«Gli adolescenti e altri paradossi»: rabbia, fragilità e iperprotezione al centro del dibattito con Sassaroli e Lancini
Al festival Chora Volume 3, l'incontro con la psichiatra e psicoterapeuta Sandra Sassaroli e lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, moderati da Sabrina Tinelli
Un’indagine del Consiglio Nazionale dei Giovani rileva che circa il 70% dei giovani italiani ha sentito, negli ultimi cinque anni, il bisogno di rivolgersi a uno psicologo, ma solo il 32% è riuscito ad accedere a un professionista della salute mentale e ricevere aiuto concreto. Da questo dato è partito domenica 12 aprile, a Milano, nell’ambito del festival Chora Volume 3, l’incontro «Gli adolescenti e altri paradossi», con la psichiatra e psicoterapeuta Sandra Sassaroli e lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, moderati da Sabrina Tinelli.
Il filo conduttore del dialogo è stato la rabbia: non come patologia, ma come emozione fondamentale e segnale di qualcosa che chiede attenzione. «La rabbia è l’emozione che dice: questo è il mio spazio, io stabilisco i confini», ha spiegato Sassaroli. Nell’adolescenza, ha sottolineato, quella rabbia è per definizione disregolata, esplosiva, a tratti caotica. È parte di un apprendimento necessario per diventare adulti. Il problema non è la rabbia in sé, ma cosa succede quando non può essere espressa, riconosciuta, attraversata.
Lancini ha inquadrato il tema dentro una contraddizione strutturale della società contemporanea: quella di genitori più presenti e in ascolto rispetto alle generazioni precedenti, che però chiedono ai figli di non sperimentare le emozioni scomode. «Abbiamo fatto una grande promessa alle nuove generazioni, ma a patto che non ci disturbino con paura, tristezza e rabbia», ha detto. Il risultato è una generazione cresciuta nel «super ascolto» degli adulti, ma spesso senza spazio autentico per esprimere sé stessa.
Tra i paradossi esplorati durante l’incontro: l’iperprotezione fisica che coesiste con richieste di prestazione altissime; il corpo immobilizzato dei bambini di oggi, privati dei giochi liberi e degli spazi autonomi che hanno caratterizzato le generazioni precedenti; la cultura del politicamente corretto che si affianca all’esposizione precoce a contenuti violenti; i gruppi WhatsApp dei genitori come nuova arena di controllo e ansia collettiva.
Sassaroli ha ricordato anche il peso della genetica: circa la metà della nostra risposta emotiva ha radici biologiche, e questo dovrebbe alleggerire i genitori da sensi di colpa eccessivi, pur mantenendo viva la loro responsabilità per la parte che spetta loro.
Lancini ha concluso con una provocazione rivolta agli adulti: «Da trentacinque anni faccio questo mestiere e non ho mai visto un intervento per far stare meglio i nostri figli che togliesse qualcosa agli adulti. Inizia a essere sospetto». La vera domanda da farsi, ogni volta che si interviene nella vita di un figlio o di uno studente, è una sola: «Lo sto facendo per me o per te?»
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