L’Università dell’Insubria prende le distanze da un discusso libro sulla Shoa e annulla la sua presentazione
La Rettrice interviene con una nota ufficiale per prendere le distanze da ogni forma di revisionismo o ambiguità sulla Shoah
Nelle ultime ore l’Università degli Studi dell’Insubria è stata coinvolta in alcune polemiche scaturite dall’annuncio della presentazione del volume “Un genocidio chiamato Olocausto” di Antonino Salerno. Il caso, sollevato a livello nazionale da alcune testate giornalistiche, riguarda i contenuti del libro (edito da Mimesis ma attualmente bloccato dalla casa editrice) giudicati come vicini a tesi revisioniste sulla Shoah.
La ricostruzione della vicenda
L’incontro previsto per il 30 gennaio era inserito nel progetto “Giovani Pensatori”, una storica iniziativa del Centro Internazionale Insubrico di Varese. Tuttavia, la natura del libro – un corposo volume che mette in discussione aspetti consolidati della storiografia sullo sterminio degli ebrei – ha scatenato diverse polemiche. La casa editrice ha chiarito di aver sospeso la pubblicazione dopo aver analizzato le bozze definitive, mentre l’identità stessa dell’autore rimane avvolta nel mistero.
Il professor Minazzi ha annullato la presentazione sostituendola con un incontro sulla Shoah e sulla capacità di pensare Auschwitz oggi, soprattutto alla luce della riflessione filosofica.
La nota della Rettrice
L’Ateneo varesino è intervenuto con estrema fermezza attraverso un comunicato ufficiale della Rettrice, volto a tutelare l’onore della comunità accademica:
“L’Università degli Studi dell’Insubria prende con assoluta fermezza le distanze da qualunque posizione, interpretazione o rappresentazione che possa anche solo indirettamente ricondursi a forme di negazionismo, revisionismo, riduzionismo o ambiguità rispetto alla Shoah, che costituisce un fatto storico incontrovertibile.“
La nota chiarisce inoltre che la governance dell’Ateneo non era stata informata dell’iniziativa: gli accordi con l’autore sono stati presi autonomamente dal prof. Fabio Minazzi, senza che la Rettrice o gli Organi di Governo ne fossero a conoscenza. L’Ateneo ribadisce che la tutela della dignità delle vittime è un presupposto irrinunciabile della propria missione educativa. L’Università si riserva di adottare ogni misura necessaria a tutela della propria immagine e del ruolo pubblico affidatole.
L’appuntamento del 30 gennaio si terrà dunque in una veste completamente diversa, incentrata sul rigore scientifico e sulla memoria, per ribadire i valori civili che da sempre animano l’Ateneo di Varese e Como.
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