Consumare meno, guadagnarci tutti
Dal 2003 15 comuni passano dalla tassa alla tariffa per i rifiuti solidi urbani. Un convegno in Provincia dà il via al conto alla rovescia. Chi ci perde e chi ci ne beneficia?
| Più rifiuti produci, più paghi. Da questo semplice principio partiva la riforma dello smaltimento rifiuti introdotta dall’Ulivo durante i cinque tormentati anni di governo. Legata al nome del ministro verde Edo Ronchi, la riforma entra oggi nel vivo, anche in Provincia di Varese. Dal primo gennaio 2003 saranno infatti sedici i comuni che dovranno iniziare ad applicare il nuovo sistema di calcolo. Curiosamente, fu il leghistissimo sindaco di Cassano Magnago, Domenico Uslenghi, il primo e più convinto estimatore di Edo Ronchi. Il paese che diede i natali a Umberto Bossi già dal 2001 ha abolito la vecchia Tarsu e ha cominciato ad attrezzarsi per calcolare la bolletta a partire dal consumo effettivo. A Cassano la percentuale di differenziata è schizzata al 70%, mentre la copertura totale del servizio è prevista per il 2003 (oggi il costo è coperto al 98%). Che significa per i cittadini? Un cambiamento di mentalità, questo è sicuro, ma anche qualche sorpresa nella bolletta. Vediamo perché. La filosofia delle legge Ronchi è, come si è già detto, quello di legare il costo alle quantità effettivamente prodotte. Questo vuol dire più responsabilità e più equità. Fedele a questo principio, la legge ridistribuisce alcuni costi. Fino ad oggi, infatti, uffici professionali, banche e assicurazioni, tanto per fare qualche esempio, hanno pagato cifre consistenti. La tariffa riequilibra però i rapporti tra utenze commerciali. E dunque, come è successo a Cassano, bar e ristoranti avranno degli aumenti consistenti, mentre gli studi professionali, che producono solo carta, pagheranno meno. «Abbiamo già fatto alcune prove che abbiamo consegnato ai nostri comuni – spiega Antonio Giso, direttore del consorzio Coinger, che raggruppa alcuni comuni del basso Varesotto – ed effettivamente i dati confermano quanto già visto a Cassano. La tariffa è più equa, ma occorre un lavoro molto accurato per non creare sbilanciamenti». Lo spiega ancora più chiaramente Aldo Morniroli, sindaco di Cassano Magnago, la regina della tariffa rifiuti. «La vecchia Tarsu applicava un criterio, diciamo così, politico. Si faceva pagare tanto alle banche e agli studi perché sono comunque ricchi, anche se la loro produzione di rifiuti non era così alta. Oggi questo elemento viene a mancare». Detto così, la conclusione sembrerebbe scontata: pagheremo di più. Ma il sindaco di Cassano Magnago sottolinea anche un altro aspetto. «Quello che conta – ricorda Morniroli – è che il comune, alla fine dell’anno non spenda più di prima. Se infatti mantiene gli stessi costi vuol dire che il sistema funziona. Voglio dire anche che se la bolletta aumenta di un poco ma il comune copre al 98% i costi, come facciamo noi, lo smaltimento rifiuti è stato tutto pagato. Altri comuni invece coprono i costi solo al 50% e poi fanno pagare più tasse per recuperare i buchi nelle casse». Pagare il giusto può dunque essere inizialmente un po’ traumatico, ma alla lunga più equo e forse anche più economico, se valutato in un complesso di costi dovuti dal cittadino all’ente pubblico. Di certo, la battaglia decisiva sta nella competenza dei singoli comuni. C’è infatti una certa libertà nei regolamenti e metodi di applicazione della tariffa. Da quello dipende tutto. Le legge offre due possibilità: applicazione di coefficienti "a monte" o pesatura dei sacchi. A Cassano hanno scelto un ibrido. Applicano un coefficiente a seconda dei metri quadri e delle persone, poi fanno pagare i sacchi dell’umido con un minimo fisso. Ma non sarebbe stato più equo pesare ogni sacco prodotto? «Sì – risponde il sindaco – ma è troppo costoso, così abbiamo scelto una via di mezzo». Conclusione: la nostre bollette dipenderanno dalla capacità politica e tecnica delle nostre amministrazioni. |
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