Di nuovo a Beirut, al fianco dei “suoi” bambini
Maria Zecchini, la volontaria dell'Avsi sorpresa nella sua casa di Varese dalla guerra, è ritornata in Libano: «Tra rabbia e rassegnazione, la gente si rimbocca le maniche»
Quando scoppiò la guerra in Libano lei si trovava a Varese in ferie. Ma il suo pensiero è sempre stato là, tra quanti erano sotto le bombe, tra i tanti bambini che in tre anni aveva conosciuto. ( Maria al centro della foto con parte dei "suoi" bambini)
Maria Zecchini è rientrata in Libano da una settimana, appena la situazione si è normalizzata, Avsi le ha chiesto di riprendere il suo lavoro e lei non ha avuto alcun dubbio.
«Dopo due mesi trascorsi a Varese la notizia della partenza mi ha un po’ intimorito: "Cosa avrei trovato?". Ma la titubanza è durata giusto un attimo: tornare in Medio Oriente era un segnale forte, anche per quanti erano rimasti lì, al fianco della popolazione».
Da una settimana, Maria Zecchini è di nuovo al suo posto, negli uffici di Jounie, alla ricerca dei "suoi bambini": «Siamo sbarcati all’aeroporto posto a Beirut sud. Ci aspettavamo la devastazione. Invece sulla via principale che porta in centro non si nota nulla. Solo i grandi manifesti degli "uomini barbuti" che inneggiano alla vittoria..».
La casa di Maria non è stata toccata dai bambardamenti anche se sono stati colpiti molti ponti e i percorsi si sono profondamente modificati: « La sensazione è che la gente non ha mai smesso di lavorare, di darsi da fare. Il colpo è stato tremendo: nessuno si aspettava la guerra. Eppure nella capitale le attività non sono mai cessate, il traffico è ora agli stessi livelli di prima dei bombardamenti. È incredibile la grande voglia di ricominciare di questa gente».
Maria Zecchini seguiva un progetto dell’Avi sull’adozione a distanza: tanti bambini con cui aveva stabilito un ottimo rapporto: «Li stiamo cercando tutti, a uno a uno. Molti sono fuggiti e non si sa quando e se torneranno. Nei loro occhi non posso dire di aver visto l’angoscia, anche se molto dipende da dove si trovavano al momento degli attacchi. Ora, però, vedi nitidamente il timore latente: genitori e figli stentano a separarsi. Nel sud del paese, soprattutto, ho trovato famiglie che non vogliono uscire di casa, anche perchè il territorio è ancora disseminato di bombe inesplose. Sui loro volti si legge nitida la rabbia. Avsi ha dovuto cambiare completamente il suo intervento: gestire l’emergenza della guerra è completamente diverso dal favorire lo sviluppo e per noi, quindi, si apre una fase molto delicata e difficile che ci richiede il massimo impegno».
Il Libano, per Maria, è ormai una seconda patria: «Nei giorni trascorsi lontano mi mancavano i tanti amici che mi sono fatta in questi tre anni. Il Libano è un paese incredibile: qui veramente coinvivono pacificamente razze e religioni differenti. Noi non abbiamo mai avuto uno screzio, non siamo mai stati vittime di un pregiudizio. Anzi. Proprio in quesi giorni mi rendo conto che il nostro ritorno viene visto come una ventata di ottimismo, perchè capiscono che siamo al loro fianco, per amicizia e per simpatia. So perfettamente che noi non siamo qui per salvare il mondo, ma la nostra presenza dà speranza».
Come diceva Maria, Avsi ha dovuto "cambiare in corsa" la sua missione, concentrandosi ora sul "ritorno alla normalità": tutte le informazioni sono reperibili sul sito dell’ONG: www.avsi.org.
E mentre la solidarietà si rimette in moto, è in navigazione verso il Libano la flotta italiana che sarà dislocata nel sud del paese sotto l’egida delle Nazioni Unite. Per il momento da Solbiate Arno non si prevedono mobilitazioni: la Caserma Ugo Mara era salita agli onori di cronaca come "papabile". In futuro, forse.
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