«Varese mi ha dato tanto, voglio restituirle qualcosa»: Esposito, il consigliere che risponde sempre al telefono

Consigliere comunale di Forza Italia e capogruppo, Domenico Esposito è arrivato da Salerno a 19 anni e non è più andato via. Oggi, dopo 25 anni di politica nei quartieri, si racconta tra passione, qualche rimpianto e la voglia di ricandidarsi

Centrodestra

Con 685 voti di preferenza Domenico Esposito, per tutti Mimmo, è stato il consigliere più votato nelle elezioni del 2021. «Nel 2011 sono rimasto fuori per un voto perché avevo fatto una campagna più soft, credevo di farcela e mi è spiaciuto. Ma sono 25 anni che mi impegno in Comune».

A Mimmo piace essere considerato un “Politico tra la gente”. La sua forza elettorale deriva spesso dal fatto di essere percepito come uno di famiglia per molti varesini. Salernitano d’origine si è subito inserito nel tessuto cittadino.

Quando è arrivato a Varese?

«Sono arrivato nel 1990, avevo 19 anni, adesso ne ho 55: praticamente sono stato più a Varese che a Salerno. Mi reputo un cartabiese, un cartabiese vero, anche adesso che abito a Castronno».

Ha fatto famiglia in questi anni?
«Sono sposato da vent’anni con mia moglie Rosa e ho due figli, Paolo e Lucia. Il grande fa il Politecnico a Milano, ha iniziato il primo anno in ingegneria informatica. Lucia invece fa la seconda media, sette anni di differenza tra loro».

Centrodestra

Ha cominciato a lavorare giovanissimo e sempre nella ristorazione…

«Sì, ho fatto 31 anni da Gennaro e adesso da quasi cinque anni sono al Volo a Vela. Ho sempre lavorato. Questa attività mi ha portato ad avere un rapporto continuo con il pubblico, non per forza di cose ma per carattere. Ci sono colleghi che fanno il loro lavoro, buongiorno e buonasera, però io sono sempre in prima linea, appena arriva il cliente ci parlo, mi faccio voler bene. Questa cosa mi ha portato a conoscere tantissima gente. Tempo fa fecero un sondaggio sulle dieci persone più conosciute di Varese, e se non ricordo male l’ho vinta io».

Lavorare per più di trent’anni da Gennaro e poi vederlo venduto ai cinesi: com’è stata quell’esperienza?

«È stato un brutto colpo. Quel locale lo abbiamo costruito noi, siamo partiti da zero e abbiamo portato quella pizzeria a essere tra le più frequentate di Varese e provincia. Ovunque andassi, ad Arcisate, Sesto Calende, Busto, Gallarate, Gorla, nei paesi più sperduti della provincia, chiedevi di Gennaro e lo conoscevano tutti. Racconto un aneddoto: c’era un mio vicino di casa, ai tempi prima che esistesse Google Maps, a cui un signore della Svizzera chiedeva dove trovare un posto a Cartabbia. E lui rispose: “Conosci la pizzeria da Gennaro? È lì di fronte.” Era già il primo Google Maps, ancora prima che esistesse».

Centrodestra

E come è arrivata la politica?

«Mi sono appassionato di politica da quando mi hanno cercato per la circoscrizione nel 2001. Da lì ho iniziato i miei primi passi, facendo il consigliere di circoscrizione. Mi è rimasta sempre quella passione di portare i problemi dei varesini. Come dicono di me, sono il consigliere della buca dell’asfalto, della segnaletica sbiadita. E ho l’impressione che al cittadino questo interessi più delle polemiche. Ho visto tante mozioni per fermare la guerra in Iraq, per fermare la guerra in Iran: alla gente interessa la città, i problemi concreti, dalla sicurezza al decoro alle manutenzioni. E questo mi piace, perché posso dire che Varese mi ha dato tanto e anch’io voglio dare tanto a Varese».

Lei ha fatto le scuole medie, quanto ha inciso questo nell’attività politica?

«Il cittadino classico vede nel politico l’istruzione, il saper parlare, il congiuntivo giusto. Però vedendomi fare, sta cambiando qualcosa. La gente dice: vado da Mimmo Esposito e mi risolve il problema. Non mi fa una cosa filosofica. A me quello giacca e cravatta che vedo e poi sparisce non piace. Mi piace Mimmo, che lo vedo in centro Varese, che mi risponde sempre al telefono. Sono circa 25 anni che faccio politica, e né io, né nessuno della mia famiglia ha mai avuto un incarico. Qualcuno dice allora: Mimmo non è lì per i posti. Essendo il più votato a Varese per la seconda volta consecutiva, sto lì seduto al banco. Mi reputo un politico che fa politica per la gente, non un politico nominato. Uno scelto. Quello che riesco a fare, nonostante sia all’opposizione, non è poco anche perché non è facile andare negli uffici, non sei in maggioranza, non hai il tuo assessore o il tuo sindaco, ma sei un consigliere di opposizione che ha tutto il diritto di fare richieste, anche se ci sono sempre due pesi e due misure».

