Il tendone della Lega disturba ma non troppo
Esteticamente non piace a nessuno ma per molti varesini l'importante è che sia un momento di incontro
Eh sì, non è che piaccia molto, il grande tendone allestito in piazza Monte Grappa per la Festa della famiglia e delle tradizioni. Ma neanche disturba più di tanto, se non per la mole; quanto al fatto che sui lampioni garriscano bandiere padane, è più l’indifferenza che la passione.
Il tran tran all’ombra della torre civica non si sconcerta di fronte alla maxistruttura in via di ultimazione nel cuore civico della città. E se i giardinieri sono alacremente al lavoro sulla aiuola della discordia, ridisegnando la sagoma del sole delle alpi che già l’anno scorso fecero rumore, negozianti e passanti, guardano e passano e non si curan di loro.
Oddio, un dato emerge dal nostro informale sondaggio: la struttura è brutta, non piace proprio a nessuno.«Toglie la visuale, toglie luce, occupa tutta la piazza» sono di primo acchito le lamentazioni che vanno per la maggiore; ma andando un po’ al di sotto si scopre una certa tolleranza. “Finché non ostruisce il traffico o non impedisce la circolazione dei pedoni mi va bene. Finché si tratta di manifestazioni tranquille non ci si può lamentare» è il commento di un pensionato che non vuole lasciare il suo nome. Giovanni Tripodi è un giovane a passeggio con il figlio piccolo: «Non sono d’accordo con le idee politiche, ma è un modo per incontrarsi, uno spazio di svago anche per i bambini, va bene».
L’idea della festa e del luogo di incontro prevale anche nell’opinione di altri storici guardiani della piazza: Ezio Bertolini (foto) dalla sua edicola all’angolo con corso Moro fa professione di saggezza: «Abbiamo avuto di tutto, qui: dai libri ai mercatini di Natale, alla fiera del legno. È solo un tendone in più. Poi se qualcuno è intollerante ai partiti e non vuole le bandiere…è un altro discorso». Il titolare della Cappelleria De Micheli guarda dalla vetrina gli operai al lavoro: «Se la facciano anche i Ds una struttura così. Non mi dà nessuno fastidio. Non ne faccio ragioni politiche né di vantaggio personale: chi viene alla festa non acquista cappelli. Ma l’importante è che la gente si muova».
Sulla stessa linea le commesse dell’Oviesse, prospiciente la piazza, che auspicano e intravedono benefici ingenti dal flusso di gente in arrivo per la festa. E se i bar che si affacciano sulla piazza temono «che come l’anno scorso questo tendone rimanga ben oltre la tre giorni, ma duri fino a Natale», più articolato il commento di un passante illustre, il fotografo Franco Pontiggia: «Brutta è brutta, ma è meglio di una piazza vuota. Le bandiere delle Lega? Preferisco queste che quelle rosse. E poi sono le manifestazioni della politica che mutano: anni si facevano le marce, poi si riempivano le piazze con le manifestazioni ora si fanno i tendoni con i mercatini; mai comunque che ci chiedano un parere a noi cittadini. Nel frattempo le cose continuano a non andare come dovrebbero». Se è da dire che a molti abbiamo dovuto spiegare lo scopo della struttura, ignorato dai più, c’è chi lo sa benissimo ed ha anche studiato il materiale promozionale: «Mi pare uno scandalo che vi sia questa occupazione da parte di un partito di una piazza pubblica. E poi sa cosa c’è? Che questi vogliono venirci a raccontare le nostre tradizioni e la nostra storia e poi scrivono a grandi lettere che Varese è diventata capoluogo di provincia nel 1857 invece che settant’anni dopo. Sono anche un po’ ignoranti».
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