorio avvengono anche da parte di Asl e ospedale, con i consultori, con i programmi di ascolto e aiuto alle madri, di assistenza agli anziani.
Parzialmente soddisfatta al termine dell’incontro, che ha visto una scarna affluenza, la presidentessa Gentilin: «Spesso confondono la Consulta con donne che fanno il punto croce. Si svilisce il grande lavoro di sensibilizzazione che portiamo avanti nel nome e per il bene delle donne. Noi siamo cinquanta rappresentanti di altrettante associazioni o partiti politici. Non facciamo carità, facciamo opinione».
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