I chatbot cambieranno il nostro modo di pensare? Il professor Luca Mari ospite alle Scuole Manfredini
Il professore di Scienze della Misurazione alla LIUC di Castellanza e all'Università Cattolica di Milano protagonista del terzo appuntamento del ciclo "Verso la Maturità – Percorsi nel Contemporaneo"
L’8 aprile l’Aula Magna delle Scuole Manfredini di Varese ha ospitato Luca Mari, professore ordinario di Scienze della Misurazione alla LIUC di Castellanza e all’Università Cattolica di Milano, per il terzo appuntamento del ciclo “Verso la Maturità – Percorsi nel Contemporaneo”. A moderare il dibattito gli studenti della 5ª Scientifico Scienze Applicate, con domande preparate con cura, una delle quali, rivelato solo in chiusura, era stata formulata da un chatbot.
Mari ha aperto con una distinzione netta tra ignoranza e stupidità: stupido non è chi non sa, ma chi non sa di non sapere e smette di cercare. Da qui la domanda più scottante della serata, posta dagli stessi ragazzi: perché fare fatica a imparare, se ChatGPT sa già più di quello che sapremo da laureati? La risposta del professore è stata diretta: si impara per diventare persone capaci di pensare in modo rigoroso e critico, nel senso greco del termine. “Chi spera di avere un buon lavoro grazie a competenze tecniche si auguri che ChatGPT rimanga meno bravo. Io non ci scommetterei.”
Il momento più denso ha riguardato la responsabilità morale. Intrecciando Dostoevskij con Hannah Arendt e il processo Eichmann, Mari ha messo in guardia da uno scenario già plausibile: qualcuno che, di fronte a una scelta sbagliata presa con l’aiuto di un’intelligenza artificiale, si difenda dicendo “non sono responsabile, l’ha fatto la macchina”. Sarà sempre più importante, ha concluso, sapere a chi spetta rispondere delle conseguenze.
Sull’uso dei chatbot, mari ha ripreso la metafora platonica del farmacon: medicina e veleno allo stesso tempo. Usati come sostituti del pensiero, atrofizzano le capacità cognitive; usati come interlocutori attivi, possono potenziarle. Il suo consiglio pratico: invece di chiedere la risposta, chiedere al chatbot di fare domande finché le proprie spiegazioni non siano chiare. “Uno dei modi migliori per imparare qualcosa è doverlo insegnare.”
Il ciclo prosegue il 17 aprile al Teatro Nuovo con lo spettacolo “Lo scrittore automatico”, tratto da Roald Dahl, e il 21 aprile con un incontro sull’arte contemporanea con il critico Giuseppe Frangi. Chiuderà il 5 maggio la professoressa Stefania Garassini dell’Università Cattolica sul tema del digitale.
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