Oggi la sconosciuta Maria di Nazaret partorirebbe ancora in una stalla

Le Acli provinciali prendono posizione sul tema della discriminazione razziale: Si deve investire di più nel sociale

Riceviamo e pubblichiamo

Il Tar ha bocciato, lo scorso settembre, il criterio degli anni di residenza in Lombardia per assegnare le case popolari, ritenendolo illegittimo.

Ha in sostanza dichiarato che di fronte a bisogni primari per la salvaguardia della dignità della persona umana e per la qualità della vita quale è il diritto alla casa, non possono essere attivati criteri discriminatori nei confronti di determinate categorie di cittadini.

Il tarlo della esclusione, della discriminazione tra i cittadini, nonostante questa importante presa di posizione, sembra purtroppo persistere e cercare altri campi di applicazione, come l’accesso ad asili nido, l’aiuto a giovani coppie o mamme, ecc.

Assistiamo ad un fenomeno preoccupante. Ci troviamo di fronte al dilatarsi delle povertà, alla incapacità di fronteggiare con risposte adeguate la moltiplicazione di bisogni.

La risposta che sembra prevalere anziché essere quella di investire più risorse per prevenire le cause dei bisogni e per ampliare i servizi, è quella di moltiplicare gli impedimenti, le clausole di esclusione ai pochi servizi.

Il criterio della residenzialità sta diventando uno di questi e così una madre che ha bisogno dell’asilo per il figlio, se risiede da poco tempo in città perde il suo diritto, nonostante i bei discorsi sulla tutela della famiglia e della maternità, fatti anche da i nostri amministratori .

Le madri non sono tutte uguali.

Se la residenzialità come criterio si allarga sempre più, ieri ha toccato il problema della casa, oggi quello degli asili, domani potrebbe riguardare l’accesso ai posti letto in ospedale e cosi via.

Quale tipo di città accogliente si prospetta?

Eserciteremo l’ospitalità solo con chi la può pagare ?

In città o comuni, governati con questi criteri, se a distanza di duemila anni si ripresentasse una sconosciuta Maria di Nazaret in procinto di partorire, sarà più che normale e logico che ancora una volta partorisca in una stalla . E questo in barba ai melensi e falsi buonismi natalizi, alle luminarie per le strade e alla ipocrisia di stracciarsi le vesti perché nella Costituzione Europea non c’è il richiamo alle radici cristiane dell’Europa .

Cristiani sulla carta e pagani nella pratica.

Occorre trovare il coraggio di investire di più nel sociale sottraendo, se necessario, risorse su altri progetti per contrastare nei fatti le crescenti disuguaglianze che arrivano ad innescare forme di esclusione tra gli stessi poveri.

PS

Da più di una settimana sono stati affissi manifesti di intolleranza verso i mussulmani.

Non è la prima volta. Il linguaggio volgare richiama alla memoria una precedente ondata di manifesti simili confezionati con vignette altrettanto volgari. Questa volta si è voluto superare il segno mostrando disprezzo verso la più numerosa comunità di stranieri residenti in Italia dileggiandone uno dei momenti più significativi della loro vita personale e di comunità, quello della preghiera.

A nome delle migliaia e migliaia di cittadini della nostra provincia che si vergognano di simili episodi, chiediamo scusa alla comunità islamica. Un passo minimo ma indispensabile per poter confrontarsi sui problemi non sempre di facile soluzione, che resta doveroso affinare insieme per cercare le modalità di una convivenza condivisa nel rispetto delle persone e nell’assunzione dei diritti e dei doveri che normano la vita dei cittadini.

Presidente provinciale Acli Varese
RUFFINO SELMI

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Pubblicato il 05 Novembre 2004
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