«Dove il sindacato è forte, la precarietà è debole»
Alai Cisl a congresso a Malpensa, "capitale" del lavoro atipico e interinale. Testimonianze da lavoratori e sindacalisti
Malpensa, con la sua attività che ferve continuamente, è un vero microcosmo sotto molti aspetti, incluso naturalmente quello del lavoro. Nell’aeroporto della brughiera si sperimentano infatti, come già messo in luce anche da alcuni candidati alle elezioni regionali, tutti i possibili contratti di lavoro atipico e nterinale consentiti dalla famosa (o famigerata) legge 30.
Per fare fronte ad una situazione caotica e nella quale i diritti dei lavoratori evaporano giorno dopo giorno, Alai-Cisl, sindacato dei lavoratoratori interinali ed atipici, si è ritrovato presso il Terminal 2 di malpensa per il suo primo congresso territoriale. A dirci di più è Giorgio Molla, della presidenza Alai-Cisl di Varese.
«Quello che in questo congresso vogliamo affermare è che dopo la legge 30 permane una diffusa sensazione di precarietà del lavoro. Ci sono degli interventi che possiamo e dobbiamo compiere in questo nuovo contesto: ad esempio rendere consapevole chi lavora che ha dei diritti, anche con la legge 30. Un altro nostro punto qualificante sarà la battaglia per i contratti di collaborazione, rivolta a separare nettamente i dipendenti dagli autonomi, per evitare il ricorso alle false partite IVA che nascondono situazioni di sfruttamento. Infine, cercheremo di attuare servizi mutualistici di cui queste categorie di lavoratori hanno bisogno».
A testimoniare la difficile situazione del lavoro precario a Malpensa sono un dipendente di una società di catering, che ha rìchiesto l’anonimato per timore di ritorsioni, e il sindacalista Fit-Cisl Luigi Mancini. «Nella mia azienda il 50% dei dipendenti provengono da agenzie di lavoro interinale» denuncia il dipendente. «Sono uomini e donne privi del diritto di parola, che devono piegarsi ad ogni imposizione dei datori di lavoro sotto la minaccia del mancato rinnovo del contratto. L’azienda gioca a dividere i lavoratori fra di loro».
«Dove il sindacato è forte la precarietà è debole, e viceversa» commenta Luigi Mancini. «Qui parliamo di realtà aziendali che hanno appaltato ed esternalizzato l’impossibile, per tacere delle cessioni di rami d’azienda a "cooperative" fasulle, quelle nelle quali si verificano gli abusi più scandalosi. In situazioni del genere non è nemmeno pnsabile poter organizzare, ad esempio, uno sciopero, quando metà o più dei dipendenti è sotto ricatto costante. E se metà dei dipendenti di un’azienda, quelli "garantiti" che "possono", scioperano, li si rimpiazza con altri a giornata».
Come con i braccianti nelle lotte contadine di un secolo fa: l’orologio della storia sembra proprio marciare all’indietro.
«E nemmeno la giustizia ci aiuta. La magistratura del lavoro sempre più spesso dà torto ai lavoratori e ragione alle aziende in base ai cavilli più assurdi – altro che "toghe rosse"!» lamenta Mancini, che non ha peli sulla lingua amnche nell’accusare i vertici sindacali di scarsa incisività: «Mi sembra proprio che, al di là delle parole, su certi temi sociali la dirigenza proprio non ci senta, c’è molto da fare».
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