Dopo 25 anni cos’è che la motiva ancora?

«La passione, su tutto la passione. Questa non è cambiata. Quando metto a posto un cartello, chiudo una buca, quando sono andato a Roma al ministero dei Trasporti per far aprire il cavalcavia a Castronno, quando abbiamo segnalato il muro di via Gasparotto con le crepe prima che creasse problemi, quando abbiamo intercettato i fondi regionali per sistemare la rotonda di via Europa. È la mia passione. Sono sempre uno a cui piace aiutare gli altri: quella è la cosa che mi spinge di più».

Come ha iniziato nel 2001 con Forza Italia in circoscrizione?

«Mi ha chiamato Forza Italia e io non ci credevo. L’ultima settimana qualcuno diceva: ma cosa ti sei candidato a fare, non prendi un voto, mi dispiace Mimmo, è una candidatura persa. Allora mi è scattata dentro la voglia di gareggiare. Ho chiamato tutti i miei amici di Cartabbia e Capolago e ho detto: ragazzi, mi prendono in giro, dicono che non prendo un voto. Abbiamo organizzato, facevamo le feste di paese. Sono arrivato terzo, con 73 preferenze e siamo entrati in tre. Da lì ho iniziato le prime serate alla scuola di Bizzozero, ho fatto le mie richieste, i miei interventi, e mi sono appassionato. Nel 2006 sono entrato per la prima volta in consiglio comunale. Nel 2011 sono rimasto fuori per un voto perché avevo fatto una campagna più soft, credevo di farcela. Nel 2016 ho fatto una campagna più massiccia e sono risultato il primo del centrodestra. Nel 2021 il primo in assoluto con 685 preferenze e ne avrò prese anche di più perché in tanti mi dicono che hanno sbagliato lista, perché Forza Italia aveva un simbolo piccolissimo nella scheda e molti anziani mi hanno votato su altre liste»

Quanto contano i quartieri oggi, e tu da quale si sente più rappresentato?

«Di più Cartabbia e Capolago, però li seguo tutti. Li conosco proprio benissimo lì, anche se adesso che lavoro al Volo a Vela mi sono avvicinato molto anche a Calcinate del Pesce, a Bizzozzero. I rioni sono una grande risorsa per Varese, non vanno abbandonati».

Cos’è che la fa arrabbiare di più?

«La manutenzione nei rioni. Si è persa totalmente. In centro ci vanno tutti, ma i rioni, le strade, i marciapiedi, gli asili, le scuole, le piazze, il verde: quello è abbandonato. Io la città la reputo come un ristorante: per portare la gente devi renderlo bello, accogliente, pulito. Se la città la tieni sporca, poco accogliente, poco sicura, non è attrattiva. Mi ricordo il 2008 con i Mondiali di ciclismo: il lungolago, il centro, Bizzozero, Masnago. Sembrava una piccola Parigi. Quelle immagini non le ho viste più. Non è colpa di questa amministrazione, ci sono poche risorse, però si potrebbe fare di più. Io ho altre idee».

Lavorando nella ristorazione ha visto in prima persona i problemi del commercio. Cosa servirebbe a Varese?

«La città va resa attrattiva. Farei un evento ogni domenica, a Piazza della Repubblica, a Piazza Monte Grappa. E per me gli eventi più belli sono quelli legati al cibo, alla gastronomia. Vado alle fiere del mobile, alle fiere della moto: lo stand con più attrazione è sempre quello dove si mangia. Una sera la polenta, una sera la frittella, con un artista che canta. Varese deve essere attrattiva. Devo dire una cosa: guardando i numeri, nelle ultime due tornate al ballottaggio ha vinto Galimberti, e secondo me una parte del centro di Varese, abitata da persone un po’ più anziane, vuole una città tranquilla, non vuole troppo casino. Ho visto i numeri: Galimberti ha stravinto in via Como, via Sacco, via Morselli. Forse quella zona non vuole essere disturbata. Ma secondo me è un limite».

Se fossi sindaco per un giorno, cosa farebbe?

