Motterle: «Una testata molto amata»

Il caposervizio della redazione di Varese, da 29 anni a "Il Giorno": «Un giornale nazionale arricchito dalle pagine locali»

Ezio Motterle è nato nel 1956, curiosamente nello stesso anno in cui vide la luce il primo numero de "Il Giorno"; ma la data di nascita è solo un punto di contatto tra il giornalista e la prestigiosa testata milanese della quale Motterle è da diversi anni caposervizio per l’edizione di Varese.
Cinquant’anni ancora da compiere, Motterle (nella foto) iniziò la sua carriera in quel "Giornale" che tra il ’74 e il ’77 rappresentò la prima vera concorrenza al monopolio varesino de "La Prealpina". «Al termine di quell’esperienza iniziai la mia collaborazione con le pagine del "Giorno", dal quale venni assunto nel 1979. Da allora sono rimasto in questo giornale, prima come corrispondente da Varese, poi redattore e infine responsabile delle pagine della nostra provincia. In tutto 29 anni».

La sua carriera ha attraversato i grandi cambiamenti in seno al "Giorno", che hanno in qualche modo riflesso quelli avvenuti in Italia. Quali sono stati i passaggi principali di questa trasformazione?
«Fino al 1997 la testata era di proprietà pubblica, cioé dell’Eni. Poi la svolta con l’acquisto da parte della Poligrafici Editoriale, lo storico editore del "Resto del Carlino" e de "La Nazione" del quale è amministratore delegato Andrea Riffeser Monti. Così anche il "Giorno" è divenuto privato, creando una sinergia importante sull’asse Milano-Bologna-Firenze. Se consideriamo le tre testate unite a quella nazionale (il Quotidiano Nazionale ndr) otteniamo il terzo quotidiano italiano. Dal mio arrivo a oggi però è cambiato tutto compreso il formato, accattivante e tabloid, ma anche il numero delle pagine varesine. Siamo partiti da una, ora siamo a quota dieci, realizzate direttamente dalla redazione cittadina, attiva dal 1988 (foto in basso). Quella che non è cambiata è invece l’attenzione ai problemi della gente e quindi dei lettori che infatti ci sono rimasti fedeli».

Qual è il rapporto tra la testata e i lettori?
«Il "Giorno" è rimasto un quotidiano molto amato e le conferme continuano ad arrivare proprio in questo periodo, in cui ci prepariamo a festeggiare il cinquantesimo compleanno. Sono molti i lettori che ci telefonano dicendo di avere in casa il primo numero del 21 aprile 1956, e di non avere mai perso un’uscita da allora. Lettori oggi ovviamente anziani, che hanno però trasmesso la loro passione a figli e nipoti, tanto che oggi possiamo dire di avere anche un pubblico giovane che apprezza il nostro giornale».

Rispetto al passato, Varese presenta diversi mass media attivi sul territorio: due quotidiani, emittenti tv e radio, VareseNews su internet. Che ruolo si è ritagliato il "Giorno" in questo panorama?
«Credo che la nostra testata abbia mantenuto la propria dimensione: quella cioè di un giornale storico nazionale arricchito ogni giorno da pagine locali che attirano l’attenzione dei varesini. Una tradizione radicata fin dagli anni ’70, quando vennero istituite le pagine regionali della Lombardia, che nel corso degli anni si sono trasformate in "osservatori" delle singole province, con un’attenzione sempre crescente».

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Pubblicato il 20 Aprile 2006
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