Recuperato un gattopardo che vagava tra le città dell’Alto milanese
L'animale, la cui detenzione è vietata dalla legge, è stato individuato e narcotizzato dopo diverse segnalazioni tra Arese e il Milanese
I primi avvistamenti risalgono a giovedì 30 aprile, quando ad Arese era stata segnalata la presenza di un insolito gatto di grandi dimensioni dal mantello maculato (Foto scattata da Luca Pezone).
La conferma che non si trattasse di un comune animale domestico è arrivata pochi giorni dopo, sabato 2 maggio, nel territorio di Garbagnate Milanese. Un esemplare di servalo africano, conosciuto anche come gattopardo, si aggirava infatti tra la vegetazione del Parco della Garbatella, comportando l’intervento immediato delle autorità.
Nel tardo pomeriggio di sabato, una pattuglia del Nucleo Carabinieri Forestale di Garbagnate Milanese, attivata dalla Centrale Operativa, ha raggiunto l’area insieme al personale della Polizia Provinciale e ai Servizi Veterinari di Milano. Le operazioni di recupero sono iniziate con la messa in sicurezza della zona, necessaria per permettere ai sanitari di intervenire in modo efficace.
L’animale è stato quindi narcotizzato e bloccato dagli operanti, che hanno poi provveduto al suo ricovero in una clinica veterinaria per accertarne le condizioni di salute. L’identificazione della specie è stata immediata: si tratta di un Leptailurus serval, ovvero un felino selvatico originario dell‘Africa centro-meridionale.
Il veterinario ha confermato che la specie rientra tra quelle per cui la detenzione da parte di privati è assolutamente vietata, trattandosi di animali che possono costituire un rischio per la salute e l’incolumità pubblica. A seguito degli accertamenti, il felino è stato trasferito in un giardino zoologico fuori regione, individuato come struttura idonea alla sua permanenza. Nel frattempo, i Carabinieri Forestali proseguono le indagini per ricostruire la provenienza del servalo e accertare le responsabilità di chi lo deteneva. La legge prevede sanzioni pesanti per queste violazioni: il responsabile rischia un’ammenda che va dai 20mila ai 150mila euro, oltre alla confisca definitiva dell’animale.

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