In Lombardia sulla caccia leggi troppo permissive

Appello di LEGAMBIENTE, LIPU, GOL E WWF ai candidati alle regionali

LEGAMBIENTE, LIPU, GOL e WWF, hanno inviato oggi ai gruppi del Consiglio Regionale, in vista delle elezioni del 3 e 4 aprile, un manifesto di proposte per la caccia in Lombardia.

Forti dei risultati di un recente sondaggio Abacus per cui il 72% degli italiani sarebbe favorevole all’abolizione della caccia, gli ambientalisti chiedono per la prossima legislatura regionale un forte cambiamento di rotta.

LEGAMBIENTE, LIPU, GOL e WWF chiedono che coloro che saranno eletti nel nuovo Consiglio Regionale si impegnino per una più rigorosa disciplina dell’attività venatoria,

All’appello degli ambientalisti hanno già risposto :

basata sui dati scientifici di consistenza delle popolazioni e sulle norme del diritto comunitario, che sia impostata su una gestione faunistica seria e che combatta il bracconaggio, una grave piaga della Lombardia. 

Milena BERTANI (UDC – CCD, circoscrizione di Milano)

Marco CIPRIANO (DS – circoscrizione di Milano)

Gianni CONFALONIERI (rifondazione comunista – circoscrizioni di Milano e Brianza)

Alberto MINAZZI (Verdi – circoscrizione di Varese)

Carlo MONGUZZI (Verdi – circoscrizione di Milano, Monza, Bergamo)

 

‘BISOGNA CAMBIARE L’ATTUALE LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA’

 

A due settimane dalle elezioni regionali, LEGAMBIENTE, LIPU, GOL e WWF, hanno inviato al presidente della Regione, ai consiglieri in carica e ai gruppi politici che presenteranno candidati alle elezioni del 3 e 4 aprile, un dossier con alcune proposte per modificare l’attuale Legge Regionale sulla caccia. In Lombardia, infatti, sta per terminare una legislatura che ha profuso modifiche in modo unilaterale in favore di cacciatori e bracconieri, ignorando completamente le ragioni della stragrande maggioranza dei cittadini lombardi che non condividono questo modo di ‘gestire’ caccia e fauna selvatica, patrimonio di tutti.

Un recente sondaggio condotto dalla ABACUS su scala nazionale ha evidenziato che alla domanda ‘E’ favorevole all’abolizione della caccia?’, il 72% degli intervistati ha risposto ‘Sì’, mentre alla domanda ‘In caso di referendum andrebbe a votare?’ i ‘Sì’ sono stati l’81%.

L’attuale Governo della Regione Lombardia ha ignorato sistematicamente le richieste delle Associazioni ambientaliste, ha ridotto le multe, eliminato le sanzioni accessorie, eliminato l’obbligo degli anellini dai richiami vivi, introdotto sanzioni speciali per le guardie volontarie, aumentato il numero delle specie cacciabili, prendendo ogni decisione dopo aver consultato solo i cacciatori, sottraendosi persino al confronto previsto nelle sedi istituzionali. Infatti non è stata più convocata la consulta regionale caccia e l’esame del TAR sulle decisioni più controverse è stato aggirato sostituendo le Deliberazioni con Leggi Regionali.

In questo modo non solo si è evitata la valutazione giuridica delle norme approvate, ma anche che il pensiero della maggioranza dei cittadini lombardi fosse portato nelle sedi istituzionali.

Pur avendo approvato ben 8 Leggi Regionali in materia, la Lombardia non è ancora riuscita a dotarsi di un suo piano faunistico venatorio regionale, strumento fondamentale per la pianificazione del territorio a fini faunistici, previsto dalla Legge 157 del 1992, mentre altre regioni sono già al loro terzo piano.

A farne le spese, ancora una volta, sono stati gli animali selvatici. Anche quest’anno in Lombardia sono stati abbattuti circa 10 milioni di uccelli selvatici. Grazie alle deroghe previste dalla Direttiva Comunitaria ‘Uccelli’, anche quest’anno la Regione ha autorizzato le catture ai roccoli con le reti e l’abbattimento di 685.000 fringuelli e 36.000 peppole, snaturando lo spirito della Direttiva che ne prevede l’utilizzo solo con carattere di eccezionalità.

È stato recentemente pubblicato ‘Birds in Europe II’ (Cambridge, U.K., 2004). Come nella precedente pubblicazione del 1994, in esso si esamina la situazione degli uccelli in 52 Paesi europei analizzandone lo stato di conservazione.

Tale documento pone tragicamente fine ad ogni entusiasmo di maniera e ad ogni retorica elettorale di quanti usano toni trionfalistici nel descrivere lo stato di salute del patrimonio faunistico lombardo. I numeri dicono tutt’altro e citiamo solo 2 esempi:

– delle 36 specie cacciabili in Italia, nessuna ha visto migliorare il proprio status di conservazione in Europa, mentre 8 lo hanno visto peggiorare e oggi sono in declino

– il numero di specie cacciabili in Italia con situazione non favorevole in Europa è passato da 13 su 36 a 21 su 36. Oltre una specie su due di quelle caciabili in Italia è in declino a livello europeo!

