Duplice trapianto: per Varese una tappa storica
Sono stabili le condizioni del paziente che ha ricevuto rene e pancreas. Soddisfazione al Circolo per l'operazione che ha un solo precedente nel mondo
È iniziata alle 18 di venerdì 20 gennaio l’avventura chirurgica all’ospedale del Circolo, operazione che è valsa il primato italiano nel campo dei trapianti rene – pancreas. A quell’ora, infatti, il professor Patrizio Castelli, primario di chirurgia vascolare, è partito alla volta di Trieste dove il Nord Italian Transplant aveva segnalato la presenza di un donatore compatibile con il paziente in lista d’attesa a Varese.
Alle 8 del giorno seguente, i due organi sono arrivati in viale Borri dove è comiciata la delicata operazione di preparazione dei due organi, soprattutto del pancreas, da parte del professor Renzo Dionigi.
Ed è stato proprio il primario di chirurgia, nonchè rettore dell’Universtà dell’Insubria, a realizzare il primo trapianto multiorgano del Circolo, primo in Italia e secondo al mondo per tipologia del paziente: il ricevente è un giovane di 32 anni sieropositivo. Dopo Ginevra, che eseguì un analogo intervento nel 2003, l’equipe medico-chirurgica- infermieristica del Circolo ha eseguito il doppio trapianto in sette ore. Oggi le condizioni del giovane trapiantato sono definite stabili, nonostante il pericolo di rigetto sia sempre in agguato e i medici non sciolgano la prognosi.
A rendere particolare l’intervento, quindi, è la presenza del virus Hiv, un fattore che ha indotto la Consulta Nazionale Trapianti a stilare un protocollo da adottare nei casi di pazienti sieropositivi: l’ospedale di Varese, insieme a quelli di Modena, Bologna e Brescia, ha adottato quel protocollo, e ha bruciato tutti eseguendo brillantamente per primo il delicato duplice trapianto: « Il programma pilota di trapianto, ancora in fase sperimentale – spiega l’infettivologo Paolo Grossi – è stato messo a punto inizialmente negli Stati Uniti quando si è capito che oggi, grazie ai farmaci retrovirali, le aspettative di vita di un sieropositivo sono analoghe a quelle di un coetaneo sano. Grazie ai progressi della scienza, si sono superate le diffidenze legate allo stato di salute immunodepresso di questi pazienti che, quindi, hanno lo stesso diritto ad essere curati degli alti».
La sieropositività, comunque, è un fattore che accentua il rigetto nel paziente, di circa dieci volte, quindi il trapiantato, attualmente nel reparto di terapia intensiva di urologia, viene seguito con particolare attenzione.
Per l’ospedale di Circolo, in attesa delle autorizzazioni ad ampliare le sue prestazioni nel settore dei trapianti, oggi limitate al rene, si apre una nuova fase: ci sono altri pazienti in lista d’attesa per il doppio intervento e l’autorizzazione concessa sabato scorso dalla Direzione sanitaria regionale è un precedente per il futuro.
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