Frontalieri: il Canton Ticino blocca oltre 50 milioni di ristorni alla Lombardia
Il Consiglio di Stato ha comunicato di aver sospeso cautelativamente metà della quota lombarda come reazione alla "tassa sulla salute". Nessun blocco per il Piemonte, che non ha applicato la misura
Il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha deciso di trattenere cautelativamente una parte dei ristorni dell’imposta alla fonte destinati all’Italia, in reazione alla cosiddetta “tassa sulla salute” introdotta dalla Lombardia a carico dei “vecchi frontalieri”, cioè i lavoratori assunti prima del 17 luglio 2023 e tassati solo in Svizzera in base all’accordo bilaterale.
La decisione è stata annunciata in una conferenza stampa dal presidente del Governo ticinese Claudio Zali, insieme ai colleghi Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, e Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità.
«Il Consiglio di Stato ha deciso, nella sua riunione di ieri, di trattenere cautelativamente una parte dei ristorni dell’imposta alla fonte destinata all’Italia» ha dichiarato Zali, ricordando che l’annuncio arriva proprio nel giorno di scadenza del pagamento e in concomitanza con l’incontro a Roma tra la consigliera federale Karin Keller-Sutter e il ministro italiano Giorgetti.
La decisione presa in attesa degli ulteriori necessari chiarimenti con la Confederazione e la controparte italiana.
I numeri del blocco
Il totale dei ristorni annuali previsti per i comuni italiani di confine ammonta a 109.110.460 franchi, ripartiti tra Lombardia (100.442.354 franchi) e Piemonte (8.668.106 franchi). Il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere 50.221.177 franchi, una cifra che corrisponde al 50% della sola quota lombarda – pari ai sei mesi residui dell’anno, come precisato da Vitta – e che incide per circa il 46% sul totale complessivo dei ristorni previsti. Nessuna sospensione è invece prevista per il Piemonte, che ha scelto di non applicare la tassa.
Il versamento risultante si articola quindi così: alla Lombardia verranno corrisposti 50.221.177 franchi (a fronte dei 100.442.354 previsti), mentre al Piemonte l’intera quota di 8.668.106 franchi resterà invariata. Il versamento complessivo all’Italia ammonta dunque a 58.889.283 franchi, a fronte dei 109.110.460 originariamente previsti.
Le motivazioni
Secondo il Cantone, la tassa sulla salute lombarda violerebbe l’accordo fiscale bilaterale, che riserva alla Svizzera l’imposizione esclusiva dei vecchi frontalieri. Una posizione diversa da quella di Berna, che ha qualificato la misura italiana come “tassa” e non come “imposta” – distinzione che, secondo la Confederazione, la renderebbe compatibile con i trattati internazionali.
Il Consiglio di Stato ribadisce soprattutto i buoni rapporti e la proficua cooperazione che hanno da sempre contraddistinto i rapporti tra Ticino e Lombardia, sottolineando che un’eventuale riscossione dell’imposta – secondo quanto stabilito dalla perizia giuridica – è da considerarsi contraria all’Accordo e reputa pertanto imperativo che vengano dapprima intrapresi i passi necessari per chiarire la situazione.
Nel merito, il Consiglio di Stato si aspetta il pieno sostegno da parte della Confederazione a tutela degli interessi della Svizzera e del Cantone Ticino, auspicando degli atti concreti finalmente volti alla ricerca di una soluzione politica in tempi ragionevolmente rapidi. Il Consiglio di Stato intende continuare il dialogo con la Confederazione e la controparte Italiana, in particolare con la Regione Lombardia, alla ricerca di una soluzione nell’interesse di tutti.
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