È evidente la gravità della situazione. Ma la Regione, invece di proteggere le specie in declino, aumenta quelle cacciabili.

Facciamo appello ai politici di ogni parte politica affinché nel prossimo Consiglio regionale si impegnino per un’inversione di tendenza che permetta di fermare la continua diminuzione dell’avifauna, per arrestare la perdita di biodiversità.

LEGAMBIENTE, LIPU, GOL e WWF chiedono perciò:

1)Una sempre più attenta gestione dell’attività venatoria che tenga conto dei dati negativi di conservazione sulle specie cacciabili;

2)Una seria e puntuale applicazione della ‘Direttiva Uccelli’, a cominciare dal completamento della designazione delle Zone di Protezione Speciale;

3)Maggiore attenzione alla conservazione della biodiversità nelle politiche che hanno un impatto sull’ambiente quali quella agricola, quella dei trasporti e quella energetica.

Per il ritorno alla legalità nella gestione della fauna e della caccia in Lombardia (note tecniche)

 

In Lombardia sta per terminare una legislatura che ha profuso modifiche in modo unilaterale in favore dei cacciatori e dei bracconieri, ignorando le ragioni della stragrande maggioranza dei cittadini che, anche secondo un recente sondaggio ABACUS, non accettano la caccia.

Sono almeno 8 le Leggi Regionali che dal 2002 al 2004 hanno modificato la materia venatoria. E’ bastato un articolo in una Legge sull’agricoltura per consentire ai cacciatori di sparare a nutrie e a piccioni per 12 mesi all’anno, anche di notte e anche nei parchi.

In compenso il piano faunistico venatorio regionale previsto dalla 157 del 1992 non è stato ancora approvato! E’ stato predisposto da tre università, ma mai recepito dalla Regione che non è riuscita a vincere le resistenze dei consiglieri bresciani su tre principi cardine della tutela faunistica: percentuale di territorio protetto, valichi montani e ambiti da 15000 ettari

Le numerose modifiche alla Legge Regionale non hanno portato vantaggi reali ai cacciatori lombardi, che continuano a diminuire perché agiscono su un territorio faunisticamente – oltre che qualitativamente – sempre più povero.

In compenso hanno prodotto palesi ingiustizie. Si veda ad esempio quella dei danni del cinghiale che, grazie alle ultime modifiche regionali, saranno risarciti al 90% coi soldi di tutti i cittadini, anche se in Lombardia la specie è stata reintrodotta solo per fini venatori (prima i danni delle specie cacciabili erano a carico degli ambiti territoriali di caccia, nei territori cacciabili).

Le riforme per ridurre o eliminare le sanzioni, liberalizzare il nomadismo venatorio, l?addestramento cani e la cattura dei richiami, hanno prodotto una situazione dalla quale traggono vantaggio solo i più disonesti a scapito dei cacciatori seri che praticano un prelievo corretto e ponderato.

Per esempio, è solo per i furbi il limite massimo di 2 peppole a stagione: ora che non c’è più l’obbligo di annotarle subito, le peppole nella scorsa stagione sono state, di fatto, abbattute senza nessuna limitazione. Una soluzione semplicissima sarebbe quella di ripristinare l’obbligo di annotare la fauna migratoria non appena abbattuta e raccolta.

Il tutto si inserisce in una situazione delicata per il patrimonio faunistico regionale, sempre più minacciato dalla crescente urbanizzazione del territorio.

Vari volumi pubblicati recentemente dalla Regione Lombardia forniscono dati inconfutabili sulla situazione della fauna selvatica: ‘ATLANTE DEI MAMMIFERI DELLA LOMBARDIA’ (Milano 2001), ‘ATLANTE DEGLI UCCELLI SVERNANTI IN LOMBARDIA’ (Milano 2002) e ‘RAPPORTO SULLO STATO DI CONSERVAZIONE DELLA FAUNA SELVATICA’ (Milano 2003).

Inoltre viene riconosciuta validità scientifica indiscussa ai dati pubblicati in ‘BIRDS IN EUROPE II’ (Cambridge, U.K., 2004), che analizza lo stato di conservazione degli uccelli in 52 paesi europei, anche in rapporto ai dati della precedente pubblicazione del 1994.

Nelle pubblicazioni citate si legge, per esempio, che per la lepre variabile ‘le tendenze della popolazione sono chiaramente negative’ e per la pernice bianca ‘la tendenza indicata per l’Italia è di marcato decremento numerico’. Analogo discorso per gallo forcello e coturnice. Eppure queste specie ormai rarissime si continuano a cacciare, con la cosiddetta ‘CACCIA DI SELEZIONE’, che è una forma di prelievo teoricamente sostenibile, ma che diventa ridicola se, come accade ora, ad un piano di prelievo di 5 capi vengono ammesse 150 persone contemporaneamente!

