Testimonianze dal centro che cambia
Parlano tra proposte e ricordi tre commercianti di via Matteotti e dintorni
Che via Matteotti e dintorni a Varese avessero cambiato di aspetto lo avevano notato innanzitutto gli irriducibili dello “struscio”: dai negozi storici, aperti da decenni se non da un centinaio d’anni, si è passati ai franchising dell’intimo, dagli assembramenti di anziani in chiacchiera si è passati all’aperitivo chic.
Saranno i tempi che cambiano, sarà la concorrenza “climatica” delle Corti (calde d’inverno e fresche d’estate) l’aspetto di via Corso Matteotti e vie limitrofe è cambiato. Un aspetto che si regge sul commercio, sulla piacevolezza di girare per le sue vetrine: un caso in cui il commercio fa il paio con estetica, cultura e tradizione. E in fondo in fondo, una tradizione da salvaguardare: non solo per il commercio, ma per la stessa vitalità di una delle più belle zone di Varese che non deve degradare, ma essere sfruttata il più possibile e che la lettera aperta che i commercianti del Centro hanno indirizzato al sindaco della città testimonia.
Ma cosa dicono della situazione del centro i diretti interessati? L’abbiamo chiesto a tre rappresentanti "storici" dei negozi di Corso Matteotti.
«Il centro storico? E’ decisamente peggiorato: dopo le sette non c’è in giro più un anima e mancano totalmente le attrattive – spiega Luciana Cantù, titolare del negozio più antico e più famoso del centro, aperto nel 1842 dal suo bis-bisnonno – e pensare che basterebbe poco: basti pensare che la semplice presenza della giostrina in piazza (del Podestà,n.d.r.) attira molte persone» Cantù è famoso tra chi ha diete e intolleranze, ma anche tra chi cerca prodotti da pastificio tradizionali, in particolare la “frittura dolce”, un dessert tradizionale del varesotto, che ormai producono solo loro. La loro clientela, perciò, li cerca spesso appositamente, per questo o quel prodotto particolare, li va proprio a cercare «Per le fritture dolci vengono in tenti, alla ricerca di ricordi antichi.. Ma c’è chi ci ha chiesto del miele alla mimosa, che davvero proprio non avevamo. Però quello ai fichi d’india sì. Però tutti hanno premura, fanno in fretta perché posteggiano alle corti… Qui uno dei problemi grossi sta diventando proprio il parcheggio: ora ci chiudnon per tre anni anche piazza Giovine Italia, così ci saranno altri 20 o trenta posti in meno…»
«Chi abbiamo perso? La gente che "si vestiva” per venire in centro, quella per cui lo struscio era una cosa importante, tanto da adeguarsi a quello che veniva considerato un salotto. Mancano anche i protagonisti dello struscio, i ragazzi. In corso Matteotti una volta al sabato non ci si muoveva». A parlare è Alfredo Corvi, terza generazione (il negozio in corso è aperto dal 1921, la ditta dal 1907) del più famoso negozio di Fiori di Varese, “quello dei bonsai”.
Ma lei ha idea del perché?
«No, non ne ho. La verità è proprio questo che dovremmo cercare di fare: capire il motivo per cui la gente non si muove o non arriva fino al centro. Se dovessi azzardare io, direi semplicemente che è una moda non c’è un vero motivo. O forse perché chi si muove col motorino ha meno problemi a fermarsi in una piazza che in Corso»
Come immagina delle manifestazioni che diano di nuovo vita al corso?
«A me non piacciono le manifestazioni troppo grosse. Me le immagino piccole ma continue. L’ideale sarebbe che venissero promosse e incentivate le attività fatte dai singoli: da negozi o associazioni. Piuttosto che interventi a pioggia. La possibilità di fare dovrebbe diventare la regola».
Corvi è una vera colonna del corso, depositario privilegiato di notizie e segreti. A lui chiediamo qual è l’episodio più curioso con cui ha avuto a che fare: «Tralasciando tutti gli amanti vero? tanto sono storie vecchie… – Ammica – La richiesta più strana che ho avuto era di un giovane che voleva una gran quantità di petali di rose: gli servivano per “tappezzare” il letto di petali per la sua prima notte di nozze a casa».
Il "Bologna" è ristorante-albergo dal 1952. Cesare Lorenzini, che è presidente della Confesercenti e ospite nella presentazione della lettera aperta al sindaco, è innanzitutto un esercente “storico” del centro: lui rappresenta la terza generazione dei Lorenzini «Per noi fortunatamente non c’è stata una vera e propria questione di cali di presenze: ma è la tipologia dell’esercizio che ci fa essere più fortunati. Certo che però prima il centor era il salotto di Varese e ora invece fa persino un po’ paura. Per questo anche dal punto di vista commerciale è positivo fare qualcosa».
Cosa preferirebbe?
«A me piace molto la musica… Per questo mi piacerebbe nel centro storico sentire la musica da camera o jazz potrebbe essere diversivo… Abbiamo provato a fare il venerdì sera con gli alunni del liceo musicale, ed è stato molto apprezzato». Il ricordo più simpatico della sua professione? «Una volta, parecchi anni fa, quando abbiamo invitato i personaggi strani che gironzolavano per il centro – e. tra parentesi, ora non ce n’è più… – gente come il mitico Pappalardo, Alberto Magni… E’ stato uno dei pranzi più divertenti che io ricordi».
Più parcheggi e iniziative: le richieste dei commercianti per valorizzare il centro cittadino
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