La riscoperta romantica: filosofi e letterati sulle Alpi

Mercoledì 10 maggio, nell'aula magna dell'Insubria in via Dunant, appuntamento con "percorsi di storia della montagna" a cura di Ezio Vaccari

Il paesaggio montano è un paesaggio “moderno”. Sono i romantici a fare della montagna un topos letterario. Nonostante antecedenti e precursori, solo a fine Settecento questo paesaggio domina alcune delle più grandi opere di poesia e letteratura, fornendo ad esse uno sfondo adeguato. Non fu semplice riconoscere valore positivo ai fenomeni della natura selvaggia e irregolare, descritti come luoghi della bellezza terribile, o del sublime, di tutto ciò che si presenta come esteticamente esaltante passando per la paura o per l’orrore (locus horridus).

Questo sentimento “misto” e conflittuale, che il paesaggio montano ispira, induce gli scrittori e poeti romantici (Wordsworth, Byron, Mary Shelley, Tieck, Novalis, Foscolo ecc.) a osare un linguaggio audace e innovatore: si riconosce valore positivo alla poetica del frammento o alla prosa epistolare, sul modello della Nouvelle Héloïse di Rousseau, che fornisce il maggior spazio possibile a una soggettività lacerata e inquieta. Filosofi come Edmund Burke e Kant teorizzano nelle loro opere questa nuova estetica che rompe con le regole classiche dell’armonia e della proporzione ed inaugura una nuova stagione di pensiero. Contemporaneamente gli scienziati lasciano finalmente il chiuso dei loro studi e comprendono il valore di un’esplorazione diretta del nuovo ambiente: anziché statico e poco interessante esso appare come un teatro anatomico all’aperto, in cui si racconta, in modo diretto e vivo, la storia della Terra.

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Pubblicato il 08 Maggio 2006
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