Da ‘BIRDS IN EUROPE II’, si evince che delle 36 specie cacciabili in Italia nessuna ha visto migliorare il proprio status di conservazione in Europa, mentre 8 sono in declino: Mestolone, Moretta, Moriglione, Pavoncella, Combattente, Beccaccino, Frullino e Beccaccia. Il numero di specie cacciabili in Italia con situazione di conservazione in Europa non favorevole è passato da 13 (pari al 36%) a 21 (pari al 58%). Oltre una specie su due di quelle cacciabili in Italia è in declino a livello europeo. Tra le specie cacciabili in deroga (cioè vietate dalla direttiva CEE 79/409), Passera mattugia e Storno risultano con stato di conservazione peggiorato a livello europeo.

Per rimediare ai danni gravissimi che saranno arrecati al patrimonio faunistico lombardo dalla pessima legislazione ora vigente, rivolgiamo un appello ai politici di ogni partito che comporranno il prossimo Consiglio Regionale affinché si impegnino al più presto non solo ad approvare finalmente il Piano Faunistico-Venatorio regionale, in ritardo ormai di 12 anni, ma soprattutto a modificare l’attuale Legge sulla caccia (il cui titolo è ‘per la protezione della fauna selvatica omeoterma’), quantomeno nei seguenti 6 punti qualificanti:

1)Regolamentazione seria dei richiami vivi (anagrafe, tabella dei diametri degli anellini, cattura solo con agenti della Provincia). La materia è di rilevanza enorme: in Lombardia si stima un patrimonio di circa un milione di uccelli utilizzati come richiami, dei quali ormai il 50% di provenienza illecita, marcati con anellini falsi, contraffatti, allargati o riutilizzati!

2)Tabella dei giorni di sospensione (sanzioni accessorie) col ritiro del tesserino per tutte le infrazioni. Questo garantirebbe un esercizio venatorio più corretto, in grado di dare certezze ai cacciatori, ma solo a quelli corretti. Il deterrente più efficace in assoluto per ogni cacciatore è il divieto di andare a caccia! Soluzione analogamente efficace sarebbe quella della ‘LICENZA A PUNTI’, inseribile solo tramite modifica della Legge Nazionale.

3)Divieto di ogni immissione dal primo agosto al 31 gennaio fuori dalle Zone R C, Oasi e zone di ambientamento, per frenare la dilagante e avvilente pratica alla quale si stanno rassegnando i cacciatori in pianura, cioè la caccia ai ‘polli colorati’. I ‘Piani di Miglioramento ambientale’ approvati da ogni Provincia resteranno solo sulla carta se il cacciatore non avrà un interesse reale a produrre fauna vera e continuerà ad accontentarsi dei ‘LANCI PRONTA CACCIA’

4)Tesserini con data prestampata per porre fine alle solite furberie per ‘rubare’ la giornata, correggendo, cancellando o sovrapponendo l’annotazione della data, per cacciare 5 giorni a settimana. La fauna migratoria va annotata non appena abbattuta e raccolta. Obbligo di cerchiare i capi abbattuti non detenuti ma depositati o ceduti e di sbarrare a fine giornata le colonne vuote.

5)Approvazione urgentissima del piano faunistico regionale, per chiudere l’attuale vergognoso ritardo di 12 anni, con la previsione di poteri sostitutivi perentori e obbligatori per quelle Province che non si uniformeranno entro tempi brevi.

6)Elenco delle specie cacciabili in Lombardia, con divieto di caccia a pernice bianca, lepre variabile, coturnice, combattente, frullino, porciglione, canapiglia, codone e mestolone. L’attuale Legge Regionale recepisce alla cieca l’elenco della 157/92 inserendo tra i cacciabili, oltre a specie ormai rare o rarissime, anche pernice sarda, lepre sarda, colino della Virginia, daino, minilepre e quindi anche specie non naturalmente presenti in Lombardia.

Se venisse approvata una nuova Legge statale, ora in discussione in Parlamento, sarà inevitabile adeguare quella regionale e in quell’occasione, oltre a introdurre le 6 modifiche qualificanti di cui sopra, occorrerà sistemare vecchi problemi mai risolti, come quelle delle percentuali di territorio protetto, la rappresentanza dei non possessori di licenza di caccia nei comitati di gestione, i valichi montani, oltre ad eliminare le stupidaggini più assurde inserite di recente, come le multe per le guardie e il divieto di fare foto, la libertà di addestrare i cani giovani e quella di sparare nei parchi e di notte a nutrie e a piccioni.

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Pubblicato il 23 Marzo 2005
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