Brumana torna a chiedere la chiusura dell’inceneritore di Borsano: “Il revamping non basta, va applicato il principio di precauzione”
L'ex consigliere cita l'indagine epidemiologica pubblicata dalle ATS di Città Metropolitana e Insubria riaccende il dibattito sul futuro dell'inceneritore, chiedendone la chiusura definitiva
Mentre avanza il revamping del termovalorizzatore di Busto, l’ex consigliere Franco Brumana riprende l’indagine epidemiologica pubblicata dalle ATS di Città Metropolitana e Insubria riaccende il dibattito sul futuro dell’inceneritore di Borsano, chiedendo la chiusura definitiva del termovalorizzatore, ritenendo insufficiente il progetto di revamping attualmente in corso.
Secondo Brumana, i dati epidemiologici rappresentano un elemento che impone l’applicazione del principio di precauzione. «L’indagine epidemiologica ha evidenziato dati estremamente preoccupanti sull’eccesso di decessi per tumore e di ricoveri per malattie respiratorie nella zona più esposta alle ricadute delle emissioni dell’inceneritore. Pur in assenza della dimostrazione di una causalità individuale, i dati dimostrano una causalità collettiva e impongono decisioni ispirate al principio di precauzione».
Nel documento Brumana critica anche l’interpretazione fornita da Neutalia dei risultati dello studio epidemiologico. «Non è corretto sostenere che l’indagine abbia escluso rischi per la salute. Qualsiasi indagine epidemiologica non può dimostrare con certezza il nesso causale individuale, ma evidenzia correlazioni che non possono essere ignorate».
L’ex consigliere ritiene inoltre che il revamping non sia una soluzione sufficiente. «L’ammodernamento dell’impianto potrà ridurre alcune emissioni, ma nel frattempo l’inceneritore continuerà a diffondere sostanze tossiche e polveri sottili. L’effetto di bioaccumulo rende necessario intervenire senza attendere ulteriormente».
Brumana richiama infine anche il principio di precauzione previsto dalla normativa europea e nazionale. «Il diritto alla vita e alla salute deve prevalere sugli interessi economici. In Lombardia gli inceneritori sono già numerosi e non esiste un interesse pubblico a prolungare per decenni l’attività dell’impianto di Borsano. L’indagine epidemiologica impone un nuovo ripensamento e la necessità di spegnere definitivamente l’inceneritore».
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