La lenta agonia degli abeti rossi
Quattrocento alberi tagliati nel 2004 solo a Marzio, altrettanti che se ne andranno quest’anno. Il killer ha un nome: è il “bostrico”
Non si sente odore di fumo, non c’è fuoco, e gli animali non scappano spaventati. Eppure qualcosa tra i boschi di Marzio sta morendo: sono gli abeti rossi che lentamente si spengono. Prima tocca alla corteccia, che cade divorata, poi al tronco, che si secca e muore. Quattrocento alberi abbattuti l’anno scorso solo a Marzio, e altrettanti quest’anno, a causa di un parassita che uccide più del fuoco.
E’ il “bostrico”, un insetto infestante che sta flagellando i boschi del nord della provincia. Un problema conosciuto da anni nei boschi del Varesotto ma anche dell’intera fascia prealpina che però nell’ultimo periodo – due, tre anni a questa parte – ha avuto un’impennata. L’insetto "lavora" sotto la corteccia facendo delle piccole gallerie che gli sono valse il soprannome di "insetto pantografo".
«E’ il tempo che cambia ma anche le abitudini dell’uomo – spiega
il sovrintendente del Corpo Forestale dello Stato di Cunardo Gian Pietro Braga, che ci accompagna lungo il versante del monte Marzio, a circa 800 metri d’altezza – . Anche il bosco risente dei mutamenti climatici. Una volta a novembre nevicava, ora abbiamo inverni più caldi e con meno neve: fattori che favoriscono il diffondersi di questo insetto, che uccide gli alberi e si propaga facilmente».
La soluzione, il male minore verrebbe da dire, è il taglio degli alberi; ma la motosega non basta: per evitare che l’insetto si propaghi in altre zone è necessario bruciare le fascine (le ramaglie degli alberi nda). Poi i tronchi vanno spostati e tagliati è necessaria una ripiantumazione con alberi resistenti al parassita. Il tutto con costi elevati, soprattutto se la pianta non è nel bosco ma in mezzo alle case.
«Ho visto abeti morire anche in 15 giorni a causa del bostrico – continua Braga – e ad oggi ampie fasce di bosco stanno scomparendo a causa di questo parassita che sta uccidendo centinaia di alberi. Si diffonde a macchia d’olio e rischiamo tra qualche anno di avere ampie fasce di bosco spoglie: la ripiantumazione e il rimboschimento naturale ha difatti dei tempi lunghi prima di dare i suoi frutti».
Paolo Sartorio, assessore alle politiche forestali della comunità montana Valganna-Valmarchirolo non ha dubbi: «Il detto “mogli e buoi dei paesi tuoi” vale anche per gli alberi. Sessant’anni fa si scelse di inserire l’abete in ampie zone boschive del Varesotto. Magari si pensava di dare un tocco natalizio alle nostre cime, senza calcolare che questa essenza non c’entra nulla con i nostri boschi, che sono di faggio e castagno. Gli abeti sono difatti piante che resistono al clima alpino, non prealpino, con temperature più basse: in questo modo il bostrico si diffonde rapidamente. Paghiamo oggi un prezzo per gli errori commessi decenni fa. Stiamo studiano per quest’anno un analogo piano di ripopolamento che purtroppo prevederà l’abbattimento di centinaia di piante, unica soluzione al diffondersi del parassita. Al posto dell’abete abbiamo pensato al faggio come avvenuto in passato».
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