L’Impero e il cinema muto
Siamo contenti della riapertura del cinema Impero. Una scelta importante che ci auguriamo venga valorizzata dalla città. Non è questione di campanilismi, ma di una opportunità in più, e meglio se fuori dai classici circuiti della distribuzione.
Questo però non significa non notare alcuni primi scivoloni che sono già stati fatti e che se non corretti possono diventare preoccupanti.
Le due lettere dei lettori arrivate nei primi due giorni di programmazione mettono in evidenza problemi reali e delicati. Problemi di organizzazione, ma anche di struttura.
L’Impero dimostra di avere poca attenzione rispetto a cosa accade in città e questo non è bene.
Non è bene aver aperto senza aver pensato alla questione parcheggi. Non è bene aver aperto e inaugurato il cinema senza pensare a coinvolgere alcuni protagonisti che lavorano nel mondo del cinema. Attori, registi, sceneggiatori vivono in abbondanza qui nel Varesotto. Forse coinvolgerne qualcuno. alemno nella sua fase inaugurale, era il minimo.
E per finire “Varese Hollywood”. Ossia il fatto che un editore varesino, Pietro Macchione, e il responsabile delle pagine dello spettacolo del maggiore quotidiano della provincia, Diego Pisati, abbiano presentato un libro fresco di stampa sui rapporti tra Varese e il cinema proprio il giorno prima dell’apertura della multisala. La libreria del Corso gli dedica la vetrina. L’Impero il silenzio. Non siamo più all’epoca del cinema muto. Aprirsi alla città e promuovere la propria attività diventa ancora più affascinante se si valorizza quanto esiste. Al fascino, magari un po’ romantico, seguirebbe di certo maggiore simpatia e maggiore successo.
Come per il lettore critico, non solo è corretto dare altre chance all’Impero, ma ci auguriamo sia stato solo lo stress della riapertura ad aver originato queste sviste.
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