Pietà, verità ed equilibrio per non dimenticare le ingiustizie
L'amministrazione comunale entra nel merito delle discussioni seguite alla proposta di una lapide per ricordare tutti i caduti
«Pietà, verità ed equilibrio. Questi sono i principi che ci guidano nella rilettura di avvenimenti storici dolorosi e logoranti. Onorare i morti, stabilire come sono andate realmente le cose, agire con equilibrio nel decidere iniziative che consentano di non dimenticare le ingiustizie, ma anche di affermare la tolleranza reciproca, i principi di democrazia e la convivenza pacifica tra i popoli e le persone». Con queste parole il sindaco di Samarate Vittorio Solanti entra nel merito delle discussioni seguite alla proposta della giunta comunale di Samarate di accogliere la richiesta del Comitato per la celebrazione del sessantesimo della liberazione dell’Italia dal fascismo e della fine della seconda guerra mondiale, per apporre una lapide quale monito contro la guerra e la dittatura per la democrazia e la libertà.
Nell’anno in cui si festeggia il sessantesimo anniversario dalla Liberazione dal Nazifascismo e dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, i fatti che coinvolsero partigiani e repubblichini tra il 20 ed il 27 aprile 1945 fanno ancora discutere. A Samarate i giorni precedenti ed immediatamente successivi alla fine della Guerra furono particolarmente tragici. Villa Montevecchio, allora adibita dalle forze occupanti prima e dai partigiani poi a base logistica, fu oggetto di vere e proprie battaglie. Gli scontri proseguirono fino al 25 aprile e oltre, con l’arresto e la fucilazione dei repubblichini della contraerea della Malpensa da parte dei partigiani samaratesi, accompagnati dalle squadre di Busto Arsizio e Gallarate. Le carte ufficiali che raccontano quei tragici momenti non ci sono: c’è chi parla di un processo popolare che portò alla decisione di fucilare gli arrestati, tutti giovani samaratesi, c’è invece chi accusa le squadre partigiane di aver agito senza nessuna tipo di processo, ma anzi di aver deciso la fucilazione come rappresaglia per l’uccisione del Comandante Mauri. Le versioni sono opposte, la Città si è divisa per anni e ancora si divide, nel ricordo di eventi sicuramente tragici e logoranti.
Il sindaco e l’amministrazione comunale di Samarate vogliono chiarire il pensiero dell’attuale maggioranza, lontana da qualsiasi volontà di faziosità: «Sono passati 60 anni da quei giorni – spiega Solanti -, penso sia venuto il momento di una pacificazione necessaria, escludendo una pericolosa retorica che rischia di rinfocolare una discussione che crea solo astio e odio. Questa giunta ha agito fin dal primo giorno di governo in questa direzione. Anche all’interno di Librando abbiamo inserito una serata di presentazione del libro scritto a quattro mani dal giudice D’Agostino e lo storico Franco Giannantoni (vedi il relativo articolo, ndr). Una storia personale di un importante dirigente fascista ucciso dai partigiani. Una storia, come tante, tragiche di quegli anni. Dove è importante il rispetto umano per tutti i caduti, ma senza cancellare una verità come quella di una guerra che si combatteva da due parti. A Samarate stiamo cercando il modo migliore per ricordare la Liberazione, onorando tutti i morti. È allo studio con un monumento, per il quale nulla di definitivo è stato deciso. Ci confronteremo con la popolazione, ascolteremo le istanze di tutti, raccoglieremo idee e suggerimenti, per far sì che almeno qui si possano ricordare momenti chiave per la storia del Paese, senza più acredini fini a sé stesse. I giudizi su questi fatti li darà la Storia, quella con la “S” maiuscola. A tutti noi, perché la storia non passi invano, resta la grande responsabilità di contribuire alla costruzione di una civiltà più giusta, solidale e pacifica».
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