«Farei una grande festa, qualcosa che possa attrarre tanta gente. Varese va risvegliata. Porterei gente in centro e migliorerei tutto: i parcheggi, i negozi, la ristorazione, i bar. Guardo Salerno, città di cui sono originario: l’allora sindaco del PD De Luca è stato uno dei primi a fare le luminarie di Natale, quelle belle, e al primo anno hanno fatto 800.000 ingressi. Da lì è partita la svolta economica, hanno rifatto il lungomare, sono cresciuti ovunque. Non è che mi piace prendere spunto da lì politicamente, però quella storia delle luminarie ha cambiato totalmente la città».

Ha vissuto dieci anni in maggioranza con Fontana e dieci all’opposizione con Galimberti. Cosa cambia?

«In maggioranza era tutto più facile, seguire i lavori, portare avanti le richieste. All’opposizione è difficilissimo far seguire le tue istanze. Però, tra virgolette, stuzzicare un po’ la maggioranza ti diverte anche un attimino. Spero di ritornare in maggioranza: in maggioranza non c’è partita».

Centrodestra

È sempre stato in Forza Italia?

«Sono un berlusconiano. Mi piace essere moderato come ci ha insegnato lui. Non siamo quelli che lanciano la campagna contro gli stranieri. Noi siamo moderati: chi fa il bravo rimane, chi non fa il bravo prende le giuste conseguenze. Sono un meridionale che si è adattato, sono andato a lavorare, ho sempre fatto il mio, ho pagato tutto, non ho mai fatto niente di male e sono stato accettato al cento per cento. Mi schiero in favore degli imprenditori, degli industriali, dei liberi professionisti. Non sono contro i dipendenti, ma quella è la mia area».

Qual è la battaglia politica più difficile che ha fatto?

«Volevo ottenere un parcheggio in zona Cartabbia e non ci sono riuscito in nessuna maniera. Quella zona poteva avere uno sbocco diverso: i parcheggi nei rioni sono importantissimi. Avevo promesso ai miei vicini, ai miei amici di quella zona, e non siamo riusciti. In una giunta Galimberti di qualche anno fa era stato promesso che si facevano quattro parcheggi, uno a Bizzozero, uno a Sant’Ambrogio, uno alla Rasa e uno a Cartabbia. Se tutto andrà bene, ne faranno solo uno a Sant’Ambrogio.»

C’è qualcosa che farebbe diversamente?

«Nel 2016, quando c’è stata la rottura tra i nostri leader. Malerba, Orrigoni, Cattaneo, Caianiello: quella rottura è stata la nostra débâcle politica. Da lì è arrivata la sconfitta elettorale. Avrei potuto fare di più per metterli tutti intorno a un tavolo e farli ragionare».

Cos’è che la fa arrabbiare di più in consiglio comunale?

«La maggioranza dice che ci ascolta, che vuole collaborare, ma vedo un muro di gomma. Era passata una mozione per il cimitero dei cani ai tempi di Piero Garparoli, non se n’è visto niente. Le mozioni passano sulla carta, ma nella realtà non succede mai niente. E anche quest’anno avevano promesso soldi per la sicurezza, ma i tempi si sono allungati e i fondi non ci sono stati. Loro sono i padroni e fanno quello che decidono. Come la pista ciclabile: quella decisione è passata direttamente dalla giunta, senza commissione, senza consiglio. Non c’è stato verso di fare niente».

Cosa vorrebbe che i varesini dicessero di lei tra dieci anni?

«Che Mimmo è stato sempre uno che ascoltava, molto disponibile, una persona garbata, mai fuori dalle righe. E che nel suo piccolo ha portato dei buoni risultati a Varese. E che quando l’hanno chiamato, ha sempre risposto al telefono».

Forza Italia la tiene in considerazione?

«Sì, c’è una collaborazione stretta. Sono il capogruppo in consiglio comunale, vado d’accordo con la Bison, con Giordano, con Franco Formato, ci sentiamo spesso. Qualche volta non siamo d’accordo su tutto, capita, ma non rompiamo».

Si ricandiderà?

«Sicuro, al cento per cento.»

Che città le piacerebbe vedere tra dieci anni?

«Una città viva, attrattiva, curata. Un salotto che sa ospitare, dove il cittadino si sente a suo agio. Dobbiamo avere idee nostre, non usare format preconfezionati come fa il centrosinistra: strisce blu il primo giorno, bandi intercettati ovunque. Alcune cose le hanno fatte, sì, però le idee partite da loro, tipo Nature Urbane o la chiusura di via Sacco, non sono andate a buon fine. Noi dobbiamo mettere le nostre idee per rendere Varese quello che può essere».

Tutti gli eventi

di aprile  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Marco Giovannelli
marco@varesenews.it

La libertà è una condizione essenziale della nostra vita. Non ci può essere libertà senza consapevolezza e per questo l’informazione è fondamentale per ogni comunità.

Pubblicato il 08 Aprile 2026
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.